Andy Diaz, la conferma del campione: secondo oro mondiale consecutivo nel triplo a Torun

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è stato bisogno di attendere l’evolversi della finale, né di ricorrere a recuperi dell’ultimo tentativo, per capire che il Titolo iridato sarebbe stato nuovamente italiano. Nella prima giornata dei Mondiali indoor di atletica leggera, ospitati dall’impianto polacco di Torun, Andy Diaz Hernandez ha messo le cose in chiaro sin dal primo salto: 17,47 metri, misura che rappresenta non solo la migliore prestazione mondiale dell’anno ma anche la pietra angolare su cui ha costruito il suo secondo oro consecutivo. Un successo, questo, che arriva a distanza di quasi un anno esatto da quello di Nanchino, dove un altro primo salto – il clamoroso 17,80 che valse il record italiano – lo aveva lanciato verso il primo titolo.

La gara, per il resto, ha assunto i contorni di una gestione attenta, quasi chirurgica, di un vantaggio acquisito in apertura. Gli avversari, il giamaicano Jordan Scott e l’algerino Yasser Triki, hanno provato a rosicchiare centimetri con tentativi in crescendo – il primo arrivato fino a 17,33, l’altro attestatosi a 17,30 – ma senza mai impensierire realmente la leadership del campione olimpico in carica. Una leadership che Diaz, seguito in pedana dal suo allenatore Fabrizio Donato (detentore del primato italiano prima di essere spodestato proprio dal suo pupillo), ha difeso con la consapevolezza di chi sa di poter decidere la gara in qualsiasi momento, alternando salti validi (16,91 e 17,08) a nulli e a qualche rinuncia.

A chiudere la prova azzurra, in settima posizione con la misura di 16,90, ci ha pensato Andrea Dallavalle. Il vicecampione mondiale all’aperto, pur non riuscendo a esprimersi sui livelli delle ultime stagioni, non si è sottratto al commento a fine gara, manifestando la frustrazione per una prova che lo ha visto incapace di spingersi oltre. “Purtroppo su questa gara ho poco da dire: non sono riuscito a fare più di così”, ha dichiarato, con l’amarezza di chi sa di aver dato tutto ma senza trovare la chiave giusta in pedana. Un’analisi lucida che lascia intendere come l’obiettivo, ora, sia quello di ripartire da questa delusione per ricaricare le energie in vista degli impegni futuri.

Un percorso di rinascita e ambizioni da record

Ciò che rende particolare la vittoria di Torun, al di là del valore tecnico della prestazione, è il contesto in cui matura. L’azzurro, nato a Cuba e naturalizzato italiano nel 2023, ha dovuto superare un inverno complicato, condizionato dai postumi di una pubalgia che lo aveva tormentato nella scorsa stagione all’aperto, limitandolo persino nella finale mondiale di Tokyo. Il programma iniziale, ammette lo stesso atleta, non prevedeva nemmeno la partecipazione a questi campionati; la scelta di esserci, maturata soltanto due settimane fa assieme al suo tecnico, si è rivelata vincente. “Ci siamo detti di provare, perché non c’era niente da perdere”, ha raccontato Diaz al termine della gara, sottolineando come l’azzurro gli porti fortuna e come questo secondo titolo, più difficile del primo, abbia un sapore speciale.

La conferma iridata arriva in un momento di grande vitalità per il movimento azzurro, chiamato a raccolta in Polonia con una squadra numerosa e ricca di ambizioni. Se la serata ha portato l’oro nel triplo, le batterie di qualificazione hanno già regalato buone indicazioni nei 1500 metri, dove Federico Riva e Ludovica Cavalli hanno conquistato il pass per le rispettive finali in programma domenica. Il primo ha gestito la sua batteria con una lunga volata finale, mentre la Cavalli ha dovuto lottare in una gara tattica, strappando il terzo posto utile alla qualificazione. Eliminati, invece, Pietro Arese nei 1500 e gli specialisti dei 60 metri Samuele Ceccarelli e Filippo Randazzo, usciti nella fase delle semifinali.

Il salto che spegne la gara e accende il futuro

La dinamica del successo di Diaz ripropone fedelmente lo schema già visto dodici mesi fa in Cina: un primo tentativo devastante che spegne sul nascere ogni possibile tensione, quasi come se fosse una dichiarazione d’intenti più che un semplice avvio di gara. Se a Nanchino la stoccata iniziale fu un 17,80 che portò con sé anche il primato nazionale, a Torun la strategia si è ripetuta con un 17,47 che si è rivelato sufficiente per tenere a distanza gli inseguitori. “Paura mai, il primo salto è stato molto facile”, ha commentato l’atleta dopo l’oro, un’affermazione che rivela non solo una condizione atletica di prim’ordine ma anche una solidità mentale impressionante.

Non è un caso, quindi, se nelle sue prime dichiarazioni a caldo, dopo aver alzato al cielo il tricolore, Diaz abbia subito guardato oltre. Il riferimento è al record del mondo, quella barriera dei 18,29 metri che rappresenta da sempre il sogno proibito dei triplisti. “Vorrei provare a fare il record del mondo. Sarebbe bellissimo farlo in Italia, magari al Golden Gala”, ha detto, trasformando una domanda sul futuro in un obiettivo concreto. Una misura che per lui “sta lì, aspettando”, e che testimonia come la fame di vittorie non sia affatto saziata dai successi indoor. Anche nella serata polacca, d’altronde, lo si è visto: “Non sono mai contento, anche quando vinco”, ha ammesso, a riprova di un carattere che non cerca mai scorciatoie.

Prima medaglia e l’orgoglio azzurro

La medaglia di Diaz rappresenta il primo acuto dell’Italia in questa rassegna iridata, un risultato che arriva a coronare un percorso di integrazione e crescita personale iniziato qualche anno fa, quando l’atleta lasciò la nazionale cubana e trovò asilo politico in Italia, stabilendosi a Livorno. Sotto la guida di Donato – campione europeo e mondiale della disciplina – ha trovato non solo un tecnico ma una guida fondamentale per il suo reinserimento, culminato con l’ingresso nel Gruppo Sportivo delle Fiamme Gialle. Un percorso che ha portato il nuovo cittadino italiano a esprimere tutto il suo attaccamento alla maglia, come sottolineato dal presidente della Fidal Stefano Mei, che ha parlato di un atleta “sempre il primo a rivendicare l’orgoglio di essere italiano”.

Nella rassegna di Torun, intanto, il programma prosegue con le altre finali, ma la prima giornata ha già consegnato un’immagine precisa di un’Italia che non intende fare da comparsa. Mentre Diaz festeggiava il bis iridato, sugli spalti e in pedana si respirava l’aria di una squadra coesa, dove anche chi non è salito sul podio – come lo stesso Dallavalle – ha contribuito a scrivere una pagina importante di questo inizio di campionato. Per l’atleta italo-cubano, che solo poche settimane fa non avrebbe scommesso sulla presenza in Polonia, l’oro di Torun non è solo la conferma di un titolo, ma la prova tangibile che il lavoro svolto nel silenzio e la capacità di superare gli imprevisti fisici pagano sempre.

Meta description: Andy Diaz vince l'oro nel salto triplo ai Mondiali indoor di Torun con 17,47 metri. Secondo titolo consecutivo per l'azzurro. Settimo Andrea Dallavalle.

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