Andy Diaz, quell’oro che sa di Toscana e di riscatto: il bis iridato nel triplo che profuma di Livorno

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un’Italia che veste l’azzurro e un’azzurro che, ormai, sembra cucito addosso ad Andy Diaz come una seconda pelle. L’azzurro, dice lui, gli porta fortuna. E se il portafortuna funziona, la storia dell’atletica leggera italiana continua a scrivere pagine destinate a restare. Ai mondiali indoor di Torun, in Polonia, il saltore italo-cubano ha fatto quello che ormai gli riesce meglio: vincere. Per la precisione, si è confermato campione del mondo nel salto triplo, bissando il successo di Nanchino dello scorso anno con una misura di 17,47 metri, la migliore prestazione mondiale stagionale. Un oro, il primo dell’Italia in questa rassegna iridata, arrivato con la naturalezza di chi, ormai, il palcoscenico mondiale lo abita con disinvoltura.

Per capire la portata di questo risultato, però, bisogna guardare oltre la pedana. Perché il trionfo di Diaz non è solo una questione di centimetri o di medaglie, ma il tassello più recente di un percorso di riscatto personale che ha in Livorno il suo epicentro geografico e umano. Lasciata Cuba dopo i Giochi di Tokyo, una scelta di libertà che lo ha portato a chiedere asilo politico in Italia, Diaz ha trovato nella città labronica non solo una casa, ma una nuova famiglia sportiva. È lì, sotto la guida di Fabrizio Donato – ex triplista e ora allenatore, mental coach, figura paterna – che ha ricostruito la propria carriera. Un incontro, quello tra i due, nato quasi per caso e che oggi produce frutti eccezionali: il bronzo olimpico a Parigi 2024, l’oro europeo ad Apeldoorn e ora questo bis mondiale che profuma di rivalsa.

La finale polacca, nella prima giornata di gare, è stata una dimostrazione di forza e di gestione della gara. Al primo salto, Diaz ha piazzato la zampata decisiva: 17,47 metri, una misura che ha subito messo al sicuro il Titolo. Un salto – e questo è il dettaglio che fa la differenza – arrivato dopo un inverno complicato. La preparazione, come ha raccontato lo stesso atleta, era partita in ritardo a causa di una pubalgia che ne aveva limitato la stagione all’aperto, e per settimane l’idea era persino quella di saltare l’appuntamento mondiale. Invece, la scelta è stata quella di provarci, di non avere nulla da perdere. Dietro di lui, il giamaicano Jordan Scott si è fermato a 17,33 metri, mentre l’algerino Yasser Mohammed Triki ha chiuso con 17,30, completando un podio che ha visto il dominio assoluto dell’azzurro.

Un’Italia che vince, Dosso vola e i 1500 metri regalano sorrisi

Ma la spedizione azzurra a Torun non vive solo del talento di Diaz. Perché il primo giorno di gara ha restituito l’immagine di una nazionale solida, che sta costruendo una tradizione vincente. E a dare il là, in un certo senso, era stata già Zaynab Dosso. Proprio a Torun, il 22 febbraio, la velocista emiliana aveva infranto un muro storico: 6”99 nei 60 metri, diventando la prima italiana a scendere sotto i sette secondi. Un record che vale doppio perché cancellava il vecchio primato di Marisa Masullo che resisteva dal 1983, e che lanciava Dosso verso questi mondiali con la consapevolezza di chi, in questa stagione, è semplicemente imbattuta. dosso, argento mondiale a Nanchino nel 2025, arriva all’appuntamento polacco con una striscia di successi che parla di continuità: tre vittorie in altrettante tappe Gold del World Indoor Tour, una media cronometrica impressionante e la testa già proiettata alla finale dei 60 metri. La sua è una metamorfosi raccontata dalle cifre – la settima volta che migliora il record italiano – ma anche dalle parole: “Sono cambiata, voglio divertirmi”. Un approccio diverso, più leggero, che sta dando ragione alla sprinter di Rubiera. sul fronte delle mezzofondo, le batterie dei 1500 metri hanno regalato altre conferme. Federico Riva, detentore del record italiano indoor, ha vinto la propria serie con una volata finale che lascia ben sperare per la finale di domenica, dimostrando una crescita esponenziale di fiducia e maturità. Poco prima, Ludovica Cavalli aveva conquistato il pass per l’atto conclusivo con una prova di carattere, uscendo da una gara tattica con il terzo posto che serviva. Commossa, ha voluto dedicare il risultato alla madre, presente in tribuna nonostante qualche problema di salute. Una dedica che rende bene lo spirito di una squadra compatta. Non altrettanto fortunati Pietro Arese, eliminato, e Marta Zenoni, uscita nella stessa disciplina.

Le geometrie del triplo, il primo salto e la gestione della gara

Tornando al triplo, la gara di Diaz è stata un capolavoro di efficacia. La sua strategia, chiara fin dal principio, è stata quella di risolvere il match in un colpo solo. Il 17,47 arrivato all’esordio non solo ha rappresentato la migliore prestazione mondiale dell’anno, ma ha anche imposto un ritmo che nessuno degli avversari è stato in grado di sostenere. Per il giamaicano Scott, la serie di salti è stata solida ma insufficiente (17,33 il migliore), mentre Triki ha provato a riavvicinarsi fino a 17,30, senza mai impensierire la vetta.

Dietro di loro, l’altro azzurro in gara, Andrea Dallavalle – vicecampione mondiale all’aperto a Tokyo – non è riuscito a esprimere il suo potenziale, chiudendo al settimo posto con 16,90 metri. Un piazzamento che non inficia il valore del percorso del piacentino, ma che sottolinea ulteriormente l’eccezionalità della prestazione del compagno di squadra.

Diaz, al termine della gara, ha lasciato trasparire tutta la sua soddisfazione ma anche la consapevolezza del lavoro fatto. La frase che più colpisce, però, è forse quella che rivela il retroscena: “Due settimane fa con il mio coach pensavamo di non venire qui”. E invece ci ha provato, e ha vinto. Il suo percorso, fatto di notti difficili all’inizio dell’avventura italiana e poi di successi sempre più importanti, trova in queste parole la sintesi più autentica. L’azzurro, quello che gli sta tanto a cuore, è diventato il colore della sua rinascita.

Meta Description: Andy Diaz si conferma campione del mondo del salto triplo a Torun con 17,47. Zaynab Dosso vola nei 60 metri: l’Italia vince e sogna in grande.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.