Genitori in vacanza a Sharm el Sheikh, i cinque figli minorenni lasciati soli a Trieste
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Redazione Interno
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Il fatto, accaduto nello scorso febbraio ma emerso solo ora agli occhi dell’opinione pubblica, porta con sé un alone di incredulità che fatica a dissolversi. A Trieste, una coppia ha deciso di trascorrere una settimana di vacanza a Sharm el Sheikh, un viaggio organizzato verosimilmente per festeggiare un compleanno, lasciando però alle proprie spalle una situazione familiare che rasentava l’abbandono. I cinque figli, tutti minorenni e con il più piccolo di appena nove anni, sono rimasti soli nell’abitazione familiare, costretti a cavarsela in un contesto che le autorità avrebbero poi descritto come degradante dal punto di vista igienico-sanitario. Non solo loro, ma anche quindici animali tra cani e gatti condividevano quello stesso spazio, rendendo la gestione quotidiana non solo complessa ma potenzialmente pericolosa per bambini di quell’età.
Il campanello d’allarme: l’insegnante e il selfie
A interrompere quella che poteva trasformarsi in una tragedia silenziosa è stata la sensibilità di un’insegnante, quella del bambino più piccolo, la quale ha notato qualcosa di anomalo nel comportamento o nei racconti del proprio alunno. È stato probabilmente un dettaglio, forse un selfie pubblicato sui social o un commento sfuggito durante le ore di lezione, a insospettire la professionista. La donna, seguendo il proprio dovere, ha immediatamente allertato i servizi sociali del Comune di Trieste, innescando così una macchina che si è mossa con sorprendente rapidità. L’assessore competente, Tognolli, ha poi confermato che gli agenti della polizia locale sono intervenuti praticamente in tempo reale, effettuando un sopralluogo nella casa familiare che ha rivelato una situazione di grave incuria e, soprattutto, l’assenza totale di figure adulte di riferimento.
L’intervento del tribunale e il ricovero in struttura
La scoperta ha portato a una conseguenza inevitabile agli occhi della legge: i cinque minori sono stati immediatamente allontanati dai genitori. L’intervento non è stato solo un atto di protezione immediata, ma ha visto il coinvolgimento diretto del tribunale dei minorenni, l’unico organo in grado di stabilire le sorti giudiziarie della vicenda. Con un provvedimento d’urgenza, il tribunale ha disposto l’affidamento dei ragazzi a una comunità della provincia di Trieste, dove attualmente si trovano ancora. L’obiettivo dichiarato dagli assistenti sociali, come spiegato dall’assessore, era duplice: garantire innanzitutto la sicurezza fisica e psicologica dei minori, ma anche preservare il più possibile l’unità del gruppo fraterno. I fratelli, nonostante la giovane età e il trauma subito, sono stati accolti nella stessa struttura proprio per evitare un ulteriore strappo.
La gestione dell’emergenza e le condizioni in casa
Il dettaglio più inquietante, emerso nel corso del sopralluogo, riguarda le condizioni igieniche in cui versava l’appartamento. La presenza di quindici animali domestici, se non gestita con criterio e cura, aveva inevitabilmente compromesso la salubrità degli ambienti, creando un habitat inadatto a ospitare bambini piccoli senza la supervisione di un adulto. Il lavoro degli agenti della polizia locale, coordinato dai servizi sociali, si è concentrato nel verificare la reale entità del pericolo, trovando conferma di una situazione in cui l’autonomia forzata dei minori, specialmente del più piccolo di nove anni, andava ben oltre la semplice trasgressione educativa. L’assenza dei genitori, protrattasi per un’intera settimana, aveva trasformato la casa in un luogo senza regole né protezione, un vuoto che solo l’intervento tempestivo dell’insegnante ha potuto colmare.




