Mar Rosso, gli attacchi degli Houthi alle petroliere fanno volare il Brent sopra i 100 dollari
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Redazione Economia
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La tensione in Medio Oriente ha trovato ieri un nuovo, preoccupante epicentro nel Mar Rosso, con un immediato contraccolpo sui mercati energetici globali. I ribelli yemeniti Houthi, gruppo sostenuto dall'Iran e che controlla vaste porzioni dello Yemen, hanno rivendicato la responsabilità di un attacco ai danni di due petroliere saudite, la Encelia e la Layla, che stavano transitando nelle acque dello stretto di Bab el-Mandeb.
L'offensiva, che secondo le fonti sarebbe stata condotta con un mix di missili balistici, missili da crociera e droni, ha immediatamente innescato un forte rialzo del prezzo del greggio, riportando il Brent oltre la soglia psicologica dei 100 dollari al barile per la prima volta dallo scorso maggio.
La minaccia del blocco navale
L'azione di ieri non è però un episodio isolato, bensì la prima, concreta manifestazione di una strategia di blocco navale annunciata dagli Houthi all'inizio della settimana. I ribelli hanno dichiarato l'intenzione di colpire tutte le navi che trasportano merci saudite attraverso il Bab el-Mandeb, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo, definito in arabo "Porta delle Lacrime" per la sua pericolosità e la sua importanza cruciale.
Questo stretto, largo appena una trentina di chilometri nel punto più stretto, separa la penisola arabica dal Corno d'Africa ed è un vero e proprio imbuto per il traffico marittimo diretto al Canale di Suez e al Mediterraneo, rendendolo vitale per le esportazioni di petrolio del Golfo verso l'Europa e il Nord America.
L'escalation e le reazioni
L'attacco alle petroliere, che secondo quanto riferito da Riad avrebbe provocato un incendio sulla prua della Encelia, è stato rivendicato dagli Houthi come risposta a quello che definiscono l'assedio oppressivo dell'Arabia Saudita ai danni dello Yemen, in un conflitto che dura ormai da oltre un decennio e che ha devastato il paese. Tuttavia, gli analisti vedono in questa mossa l'influenza dell'Iran, che starebbe cercando di attivare tutti i suoi alleati nella cosiddetta "Asse della Resistenza" in risposta all'escalation militare con gli Stati Uniti.
Da Washington, il presidente Donald Trump, che ha da tempo dichiarato risolte le tensioni in area, ha immediatamente minacciato una "grave punizione militare" contro i ribelli yemeniti, ritenendo l'Iran direttamente responsabile delle azioni dei suoi alleati e promettendo ritorsioni se gli attacchi dovessero proseguire.
L'impatto sui mercati e l'effetto domino
Il timore degli operatori finanziari è che il conflitto possa ora allargarsi su due fronti, innescando una crisi energetica di proporzioni storiche. Mentre lo Stretto di Hormuz, l'altro fondamentale punto di transito per il greggio, era già stato chiuso dall'Iran, la minaccia di un blocco del Bab el-Mandeb rischia di paralizzare un'ulteriore, enorme fetta dell'offerta energetica mondiale.
Prima dell'attuale crisi, una quota significativa delle esportazioni saudite, pari a circa 4 milioni di barili al giorno, transitava attraverso il Mar Rosso fino al porto di Yanbu, per poi dirigersi verso i mercati asiatici tramite la rotta del Canale di Suez.
La prospettiva che i due varchi vengano chiusi simultaneamente sta alimentando il premio al rischio sul prezzo del greggio, che ha già chiuso la seduta di ieri a Wall Street con un balzo di oltre l'8% per il Brent, superando i 101 dollari, e con il Wti che ha guadagnato più del 6% attestandosi sopra i 92 dollari.
Le conseguenze economiche
Il balzo del prezzo del petrolio sta già facendo sentire i suoi effetti sull'economia reale. Negli Stati Uniti, il prezzo medio della benzina ha toccato i 4,09 dollari al gallone, segnando un incremento del 37% dall'inizio del conflitto. Le Borse europee e asiatiche hanno registrato forti ribassi, mentre gli investitori temono che il caro-energia possa riaccendere l'inflazione, erodere i margini delle imprese e costringere le banche centrali a rivedere al rialzo i tassi di interesse.
L'Italia, già particolarmente vulnerabile agli shock energetici per la sua forte dipendenza dalle importazioni, si trova ora esposta a un rischio sistemico, con extra-costi che potrebbero pesare in modo significativo su famiglie e aziende.
In questo scenario di crescente incertezza, gli analisti non escludono scenari ancora più gravi, con Goldman Sachs che ipotizza un possibile superamento dei 120 dollari al barile nel quarto trimestre se le tensioni dovessero persistere su entrambi i fronti, mentre l'Iraq tenta una difficile mediazione a Teheran per scongiurare il rischio di una guerra aperta.
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