Gli Usa valutano un allentamento sulle restrizioni delle petroliere ombra

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il governo statunitense sta valutando la possibilità di allentare le restrizioni sulle petroliere, non solo russe ma anche iraniane e venezuelane, incluse nella sua lista nera. Lo riportano fonti ben informate al Financial Times. La questione, secondo il quotidiano della City, sarebbe stata sollevata dal segretario all'Energia Usa, Chris Wright, durante il congresso Wpc Energy tenutosi a Riad nei giorni scorsi.

L'ipotesi allo studio

Secondo le fonti citate, si discute della possibilità di consentire la vendita delle navi sanzionate a operatori affidabili, con la conseguente revoca delle restrizioni e la libertà di navigazione senza limitazioni. In alternativa, si valuta di permettere il trasporto di greggio o prodotti non sanzionati su imbarcazioni già colpite da misure restrittive. L'obiettivo dichiarato è aumentare la disponibilità di navi per il trasporto di petrolio e prodotti raffinati, nel tentativo di contrastare l'impennata dei costi dei noli marittimi, arrivati a livelli record.

Un portavoce del Dipartimento del Tesoro ha spiegato che, qualora acquirenti affidabili fossero interessati all'acquisto delle navi nella lista nera, l'Ufficio per il Controllo dei Beni Esteri è pronto a valutare le richieste di licenza e a revocare le sanzioni caso per caso. Il Dipartimento dell'Energia ha precisato che la misura non aiuterebbe la Russia a spostare petrolio o derivati. Secondo i dati della società di consulenza Energy Aspects, dal 13% al 19% della flotta di petroliere mondiale è soggetta a sanzioni statunitensi.

Il contesto delle sanzioni e le critiche

La riflessione arriva pochi giorni dopo la sospensione temporanea delle sanzioni sul diesel russo, decisa dall'amministrazione Trump fino al 7 aprile. Quel provvedimento aveva suscitato dure critiche da parte del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, dei paesi europei e di alcuni senatori repubblicani. La nuova ipotesi di allentamento riguarda anche le petroliere iraniane, che costituiscono il bersaglio principale del blocco navale statunitense contro l'Iran, ripreso lo scorso luglio, creando una potenziale contraddizione con il quadro militare in corso.

I noli delle petroliere sono ai massimi storici, con le guerre in Iran e Ucraina che alimentano l'inflazione e rendono il greggio statunitense troppo costoso per le raffinerie asiatiche, spinte a rivolgersi al Medio Oriente e all'America Latina. Secondo Gibson Shipbrokers, inviare una Very Large Crude Carrier dal Golfo del Messico all'Estremo Oriente costa attualmente 80 milioni di dollari, più dei 74 milioni necessari per lanciare un razzo SpaceX Falcon 9.

Il prezzo medio del diesel negli Stati Uniti si aggira intorno ai 6,31 dollari al gallone, vicino al record storico di 6,53 dollari, e l'aumento dei costi energetici ha contribuito a spingere l'inflazione americana al 3,7% a settembre.

Le quotazioni del greggio

Sul fronte dei mercati, il petrolio ha registrato una pausa di consolidamento dopo il recente allungo. Il WTI si è attestato a 97,31 dollari al barile, in calo dello 0,67%, mentre il Brent si è fermato a 105,37 dollari, in flessione dello 0,52%. Il quadro tecnico rimane costruttivo, con una proiezione naturale posta a ridosso della soglia psicologica dei 100 dollari. Per il raggiungimento di tale obiettivo, lo scenario più cauto prevederebbe un consolidamento sopra i 98 dollari ed eventualmente un percorso di accumulazione prima del break-out.

In Italia, i prezzi dei carburanti restano sostanzialmente stabili secondo i dati dell'Osservatorio del Mimit aggiornati a venerdì 16 ottobre. Sulla rete stradale nazionale, il prezzo medio in modalità self service è pari a 2,034 euro al litro per la benzina e 2,256 euro per il gasolio. Sulla rete autostradale, il prezzo medio self è di 2,048 euro per la benzina e 2,278 euro per il gasolio.

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