Mar Rosso, gli Houthi attaccano due petroliere saudite e il barile vola a 95 dollari
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Alle prime ore di giovedì 23 luglio, un sensore notturno della Nasa ha rilevato un punto luminoso nel Mar Rosso, in una zona dove il giorno prima non c'era traccia di alcuna attività. Quella macchia di calore coincideva esattamente con la posizione della Encelia, una petroliera battente bandiera saudita, che in quel momento stava trasmettendo la propria posizione via Ais. La nave, secondo quanto ricostruito, stava bruciando a prua dopo essere stata colpita nel corso di un attacco che ha scosso gli equilibri energetici globali.
L'attacco e la rivendicazione
Le autorità saudite, attraverso l'agenzia di stampa ufficiale, hanno confermato l'incidente, precisando che la nave è stata effettivamente colpita e che a bordo si è sviluppato un incendio. L'equipaggio, tuttavia, è stato tratto in salvo e non si registrano vittime tra i membri dell'equipaggio della petroliera Encelia. La responsabilità dell'aggressione è stata immediatamente rivendicata dai ribelli Houthi dello Yemen, che hanno dichiarato di aver preso di mira non una, ma due petroliere saudite in transito nel Mar Rosso.
Secondo il portavoce militare del gruppo, le navi colpite sarebbero la Encelia e la Layla, e l'operazione sarebbe stata condotta con un mix di missili balistici, missili da crociera e droni, provocando "un vasto incendio" su entrambe le imbarcazioni.
La strategia saudita e il peso di Bab el-Mandeb
L'attacco rappresenta un'escalation significativa nella tensione tra Riad e il gruppo yemenita, che solo pochi giorni prima, lunedì 20 luglio, aveva annunciato l'imposizione di un blocco navale totale contro l'Arabia Saudita nello Stretto di Bab el-Mandeb. Per capire l'impatto devastante di questa minaccia, occorre considerare il contesto più ampio della guerra in Medio Oriente.
Da quando lo Stretto di Hormuz è stato sostanzialmente chiuso a causa del conflitto tra Stati Uniti e Iran, l'Arabia Saudita ha dovuto trovare una via alternativa per le proprie esportazioni di greggio. La soluzione è stata rappresentata dall'oleodotto Est-Ovest, un'infrastruttura risalente agli anni Settanta che attraversa la penisola arabica e consente di trasportare il petrolio fino al porto di Yanbu, sul Mar Rosso.
Attraverso questo snodo, e quindi attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb, vengono ora dirottate enormi quantità di greggio, circa il 70% delle esportazioni saudite, per raggiungere i mercati asiatici. Proprio lo Stretto di Bab el-Mandeb, il cui nome significa letteralmente "Porta delle Lacrime", è uno dei punti nevralgici del commercio globale: largo appena 27 chilometri, da qui transita circa il 12% del commercio marittimo mondiale e una quota significativa del petrolio globale.
Il panico dei mercati e il rischio di una doppia strozzatura
L'annuncio del blocco e il successivo attacco alle petroliere hanno gettato nello scompiglio i mercati energetici. Il prezzo del Brent, il greggio di riferimento europeo, ha toccato quota 95 dollari al barile, registrando un aumento di oltre il 30% in un solo mese. Gli analisti parlano ormai di un rischio concreto di una "doppia strozzatura" per le rotte commerciali mondiali, con due dei passaggi marittimi più strategici del pianeta, Hormuz e Bab el-Mandeb, che potrebbero trovarsi entrambi sigillati contemporaneamente.
La conseguenza immediata è stata che almeno nove petroliere hanno già cambiato rotta dopo l'annuncio degli Houthi, preferendo la circumnavigazione dell'Africa via Capo di Buona Speranza, un'alternativa che allunga i viaggi di due o tre settimane, facendo lievitare i costi di trasporto e i premi assicurativi.
Una ritorsione per i bombardamenti a Sana'a
L'escalation tra gli Houthi e l'Arabia Saudita, sebbene si inserisca nel più ampio conflitto regionale, ha radici più immediate. Secondo le ricostruzioni, il blocco navale è stato deciso come ritorsione per una serie di recenti bombardamenti sauditi sullo Yemen, in particolare contro l'aeroporto internazionale di Sana'a.
Quel bombardamento, secondo quanto riportato, era finalizzato a impedire l'atterraggio di un aereo che trasportava alcuni esponenti del gruppo yemenita di ritorno dall'Iran, dove avevano partecipato ai funerali dell'ex Guida suprema Ali Khamenei, ucciso nelle fasi iniziali del conflitto. Gli Houthi avevano già risposto a quei bombardamenti con un attacco missilistico all'aeroporto saudita di Abha, prima di alzare ulteriormente la posta in gioco con il blocco navale.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
