Fregata russa nella Manica, la sfida di Putin a Starmer: “ombra” sulle petroliere
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Redazione Esteri
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Non era certo una normale navigazione di linea, quella che si è consumata nelle acque del Canale della Manica, quando una fregata russa, l’Admiral Grigorovich, ha preso posizione tra due petroliere per scortarle lungo la costa meridionale dell’Inghilterra. L’episodio, avvenuto sotto gli occhi attoniti (e armati) della Royal Navy, rappresenta una sfida diretta del presidente Vladimir Putin al primo ministro Keir Starmer, un affronto reso ancora più amaro dal fatto che Londra avesse da tempo minacciato di colpire proprio quelle navi. La flottiglia, seguita a ruota dalla RFA Tideforce – una petroliera della Royal Fleet Auxiliary – è stata immortalata dai giornalisti del Telegraph, saliti a bordo della Royal Charlotte per assistere a quello che è sembrato a tutti gli effetti un pattugliamento coercitivo volto a proteggere quelli che gli analisti definiscono gli “asset” economici del Cremlino.
La “flotta ombra” sfida il blocco inglese
Le due petroliere scortate, la Universal e la Enigma, non sono semplici mercantili: rientrano a pieno titolo nella cosiddetta “flotta ombra” russa, soggetta a sanzioni britanniche già da diversi mesi. La prima, partita dal porto di Vysotsk a gennaio, era già stata bandita dalle acque territoriali del Regno Unito lo scorso settembre; la seconda, battente bandiera camerunense e diretta in Turchia, era stata colpita da misure restrittive già nel maggio precedente per il suo ruolo nel trasferimento di capitali verso Mosca. La fregata Admiral Grigorovich, una nave da 3.620 tonnellate armata con missili antinave e da crociera, ha navigato tra le due unità poco dopo le 9 di mercoledì mattina, mentre si dirigevano verso ovest in direzione di Plymouth, costringendo i cacciatorpedinieri di Sua Maestà a limitarsi a un’osservazione a distanza. Nessuna interruzione, nessun abbordaggio: le parole dure di Starmer – che solo a marzo aveva concesso alle forze speciali il potere di catturare le navi sospettate di trasportare petrolio illegale – si sono scontrate con la realtà di una deterrenza russa che, al momento, ha avuto la meglio.
Caccia negli abissi, la guerra silenziosa dei sottomarini
Se in superficie il braccio di ferro è apparso evidente, sott’acqua si è consumata un’altra partita, forse ancora più pericolosa. Il governo britannico ha infatti reso noto di aver individuato e contrastato una vasta operazione segreta russa nelle acque internazionali del nord Atlantico, un’azione che il ministro della Difesa, John Healey, ha descritto come una minaccia diretta alle infrastrutture critiche del Paese. Un sottomarino d’attacco della classe Akula – utilizzato probabilmente come “esca” – e due sommergibili spia (unità specializzate collegate alla ricerca in acque profonde) sarebbero stati sorvegliati 24 ore su 24 per circa un mese, in prossimità dei cavi di comunicazione e dei gasdotti che attraversano i fondali. Secondo quanto ricostruito dalle autorità, i russi intendevano mappare le vulnerabilità strategiche dell’Occidente, ma sono stati costretti a interrompere la missione e a rientrare nelle loro basi dopo essere stati scoperti e seguiti dalle forze alleate, in particolare dalla Norvegia. Healey, rivolgendosi idealmente a Putin, ha ammonito che ogni tentativo di danneggiare quelle infrastrutture non sarebbe stato tollerato, pur ammettendo che non ci sono prove di danni effettivi ai cavi.
Il vertice della tensione tra minacce e risposte mancate
La tempistica di queste operazioni non è casuale, ma si inserisce nel clima di ritorsioni seguito alla stretta annunciata da Starmer contro le esportazioni energetiche di Mosca. La decisione di inviare una fregata da guerra – un’unità pesante della flotta del Mar Nero, dotata di sistemi Calibr – a protezione di due petroliere sanzionate è parsa una presa in giro delle capacità di interdizione britanniche, messe a dura prova anche da recenti problemi logistici. Un mese fa, l’unico cacciatorpediniere operativo del Regno Unito, l’HMS Dragon, era dovuto rientrare in porto per guasti agli impianti idrici dopo una lenta risposta a un attacco in Medio Oriente, e le stesse portaerei inglesi erano state ironicamente definite “giocattoli” da ambienti politici statunitensi. Sebbene Londra abbia teorizzato l’uso dello Special Boat Service o dei Royal Marines per abbordare le petroliere della flotta ombra, Mosca ha già avvertito che una reazione armata a un sequestro comporterebbe gravi conseguenze, lasciando di fatto la Royal Navy in una posizione di stallo apparente. Nel frattempo, altre due petroliere soggette a sanzioni, la Desert Kite e la Kousai, sono state avvistate mentre attraversavano la Manica in direzione opposta, senza che alcuna autorità interferisse con la loro rotta.




