Attacco Houthi nel Mar Rosso: petroliere saudite colpite, traffico marittimo in tilt

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una nuova escalation nel Mar Rosso sta mettendo a dura prova la sicurezza di una delle rotte commerciali più strategiche del pianeta, con conseguenze immediate che si ripercuotono sul mercato energetico globale. Gli Houthi dello Yemen, miliziani filoiraniani, hanno infatti rivendicato l'attacco contro due petroliere saudite, la Layla e la Encelia, che avrebbero violato il blocco navale imposto dal gruppo nei confronti dell'Arabia Saudita.

L'aggressione, la prima dopo diversi mesi di relativa tregua, è avvenuta a circa cento chilometri a sud di Al-Shuqaiq, una località costiera non lontana dai confini dello Yemen, e ha provocato un vasto incendio a bordo di almeno una delle due unità, la Encelia, che secondo le prime ricostruzioni sarebbe stata colpita da missili e droni.

La dinamica dell'attacco e la rivendicazione

Secondo quanto dichiarato dal portavoce militare degli Houthi, l'operazione è stata condotta con un dispiegamento di forze considerevole, impiegando missili balistici, missili da crociera e droni per colpire le due navi. I miliziani hanno accusato le petroliere di aver infranto l'embargo marittimo che il gruppo aveva annunciato martedì, con l'obiettivo dichiarato di impedire il passaggio delle navi saudite attraverso lo Stretto di Bab el Mandeb.

Le dichiarazioni degli Houthi parlano di colpi "precisi" e di "vast[o] incendio" su entrambe le imbarcazioni, anche se fonti indipendenti hanno confermato danni significativi solo per la Encelia, il cui equipaggio avrebbe tentato di domare le fiamme. L'attacco rappresenta un salto di qualità nelle tensioni, trasformando quella che era una minaccia verbale in un'azione militare concreta che rischia di avere pesanti ripercussioni sul traffico mercantile internazionale.

Le conseguenze sul traffico navale: navi in fuga dal Mar Rosso

L'annuncio del blocco navale e il successivo attacco hanno già innescato le prime, significative reazioni tra gli armatori. I dati di tracciamento delle navi, analizzati dalla società di intelligence marittima Lloyd's List e riportati dal Washington Post, rivelano che almeno sei imbarcazioni hanno cambiato rotta nel Mar Rosso e nelle aree limitrofe.

Tra queste, la portaveicoli cinese Liu Jiang Kou, diretta al porto saudita di Gedda, ha invertito la marcia nel Golfo di Aden dopo aver ricevuto una comunicazione diretta dalle autorità Houthi che la metteva in guardia dal rischio di essere "presa a bersaglio" se avesse proseguito. Un timore che si è rivelato fondato, visto il destino toccato alle due petroliere.

Altre quattro petroliere – tra cui la Xin Tong Yang, la New Prime, la Desh Viraat e la Xin Long Yang – hanno modificato i loro percorsi, optando per la ben più lunga e costosa tratta attraverso il Canale di Suez, mentre una petroliera greca, la Rodos, ha fatto altrettanto.

Il contesto geopolitico: tra Iran, Arabia Saudita e guerra con gli Usa

L'escalation nel Mar Rosso non è un evento isolato, ma si inserisce in un quadro di crescente tensione che coinvolge le principali potenze regionali e globali. La scorsa settimana, gli Houthi hanno accusato l'Arabia Saudita di aver tentato di impedire l'atterraggio di un aereo proveniente dall'Iran all'aeroporto di Sana'a, un gesto che il gruppo ha considerato una provocazione inaccettabile. Secondo il segretario di Stato americano Marco Rubio, i Guardiani della Rivoluzione iraniani starebbero trasferendo personale in Yemen proprio per sostenere le azioni degli Houthi.

La mossa della milizia yemenita risponde quindi a una doppia logica: da un lato, la rappresaglia diretta contro Riad per il blocco dell'aeroporto e, dall'altro, l'allineamento con l'Iran nella più ampia sfida contro gli Stati Uniti e i loro alleati nella regione. Il leader supremo iraniano ha già avvertito che l'intero "Asse della Resistenza" infliggerà "lezioni indimenticabili" agli americani, e il blocco navale rappresenta un primo, concreto passo in questa direzione.

Il prezzo del petrolio e i timori per le forniture globali

La portata delle restrizioni e la loro durata restano incerte, ma il solo annuncio del blocco ha già avuto un impatto immediato sui mercati finanziari. Il prezzo del barile di petrolio ha toccato i 95 dollari, registrando un aumento del 5% in sole ventiquattro ore, e gli analisti temono che l'attacco possa innescare un'ulteriore impennata.

Lo Stretto di Bab el-Mandeb è un passaggio obbligato per il petrolio saudita che evita il Canale di Suez, e la sua potenziale chiusura si sommerebbe alle interruzioni già causate dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, che hanno colpito circa il 10% delle spedizioni mondiali di greggio. Alcune stime suggeriscono che un blocco efficace del Mar Rosso potrebbe ridurre ulteriormente l'offerta globale di petrolio di circa il 7%, con conseguenze devastanti per l'economia mondiale, già provata dal conflitto in corso.

Nonostante il pericolo, non tutto il traffico si è fermato: diverse navi, tra cui almeno tre petroliere legate all'Arabia Saudita, hanno continuato a transitare, sfidando le minacce e dimostrando che la tenuta del blocco è ancora tutta da verificare.

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