El Niño torna nell’estate 2026, e sarà l’anno più caldo mai registrato
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Redazione Esteri
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L’estate 2026 si appresta a diventare un banco di prova senza precedenti per il clima globale, e il motivo risiede in un fenomeno ormai noto ma tutt’altro che domato: El Niño. Dopo una serie di segnali progressivi, durati mesi, l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM) ha confermato che le condizioni nel Pacifico equatoriale stanno cambiando rapidamente – le temperature superficiali del mare, in particolare, sono già in forte aumento – e tutto lascia presagire il ritorno ufficiale del fenomeno tra maggio e luglio di quest’anno. Non si tratta di un evento qualsiasi, bensì di quello che i ricercatori definiscono un “Super El Niño”, una manifestazione eccezionalmente intensa, caratterizzata da un riscaldamento anomalo e prolungato delle acque dell’oceano, con anomalie che potrebbero superare i 2°C rispetto alla media storica. Un simile scenario, va ricordato, si verifica in media ogni due-sette anni, ma la sua forza attuale ha già messo in allarme la comunità scientifica internazionale, quella stessa che invita a monitorare con attenzione le prossime evoluzioni.
Un cambiamento nel Pacifico che sconvolge le previsioni globali
L’ultimo bollettino mensile dell’OMM sulle tendenze climatiche stagionali non lascia spazio a interpretazioni ambigue: nel Pacifico equatoriale centro-orientale, le acque si stanno riscaldando a una velocità superiore alle previsioni, e questo altererà inevitabilmente la circolazione atmosferica globale. Le proiezioni, infatti, indicano una «predominanza quasi globale di temperature superficiali terrestri superiori alla media» per i prossimi tre mesi, accompagnata da variazioni regionali significative nei regimi pluviometrici. In parole povere, alcune aree del pianeta potrebbero essere colpite da siccità prolungate, altre da alluvioni improvvise. Nessun angolo della Terra ne sarà esente, compresa l’Italia: gli effetti di El Niño, sebbene più evidenti nelle zone tropicali, si propagano attraverso le cosiddette teleconnessioni atmosferiche, modificando la traiettoria delle correnti a getto e, di conseguenza, il meteo anche sul Mediterraneo.
Caldo record ed eventi estremi: le zone più colpite a partire dall’estate
Mentre un normale El Niño altera già di per sé l’equilibrio climatico, un “Super El Niño” amplifica ogni singola conseguenza: le ondate di calore diventano più frequenti e intense, le precipitazioni più violente e concentrate. Secondo le stime dell’OMM, l’estate 2026 potrebbe facilmente diventare la più calda da quando esistono rilevamenti strumentali, battendo persino i record dell’anno precedente. E a pagare il prezzo più alto saranno le regioni tradizionalmente più vulnerabili a questi sbalzi, come il Sud-est asiatico, l’Australia orientale, il Corno d’Africa e la fascia equatoriale dell’America Latina – senza dimenticare, ovviamente, l’Europa meridionale, dove l’Italia si trova in prima linea. Già nei mesi scorsi, lo si ricorderà, alcuni segnali precursori avevano fatto temere il ritorno di questo fenomeno; ora che l’arrivo è confermato, la raccomandazione degli esperti è quella di prepararsi a una stagione estiva e autunnale segnate da anomalie termiche persistenti.
Nessuna tregua fino ad autunno, con ripercussioni sui raccolti e sulla salute
Le conseguenze delle temperature oceaniche anomale non si esauriranno con la fine dell’estate. L’OMM avverte che l’influenza di El Niño si protrarrà almeno fino all’autunno 2026, condizionando i regimi delle piogge e favorendo l’insorgenza di eventi meteorologici estremi anche in aree solitamente temperate. La rapidità con cui le acque del Pacifico si stanno riscaldando – aspetto che gli scienziati continuano a monitorare settimana dopo settimana – rappresenta un campanello d’allarme per i settori agricoli di molti Paesi, dove siccità o alluvioni potrebbero compromettere interi raccolti. Parallelamente, l’aumento delle temperature notturne e l’afa prolungata metteranno a dura prova la salute delle fasce più fragili della popolazione, in particolare anziani e bambini. E mentre il dibattito sui legami con il cambiamento climatico di lungo periodo resta aperto (ma questo è un altro capitolo), i fatti concreti sono sotto gli occhi di tutti: El Niño è tornato, e stavolta con una forza che non si vedeva da anni.




