Il caso David Rossi e Monte dei Paschi: la nuova perizia parla di omicidio
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Redazione Interno
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Nella travagliata vicenda di Monte dei Paschi di Siena, un fatto risalente a oltre un decennio fa torna a far discutere con elementi inediti e gravissimi, mentre la magistratura e una commissione parlamentare continuano il loro lavoro. La morte di David Rossi, all'epoca capo della comunicazione della banca, avvenuta la sera del 6 marzo 2013 all'interno di Rocca Salimbeni, viene ora interpretata sotto una luce radicalmente diversa da una recente perizia tecnica. Questo documento, unitamente ai rilievi della Commissione parlamentare d’inchiesta bis, ha ricostruito la dinamica della caduta dal terzo palazzo con un dettaglio che, stando a quanto trapelato, conduce per la prima volta in maniera ufficiale verso l'ipotesi dell'omicidio.
La ricostruzione che cambia tutto
L'ingegnere Morfreda, incaricato della nuova perizia, ha elaborato una sequenza degli eventi che contraddice la tesi del suicidio, suggerendo invece che Rossi sia stato gettato dalla finestra del suo ufficio. Una ricostruzione che, come hanno sottolineato i membri della commissione, si avvale anche della collaborazione di un colonnello del Ris dei Carabinieri e del medico legale Robbi Manghi, i quali hanno analizzato la scena e i dati a disposizione. Le loro conclusioni, sebbene ancora oggetto di esame, sgombrano il campo dalle interpretazioni più semplicistiche e riaprono un capitolo che molti ritenevano archiviato, concentrandosi esclusivamente sui riscontri tecnici e sulla fisicità dell’accaduto.
Le anomalie denunciate nelle indagini iniziali
A gettare ulteriori ombre sulla prima fase investigativa sono state le dichiarazioni rese durante l’audizione di Walter Rizzetto in Commissione. Il deputato ha denunciato una serie di irregolarità, sostenendo che alcune prove materiali sarebbero state distrutte a poca distanza dalla morte di Rossi, compromettendo in modo forse irreparabile la possibilità di una ricostruzione fedele. Rizzetto ha fatto riferimento, in particolare, alla testimonianza pubblica dell’allora comandante provinciale dei Carabinieri di Siena, il quale avrebbe raccontato come i fazzoletti intrisi di sangue rinvenuti nell’ufficio fossero stati manomessi e “rovesciati sul tavolo”, un episodio che indica errori procedurali macroscopici. Di questi, qualcuno ne parla come di vere e proprie omissioni, le quali hanno di fatto ostacolato il percorso verso la verità.
Il filone finanziario delle sponsorizzazioni
Parallelamente all’indagine sulla dinamica fisica della morte, la Commissione d’inchiesta ha acceso i riflettori su un altro versante cruciale: l’enorme flusso di denaro gestito dall’ufficio di David Rossi per le sponsorizzazioni. Si tratta di fondi che, secondo il presidente della commissione Gianluca Vinci, ammontavano a circa cinquanta milioni di euro l’anno, una cifra ingente che attira l’attenzione degli investigatori. La Guardia di Finanza, come è stato ricordato nell’aula, individua spesso nel settore delle sponsorizzazioni, così come in quello dell’innovazione e della ricerca, un canale privilegiato per operazioni di false fatturazioni e per il riciclaggio di capitali. È su questo terreno scivoloso, tra movimenti finanziari opachi e possibili illeciti, che i parlamentari intendono continuare a scavare, ritenendo che proprio la gestione di quel budget possa costituire una chiave di volta per comprendere l’intera vicenda.




