La sovranità tecnologica è uno scudo nell’era dominata dai conflitti ibridi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Attacchi satellitari, disinformazione, profilazione e uso dell’IA: le guerre non si fanno più senza il contributo fondamentale delle tecnologie digitali. Le guerre sono sempre state ibride, è vero, con uomini e armi sul campo affiancati da propaganda e disinformazione, ma, come nella vita di tutti noi, la tecnologia ha cambiato la scala di tutto questo. E non solo nelle guerre guerreggiate.

Lo scontro è ormai diffuso su molti piani, e i cyberattacchi colpiscono infrastrutture vitali, reti logistiche e sistemi finanziari con una pervasività che rende obsoleta la distinzione tra pace e conflitto armato.

Il significato di sovranità in un mondo interconnesso

Tra le parole che hanno accompagnato il dibattito pubblico lungo tutta questa prima metà del 2026, il termine “sovranità” ha sicuramente un posto di rilievo. Derivante dal latino “superanus”, che significa “sopra” o “capo”, la sovranità, declinata in diverse accezioni così quanti sono i campi di sua applicazione, è protagonista dell’agenda setting aziendale e istituzionale, oltre che politica e sociale.

Essendo il dato l’oro del nuovo secolo, una menzione di dovere va alla sovranità digitale: e qui, per prima cosa, serve darsi delle regole di gioco chiare, perché, utilizzata così com’è, questa rischia di diventare un vuoto slogan, svuotato di qualsiasi significato operativo e privo di quella concretezza che invece le istituzioni e le imprese cercano per proteggere i propri asset strategici.

Il ruolo del cloud nella competizione globale

Il cloud oggi, oltre ad essere un fattore di efficienza, scalabilità e flessibilità dei processi e delle strategie di trasformazione digitale, assume il ruolo di infrastruttura chiave per la competitività industriale, la resilienza operativa e la capacità delle organizzazioni di mantenere il controllo sui propri asset digitali. In questo senso, svolge un ruolo centrale per la sovranità digitale, perché è proprio attraverso l'architettura del cloud che passano i flussi di dati più sensibili e le applicazioni critiche per il funzionamento di un Paese.

La sfida per l'Europa, in questo scenario, è quella di trovare un equilibrio tra la collaborazione con i grandi hyperscaler, che offrono tecnologie all'avanguardia, e la necessità di non delegare completamente il controllo delle informazioni strategiche a soggetti extracomunitari, in un momento storico in cui la geopolitica si intreccia inevitabilmente con le scelte tecnologiche.

L’Europa tra crescita e ritardi tecnologici

Crescita, produttività e ora il gap tecnologico rappresentano i nodi irrisolti di un continente che fatica a tenere il passo con le potenze mondiali. Quella vecchia volpe di Henry Kissinger, ai bei tempi in cui Donald Trump se la spassava con le donne e le truffe senza pensare alla politica, aveva coniato una formula assai efficace sull'Europa, definendola «un gigante economico, un nano politico, un verme militare». E tutto sommato non faceva una piega.

Oggi lo Sceriffo di Washington si adopera perché il Vecchio Continente resti inchiodato a un ruolo subalterno, eppure la posta in gioco è troppo alta per rimanere spettatori: la sovranità tecnologica non è un lusso per pochi, ma uno scudo indispensabile per difendere la propria identità e la propria sicurezza in un'era dominata dai conflitti ibridi.

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