Petroliere saudite colpite nel Mar Rosso, gli Houthi aprono un nuovo fronte e il Brent torna a quota 100 dollari
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Redazione Esteri
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Le quotazioni del petrolio sono tornate a superare la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, un livello che non si toccava da maggio, dopo che i miliziani Houthi hanno rivendicato un attacco con missili e droni contro due petroliere saudite nel Mar Rosso.
L'incursione, la prima da quando il 20 luglio scorso il gruppo filo-iraniano ha annunciato un blocco navale nei confronti dell'Arabia Saudita, ha di fatto aperto un secondo fronte marittimo nel conflitto che già aveva reso impraticabile lo Stretto di Hormuz, gettando nel caos il traffico commerciale ed energetico globale e costringendo le compagnie di navigazione a ricalcolare le rotte verso l'Occidente.
L'attacco alle petroliere e la risposta di Trump
Secondo quanto riportato dai ribelli yemeniti, i bersagli dell'offensiva sarebbero state le petroliere Encelia e Layla, accusate di aver violato il blocco imposto contro Riad; mentre da fonte saudita è stato confermato un incendio a prua della prima nave, con l'equipaggio rimasto comunque illeso e l'imbarcazione messa in sicurezza. L'attacco alla seconda imbarcazione non ha invece trovato ancora riscontri indipendenti, così come la dichiarazione Houthi secondo cui una decina di altre navi sarebbe stata costretta a invertire la rotta.
La reazione di Donald Trump non si è fatta attendere: in un post su Truth Social, il presidente americano ha lanciato un duro monito, avvertendo che se i ribelli dovessero ripetere tali azioni, gli Stati Uniti riterranno l'Iran direttamente responsabile, infliggendo "pesanti sanzioni militari" sia a Teheran che agli stessi Houthi.
Il blocco di Bab el-Mandeb e l'allarme energia
Lo stretto di Bab el-Mandeb, il passaggio all'estremità meridionale del Mar Rosso che collega l'Oceano Indiano al Mediterraneo attraverso il Canale di Suez, è così diventato il nuovo epicentro della tensione. Gli occhi degli analisti e degli operatori del settore sono puntati su questa stretta via d'acqua, vitale per le esportazioni di petrolio saudite e per il commercio mondiale, dopo la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz causata dal conflitto in corso.
L'eventualità che il blocco degli Houthi possa rivelarsi efficace sta già facendo impennare i prezzi del greggio, con il Brent che ha superato i 100 dollari e il Wti salito oltre i 90 dollari, riaccendendo gli allarmi per l'inflazione e per una possibile nuova crisi energetica globale. Secondo alcune stime, una chiusura completa di questo corridoio potrebbe sottrarre al mercato una quantità di greggio pari a circa il 7% dell'offerta mondiale.
La regia iraniana e le preoccupazioni della comunità internazionale
La mossa degli Houthi, che controllano vaste porzioni dello Yemen e la capitale Sana'a, viene letta dalla maggior parte degli osservatori come l'ennesimo atto di una strategia più ampia orchestrata dall'Iran per alzare il costo economico del conflitto e mettere pressione sugli avversari regionali.
Gli analisti sottolineano come, nonostante i ribelli neghino di essere un proxy di Teheran, i legami con il regime iraniano siano ormai consolidati e si siano rafforzati nel corso degli anni, con un significativo aumento delle capacità militari del gruppo, inclusi droni e sistemi d'attacco a lungo raggio.
La condanna della comunità internazionale non si è fatta attendere: il Segretario generale dell'ONU, António Guterres, ha dichiarato che la situazione in Medio Oriente sta "sfuggendo di mano", spingendosi fino al "limite dell'inimmaginabile", mentre l'Alta rappresentante per la politica estera dell'UE, Kaja Kallas, ha definito "inaccettabile e illegale" l'aggressione alle navi saudite.
Il nuovo fronte marittimo e le rotte del commercio globale
L'impennata del prezzo del petrolio è la diretta conseguenza della percezione, ormai diffusa tra gli operatori, che la crisi stia investendo contemporaneamente i due principali colli di bottiglia per le esportazioni energetiche del Golfo. La rotta del Mar Rosso era già diventata strategica dopo le difficoltà incontrate a Hormuz, ma le minacce degli Houthi rischiano ora di compromettere irreversibilmente anche questo corridoio.
Le compagnie di navigazione stanno già iniziando a dirottare le proprie navi su rotte alternative più lunghe e costose, come la circumnavigazione dell'Africa, mentre le tensioni si ripercuotono sui mercati azionari e rinnovano lo spettro di un'inflazione galoppante per le economie occidentali, già provate dal conflitto in corso e dalla precedente impennata dei prezzi delle materie prime.
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