Stretto di Hormuz in fiamme, Trump: "Iran responsabile degli attacchi houthi". Colpita petroliera nel Mar Rosso
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Redazione Esteri
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La tensione in Medio Oriente ha raggiunto livelli mai visti negli ultimi mesi, con un' escalation che si consuma su due fronti cruciali per il commercio mondiale: lo Stretto di Hormuz e il Mar Rosso. Mentre le forze statunitensi conducono una nuova ondata di raid contro obiettivi iraniani, gli Houthi yemeniti hanno rivendicato l'attacco a due petroliere saudite, allargando il conflitto a una delle rotte navali più trafficate del pianeta.
Il presidente Donald Trump, in un messaggio su Truth Social, ha puntato il dito contro Teheran, avvertendo che gli Stati Uniti la riterranno "responsabile" per qualsiasi ulteriore azione dei ribelli yemeniti, definendoli un "surrogato e/o un proxy" dell'Iran.
La nuova ondata di attacchi Usa e la risposta di Teheran
La notte scorsa, missili statunitensi hanno colpito l'area intorno a un terminal passeggeri a Shalamcheh, città dell'Iran occidentale situata nelle vicinanze del confine con l'Iraq. Secondo le prime informazioni, l'attacco avrebbe provocato almeno due morti e undici feriti, come riportato da fonti locali. Questi raid si inseriscono in una campagna militare più ampia voluta dall'amministrazione Trump, che già da diverse notti sta prendendo di mira infrastrutture e installazioni militari iraniane.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha comunicato che gli attacchi proseguiranno per imporre un "costo elevato all'Iran" e per degradare la sua capacità di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.
Sul fronte opposto, la reazione dell'Iran non si è fatta attendere. I Pasdaran, le Guardie Rivoluzionarie iraniane, hanno lanciato un avvertimento categorico: "Se prenderanno di mira le nostre infrastrutture, non passerà più una goccia di petrolio". Un messaggio che suona come una chiara minaccia di chiusura totale dello Stretto, il principale punto di transito per il greggio proveniente dal Golfo Persico.
Nelle scorse ore, fonti vicine al dossier hanno confermato che il traffico navale nell'area è già drasticamente diminuito, con diverse petroliere costrette a invertire la rotta o a rinunciare all'attraversamento del canale meridionale, ormai sotto il controllo di fatto delle autorità iraniane.
Gli Houthi allargano il conflitto nel Mar Rosso
Il fronte caldo del conflitto si è però aperto a centinaia di miglia di distanza, nel Mar Rosso. Il movimento yemenita Houthi, storicamente sostenuto dall'Iran, ha rivendicato l'attacco contro due petroliere saudite, la Encelia e la Layla, in quello che è stato definito un attacco "preciso" con missili balistici, da crociera e droni. I ribelli yemeniti hanno giustificato l'azione come parte di un blocco navale contro l'Arabia Saudita, accusando le due navi di aver violato le restrizioni imposte.
L'offensiva ha avuto un impatto immediato sul traffico marittimo: almeno nove navi, secondo i dati analizzati dall'Afp, hanno fatto dietrofront prima di attraversare lo stretto di Bab el-Mandeb, l'accesso meridionale al Mar Rosso, dopo l'annuncio del blocco da parte del gruppo.
Questa escalation rappresenta un allargamento significativo del conflitto, che fino a poco tempo fa sembrava confinato alle acque del Golfo Persico. L'attacco alle petroliere saudite, che potenzialmente coinvolge un alleato chiave degli Stati Uniti nella regione, ha spinto il presidente Trump a inasprire i toni.
In un post su Truth, Trump ha espresso "grande delusione" nei confronti degli Houthi, che fino a ora avevano agito "in modo molto professionale e intelligente", ma ha ribadito la linea dura, promettendo "gravi sanzioni militari" sia contro i ribelli yemeniti che contro il loro alleato iraniano.
La posta in gioco: il controllo delle rotte petrolifere
La crisi in corso sta mettendo a dura prova le rotte energetiche globali. Con lo Stretto di Hormuz di fatto sotto la minaccia di una chiusura totale e il Mar Rosso che diventa un teatro di scontri, il rischio di un'impennata dei prezzi del petrolio è concreto. Le dichiarazioni di Trump, che promette di "punire l'Iran" per ogni attacco houthi, indicano una strategia che mira a tenere Teheran sotto pressione, ma che al contempo rischia di alimentare ulteriormente un conflitto regionale già fuori controllo.
Nel frattempo, sul campo, la situazione rimane fluida. Le forze statunitensi hanno rafforzato la loro presenza militare in Medio Oriente con l'invio di forze speciali e personale sanitario, mentre i media iraniani continuano a riportare gli sviluppi delle operazioni militari e le dichiarazioni della leadership di Teheran, che non mostra segni di cedimento nonostante la pressione internazionale.
L'attacco nel Mar Rosso, rivendicato con orgoglio dagli Houthi, dimostra come il conflitto stia assumendo una dimensione sempre più ampia e complessa, coinvolgendo attori e teatri di guerra che potrebbero avere ripercussioni durature sulla stabilità dell'intera regione.
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