Attacchi Houthi nel Mar Rosso, raid Usa in Iran per la dodicesima notte. Accordo nucleare tra Washington e Riad

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un'ondata di violenza che non accenna a placarsi ha investito il Medio Oriente, con una nuova serie di attacchi statunitensi contro l'Iran che si inserisce in un quadro di tensioni ormai croniche e in continua evoluzione.

La dodicesima notte consecutiva di raid, rivendicati dal Comando Centrale americano (Centcom), ha preso di mira obiettivi militari iraniani, tra cui infrastrutture marittime, depositi di missili e droni, siti di sorveglianza costiera e sistemi di difesa aerea, mentre si moltiplicano i fronti caldi e le dichiarazioni di intenti che lasciano presagire un'escalation senza fine.

A complicare ulteriormente lo scenario, si aggiunge la firma di un accordo di cooperazione nucleare tra Stati Uniti e Arabia Saudita, un patto destinato a ridisegnare gli equilibri di potere nella regione e a influenzare le dinamiche del conflitto in corso.

L'attacco Houthi e l'apertura di un nuovo fronte nel Mar Rosso

In un contesto già infiammato, un nuovo e significativo fronte si è aperto nel Mar Rosso, dove i ribelli Houthi dello Yemen, stretti alleati dell'Iran, hanno rivendicato un attacco contro due petroliere saudite. Secondo quanto dichiarato dal gruppo, le navi, identificate come "Encelia" e "Layla", sono state colpite con missili e droni per aver violato il blocco navale imposto dai ribelli martedì scorso.

L'operazione, definita "di alto livello" dal portavoce militare Houthi, avrebbe provocato un vasto incendio su entrambi i natanti, segnando la prima azione militare del genere da quando il movimento ha annunciato l'intenzione di impedire il passaggio delle navi saudite attraverso lo Stretto di Bab el-Mandeb.

Questa mossa rappresenta un'evidente ritorsione contro l'Arabia Saudita, che nelle scorse settimane ha tentato di bloccare un volo proveniente dall'Iran diretto a Sanaa, e getta ulteriori ombre sulla sicurezza di una via d'acqua cruciale per il commercio petrolifero globale, già pesantemente compromessa dalla chiusura dello Stretto di Hormuz da parte dell'Iran.

Dodicesima notte di raid americani: il bilancio e gli obiettivi

Mentre gli Houthi agivano nel Mar Rosso, il Centcom proseguiva la sua campagna di bombardamenti contro l'Iran, portando a termine quella che è stata definita la dodicesima notte consecutiva di attacchi. Le forze statunitensi hanno dichiarato di aver colpito obiettivi militari iraniani, tra cui infrastrutture marittime e sistemi di difesa aerea, con l'obiettivo dichiarato di ridurre la capacità di Teheran di minacciare le navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz.

Secondo quanto riferito dai media, gli attacchi di questa notte si sono concentrati sulle province meridionali di Khuzestan, Hormozgan e Bushehr, dove sono state segnalate esplosioni in diverse città, tra cui Ramshir e Mahshahr, e la distruzione di una sottostazione elettrica vicino alla centrale nucleare di Bushehr.

Il Pentagono ha confermato che quasi 100 militari statunitensi sono rimasti feriti dal 7 luglio negli scontri con l'Iran, e la tensione si riflette anche sul fronte diplomatico, con la Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, che ha definito "un'ingenua fantasia" la pretesa di dominio degli Stati Uniti sul Medio Oriente.

L'accordo nucleare USA-Arabia Saudita: un cambio di paradigma

In un momento di massima tensione, Stati Uniti e Arabia Saudita hanno siglato un accordo di cooperazione nucleare a fini pacifici, noto come "accordo 123", che potrebbe avere profonde ripercussioni sull'intera regione. Il patto, firmato dal segretario all'Energia statunitense Chris Wright e dal ministro saudita Abdulaziz bin Salman, getta le basi per una partnership decennale del valore di miliardi di dollari e apre la strada al regno saudita per lo sviluppo di un programma nucleare civile, che potrebbe includere l'arricchimento dell'uranio.

Questo accordo, che deve essere ratificato dal Congresso americano entro 90 giorni, rappresenta un significativo allontanamento dalla politica dell'amministrazione Biden, che aveva subordinato il via libera a clausole più stringenti in materia di non proliferazione. La decisione di Trump, che ha sempre cercato un rafforzamento dell'alleanza con Riad, rischia di innescare una corsa al nucleare in Medio Oriente, con Israele che ha già espresso preoccupazione e l'Iran che potrebbe interpretare la mossa come una provocazione.

Da Teheran, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha promesso una risposta "occhio per occhio", mentre i pasdaran hanno annunciato di aver fermato tre petroliere che tentavano di attraversare la rotta minata a sud dello Stretto di Hormuz, dimostrando la determinazione a mantenere il controllo della via d'acqua strategica.

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