L’oro europeo e i veleni del triplo: l’ennesimo incrocio tra Andy Diaz e Pedro Pichardo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La pedana del salto triplo, si sa, è un luogo di equilibri precari e di potenza esplosiva, ma per Andy Diaz e Pedro Pichardo è diventata anche il teatro di una rivalità che sembra ormai strutturale, quasi fisiologica, agli atti della disciplina. I due atleti, che condividono un passato cubano e un presente europeo – il primo con la maglia azzurra e il secondo con quella lusitana – hanno incrociato ancora una volta le loro traiettorie agli Europei di atletica di Birmingham, appena conclusisi, e l’esito, sotto il profilo delle tensioni personali, non ha certo smorzato gli animi.

Se sul piano tecnico Andy Diaz ha offerto una prestazione stratosferica, atterrando a 18.15 metri e stabilendo il nuovo record italiano, la quarta misura di sempre nella storia della specialità, sul piano umano e relazionale il clima è rimasto quello di una sfida a distanza, punteggiata da scaramucce e da dichiarazioni che lasciano poco spazio all'immaginazione.

I dissapori, in realtà, non sono una novità per chi segue l'atletica leggera: affondano le radici in un periodo lontano, quando entrambi vestivano i colori di Cuba, e si sono trascinati negli anni, alimentati da gare, podi mancati e soprattutto da un battibecco piuttosto acceso al termine dei Mondiali del 2025, vinti da Pichardo con l'azzurro relegato fuori dal podio. Un episodio che sembrava aver segnato un punto di non ritorno e che invece, a Birmingham, ha trovato un nuovo, amaro capitolo.

Il gesto, le parole e la scintilla che riaccende la rivalità

Secondo quanto trapelato dagli ambienti della competizione, il momento più teso sarebbe arrivato a ridosso della gara, quando Diaz avrebbe eseguito il riscaldamento indossando una calzamaglia che, a detta di molti osservatori, aveva un intento ben preciso nei confronti del rivale. Un dettaglio apparentemente marginale, ma che nel microcosmo dei saltatori assume invece un valore simbolico non indifferente, quasi una dichiarazione di intenti o una sfida lanciata con un linguaggio che solo loro sanno decifrare.

Poi, nel corso della competizione, qualcosa si sarebbe rotto definitivamente sul piano della comunicazione: i due atleti non si sarebbero più scambiati nemmeno uno sguardo, e le battute a bassa voce, riferite ai rispettivi angoli di pedana, avrebbero lasciato il posto a un silenzio carico di significato. La scintilla definitiva, però, è scoccata a gara conclusa, quando l'oro di Diaz – il primo titolo europeo della sua carriera in azzurro – ha innescato la replica del campione portoghese, che non ha gradito né l'atteggiamento dell'avversario né le modalità con cui questi ha celebrato il trionfo.

"Non mi prende sul serio", avrebbe sbottato Pichardo riferendosi a Diaz, mentre circolano anche altre frasi di scambio, meno ripetibili, che hanno contribuito ad alzare ulteriormente il livello di tensione, fino a quando si è parlato di una sorta di "restituita" tra i due, un gesto o una parola che avrebbe chiuso ogni possibilità di dialogo, almeno per il momento.

La medaglia d'oro, il record e una storia che viene da lontano

Andy Diaz, 31 anni, ha messo a segno una delle imprese più straordinarie della sua carriera, superando la soglia dei 18 metri con un balzo di 18.15 che non solo gli vale il titolo continentale, ma che lo proietta nel ristretto club dei migliori triplisti di sempre, un'élite nella quale il suo nome ora figura al quarto posto assoluto. Una prestazione che ha fatto esultare il pubblico italiano e che ha spinto persino il Comandante Generale della Guardia di Finanza, Gen. C.A.

Andrea De Gennaro, a esprimere le più vive congratulazioni al finanziere Díaz Hernández, come si legge in una nota ufficiale diffusa all'indomani della gara. L'atleta, del resto, non è solo un campione, ma rappresenta anche una storia umana di grande spessore, come ha ricordato il suo allenatore Fabrizio Donato, che lo ha accolto al suo arrivo in Italia e che ha seguito passo dopo passo il suo percorso di crescita e di integrazione.

"Questa è una storia di speranza, di rinascita, di sogni", ha dichiarato Donato, sottolineando come il salto triplo, in fondo, sia quasi l'ultima delle cose da considerare quando si guarda al cammino compiuto da Diaz, un ragazzo che ha lasciato Cuba per ricostruirsi una vita e una carriera, trovando nel nostro paese non solo una nuova patria sportiva, ma anche un ambiente che lo ha sostenuto nei momenti più difficili.

I precedenti, le schermaglie e un futuro già segnato dalle ombre

La vicenda di Birmingham, in realtà, non è che l'ultimo atto di una lunga serie di episodi che hanno reso il duello Diaz-Pichardo uno dei più seguiti e anche dei più velenosi dell'atletica contemporanea. Già ai Mondiali del 2025, quando il portoghese aveva vinto l'oro e l'azzurro era rimasto fuori dal podio, le parole di fine gara erano state piuttosto aspre, con accuse reciproche di scarsa sportività e di mancato rispetto che avevano fatto il giro del mondo.

E anche nelle tappe di Diamond League e nei vari meeting internazionali, i due non hanno mai perso occasione per punzecchiarsi, spesso con dichiarazioni rilasciate a caldo, altre volte con piccoli gesti di protesta che i fotografi e le telecamere non hanno mancato di immortalare. Insomma, un clima che non sembra destinato a placarsi, anzi, che rischia di intensificarsi man mano che le Olimpiadi si avvicinano e che entrambi si preparano a giocarsi le proprie carte in vista degli appuntamenti più importanti.

Per ora, però, la pedana di Birmingham ha parlato chiaro: il titolo europeo è andato a Diaz, che ha chiuso la sua stagione con un record che difficilmente sarà dimenticato, mentre Pichardo ha dovuto accontentarsi di un ruolo da comprimario, il che non ha certo contribuito a smussare gli angoli di una rivalità che, a questo punto, sembra ormai strutturale. Il triplo, si sa, è una disciplina di equilibri, ma tra questi due fuoriclasse l'equilibrio sembra un lusso che non possono permettersi.

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