Ucraina colpisce petroliere della flotta ombra russa nel Mar Nero, tensioni a Istanbul

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L'Ucraina ha portato la sua offensiva sui mari, confermando per la prima volta di aver attaccato due petroliere della cosiddetta "flotta ombra" russa al largo delle coste turche. Fonti di Kiev, citate da agenzie internazionali, hanno indicato nei droni marini "Sea Baby" gli strumenti dell'azione, compiuta nel pomeriggio di venerdì contro le navi Kairo e Vilat, mentre queste erano dirette verso il porto di Novorossijsk. Le petroliere, che potevano trasportare greggio per un valore complessivo di settanta milioni di dollari, viaggiavano vuote, secondo quanto riferito da un funzionario ucraino, e sono state colpite all'interno della zona economica esclusiva della Turchia, un dettaglio geografico che, inevitabilmente, complica il quadro. Le autorità turche, chiamate a gestire l'emergenza, hanno inizialmente riferito di aver controllato gli incendi a bordo, ma una delle due unità è stata bersagliata una seconda volta la mattina seguente, in un chiaro segnale di determinazione da parte di Kiev.

La strategia navale di Kiev e le preoccupazioni di Ankara

Quella contro la "shadow fleet" – una rete di navi spesso anziane e assicurate in modo opaco, utilizzata dalla Russia per esportare petrolio aggirando le sanzioni occidentali – rappresenta una nuova, articolata direttrice della guerra. Colpendo questi vascelli, l'Ucraina mira a recidere una delle vene finanziarie vitali per Mosca, la quale, come noto, fonda gran parte della sua capacità bellica sulle esportazioni di idrocarburi. Il ministro degli esteri turco, Hakan Fidan, ha espresso pubblicamente la preoccupazione che tali azioni possano trasformare il Mar Nero in un teatro di instabilità paragonabile a quello del Mar Rosso, evocando uno scenario che Ankara, potenza costiera il cui equilibrio e prosperità dipendono in larga misura dalla libertà e sicurezza della navigazione, intende scongiurare a tutti i costi. L'escalation, dunque, non riguarda soltanto il conflitto bilaterale, ma minaccia di scardinare un'intera architettura di equilibri economici e diplomatici nell'area.

Attacchi simultanei alle infrastrutture energetiche in Russia

Parallelamente all'offensiva in mare, i droni ucraini hanno continuato a colpire nel cuore del territorio russo, prendendo di mira infrastrutture energetiche di primaria importanza. Nella regione di Samara, la raffineria Syzran – un impianto chiave del colosso statale Rosneft, fondamentale per rifornire di carburante l'esercito – è stata oggetto di un nuovo attacco. Residenti locali hanno raccontato di esplosioni notturne e di un vasto incendio sviluppatosi nei pressi dello stabilimento, le cui immagini, diffuse attraverso social media e app di messaggistica, hanno documentato la violenza del raid. Le autorità regionali e federali, in una consueta quanto significativa ritrosia, non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali sull'accaduto, lasciando che fossero le prove visive e le testimonianze a tracciare il quadro dell'evento.

Un possibile terzo attacco in acque lontane

La campagna contro le rotte del petrolio illegale sembra, inoltre, estendersi ben oltre il bacino del Mar Nero. Fonti di intelligence marittima stanno infatti valutando la possibilità che un terzo mercantile, operante al largo delle coste del Senegal, in Africa occidentale, abbia subito danni in un episodio correlato. La nave, che imbarcava acqua secondo rapporti preliminari, potrebbe essere stata colpita con modalità simili, suggerendo una capacità proiettiva e una volontà operativa di Kiev di interdire il traffico della flotta ombra russa anche a grande distanza dai propri porti. Se confermato, questo episodio delineerebbe una strategia anfibia e globale, tesa a logorare la macchina economica dell'avversario su più fronti, dai terminali di raffinazione alle lunghe rotte commerciali per mare.

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