Infantino a Sharm el-Sheikh, il calcio oltre il confine del pallone
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Redazione Sport
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Mentre i principali leader mondiali, convocati da Donald Trump, si riunivano a Sharm el-Sheikh per discutere la tregua a Gaza, fra di loro spiccava una presenza atipica, quella di Gianni Infantino. Il presidente della Fifa, figura ormai onnipresente in simili consessi, ha colto l'occasione per annunciare, a margine del vertice, un piano di sostegno al calcio palestinese. La missione dell'organismo da lui guidato, ha dichiarato, è quella di "sostenere, unire e dare speranza", impegnandosi a ricostruire le infrastrutture sportive a Gaza e in tutta la Palestina, in collaborazione con la federcalcio locale, per riportare il pallone "in ogni regione del paese".
Una presenza costante sulla scena globale
La partecipazione di Infantino a un evento di così alto profilo politico solleva, come è ovvio, più di un interrogativo sulle sue reali finalità, trasformando il capo del calcio mondiale in una sorta di "imbucato speciale" fra i potenti della Terra. La sua, del resto, non è una comparsa isolata ma si inserisce in un preciso disegno, che lo vede sempre più prossimo all'entourage di Trump; dopo aver spostato uffici operativi nella Trump Tower, il presidente Fifa ha infatti accompagnato il leader americano anche in un precedente viaggio diplomatico nella regione del Golfo, legami che alcuni osservatori interpretano come una strategia finalizzata a consolidare affari con i regimi petroliferi.
Lo sport come strumento di ricostruzione
Al di là delle speculazioni sulle relazioni personali, l'annuncio fatto in Egitto concentra la sua utilità su un obiettivo concreto: la ricostruzione di impianti e strutture, con una particolare attenzione verso i luoghi dedicati ai più piccoli, che la guerra ha devastato. Questo progetto, che intende andare ben oltre il semplice gesto simbolico, punta a utilizzare il calcio come uno strumento di coesione e di ritorno alla normalità, sebbene in un contesto ancora fragile e segnato da tensioni profonde.
Le ambizioni di un presidente senza confini
Quella di Infantino appare dunque come una presidenza che costantemente sfida i limiti tradizionali dello sport, proiettandosi in sfere d'influenza tipicamente riservate alla diplomazia o alla grande finanza. La sua capacità di inserirsi in contesti eterogenei, dai palazzi della politica ai forum economici, delinea un profilo inedito per un manager del pallone, il cui raggio d'azione non conosce, ormai, confini definiti e la cui agenda sembra intrecciarsi in modo sempre più evidente con le dinamiche del potere globale.




