Missili contro la raffineria Aramco, incendio nel grande impianto saudita
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Redazione Esteri
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I missili contro la raffineria Aramco hanno provocato un vasto incendio in uno degli impianti petroliferi dell’Arabia Saudita, secondo quanto riferito da media regionali, dopo che almeno cinque missili balistici avrebbero centrato il terminal marittimo della compagnia. L’attacco è stato rivendicato dai ribelli Houthi dello Yemen, che hanno dichiarato di aver lanciato missili e droni contro strutture petrolifere saudite sul Mar Rosso in risposta ai raid attribuiti a Riyad sulla città yemenita di Hodeidah. Lo scambio di ostilità coinvolge così infrastrutture energetiche e una delle aree marittime più importanti per il commercio e il trasporto di petrolio.
L'attacco Houthi contro gli impianti petroliferi sauditi
Il generale di brigata Yahya Saree, portavoce militare degli Houthi sostenuti dall’Iran, ha affermato in una comunicazione pre-registrata che il gruppo ha colpito le strutture di Aramco nelle città di Yanbu e Jizan, entrambe sul Mar Rosso. Gli Houthi hanno dichiarato che le operazioni rappresentano una risposta agli attacchi condotti dall’Arabia Saudita contro la strategica città di Hodeidah, controllata dal movimento yemenita. La compagnia petrolifera Aramco è stata indicata come obiettivo dell’azione, mentre le informazioni diffuse parlano di danni e di un incendio sviluppatosi nell’area colpita.
La nuova escalation arriva dopo l’annuncio degli Houthi relativo a un blocco navale contro Riyadh e alla chiusura dello stretto di Bab el-Mandeb alle navi saudite. Il movimento yemenita ha collegato queste iniziative al conflitto in corso e al coinvolgimento dell’Arabia Saudita nello scenario dello Yemen. Lo stretto di Bab el-Mandeb viene indicato come una delle rotte marittime più importanti per il commercio mondiale e per il trasporto di petrolio, rendendo gli sviluppi nell’area particolarmente rilevanti per il traffico navale.
Il Mar Rosso resta un corridoio ad alto rischio
Gli Houthi hanno negato di aver imposto un blocco totale dello stretto di Bab el-Mandeb, ma la reazione delle compagnie di navigazione ha mostrato cambiamenti nelle rotte marittime. Dopo gli attacchi del 23 luglio contro due petroliere saudite, numerosi armatori hanno scelto di evitare il tratto meridionale del Mar Rosso e di utilizzare il percorso più lungo attorno al Capo di Buona Speranza. Ansar Allah sostiene che le proprie operazioni siano rivolte esclusivamente contro navi collegate all’Arabia Saudita.
La situazione si inserisce in una nuova notte di guerra e scontri in Medio Oriente, con il confronto che coinvolge diversi attori della regione. Nel frattempo, è intervenuto anche Donald Trump, che ha dichiarato di non aver ancora deciso un attacco massiccio contro l’Iran, aggiungendo che sono in corso discussioni e che Teheran sarebbe seria nel negoziare. Trump ha inoltre ribadito che l’Iran non può avere un’arma nucleare, senza però indicare un accordo già raggiunto.
Le dichiarazioni degli Houthi e la tensione regionale
Secondo le dichiarazioni diffuse dal movimento yemenita, gli attacchi con missili e droni contro l’Arabia Saudita sono stati condotti come risposta alle azioni attribuite a Riyad. Le strutture petrolifere di Aramco sul Mar Rosso sono state indicate come bersagli dell’operazione, mentre le autorità e le compagnie coinvolte osservano gli effetti dello scontro sulla navigazione nell’area. L’episodio aggiunge un nuovo elemento di tensione attorno alle infrastrutture energetiche saudite e alle rotte commerciali marittime.
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