Mistero a Sharm el-Sheikh per la morte di Lara De Cassan, il dolore del marito
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Davanti alla barriera corallina di Sharm el-Sheikh, dove il mare ha i colori più intensi del pianeta, si è consumata una tragedia che ha l’amaro sapore di un assurdo paradosso: ciò che doveva essere il culmine di una vacanza riposante si è trasformato, in pochi istanti, in un incubo senza ritorno. Lara De Cassan, una donna di 37 anni con una vita piena da vivere e una famiglia da amare, ha pronunciato frasi che risuonano ora come un tragico presagio, un macigno sul cuore di chi le era accanto. «Non mi sento tanto bene», ha detto poco dopo aver iniziato l’attività di snorkeling, mentre il suo Corpo, forse già in preda a un malessere invisibile e fulmineo, iniziava a cedere. Le sue ultime, disperate parole, «Non respiro, tiratemi fuori di qui», hanno segnato il confine tra la speranza e un destino ormai segnato, lasciando il marito, Simon Grones, e i loro tre figli testimoni impotenti di una scena che rimarrà per sempre incisa nella loro memoria.
Un vuoto che non si spiega
Simon Grones, reduce da un viaggio di ritorno che nessun genitore e nessun coniuge dovrebbe mai affrontare, cerca invano una logica dove regna solo il caos del dolore. «Non so davvero cosa è accaduto. Ma è successo, purtroppo. Ed è inspiegabile», ripete, mentre la sua mente cerca di ricomporre i frammenti di quei momenti fatali. La coppia, ben inserita nel tessuto economico e sociale della Val Badia, gestiva con dedizione due strutture alberghiere, l’hotel Malita e il garnì Serena, un’attività che richiede un impegno costante e che rendeva quella vacanza nel Mar Rosso un traguardo meritato, un periodo di serenità da condividere con i figli dopo i faticosi mesi di lavoro. Proprio quella spensieratezza, agognata e conquistata, è stata stravolta da un evento così improvviso da apparire, appunto, incomprensibile, un guasto imprevisto in un meccanismo che sembrava perfetto.
La dinamica di un addio improvviso
La sequenza degli eventi, per quanto ricostruibile, non offre appigli a facili interpretazioni o a sospetti precostituiti. Lara De Cassan, che si era immersa nelle acque calde del Mar Rosso per una semplice escursione di superficie, non era un’appassionata di immersioni subacquee profonde, il che rende il suo malore ancor più singolare e drammatico. Il suo corpo non ha retto all’insorgere di una crisi, le cui cause precise restano oggetto di accertamenti da parte delle autorità locali, chiamate a far luce su una morte così repentina. L’assenza di segnali premonitori chiari, o quantomeno di quelli percepiti come tali, aggiunge un ulteriore strato di angoscia a una vicenda che ha privato tre bambini della loro madre e un uomo della sua compagna di vita e di lavoro.
Il ritorno e il silenzio di Arabba
Ad Arabba, la frazione del comune di Livinallongo del Col di Lana che era la sua casa, il rientro dei familiari ha portato con sé un’onda di sgomento e di partecipato cordoglio. La notizia, diffusa rapidamente tra i monti che Lara abitava, ha spento la luce su una famiglia conosciuta e stimata, i cui membri sono ora costretti ad affrontare un lutto che va ben al di là della normale esperienza umana. Le indagini, che proseguono in Egitto, sono seguite con attenzione nella speranza che possano fornire, se non una consolazione, almeno una ragione, un elemento tangibile a cui aggrapparsi in un mare di dolore. Per ora, però, non c’è nulla che possa colmare il vuoto lasciato da una donna che, in un giorno qualunque di ottobre, è scesa in mare per una nuotata e non ne è più risalita.




