Moody’s alza l’outlook sull’Italia: governo esulta, ma i nodi restano
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Redazione Economia
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L’ultimo verdetto di Moody’s, che ha rivisto al rialzo da stabile a positivo l’outlook sul debito italiano mantenendo il rating a «Baa3», è stato accolto a Palazzo Chigi come un «importante segnale di fiducia». Fonti vicine all’esecutivo hanno sottolineato come la decisione dell’agenzia statunitense confermi «la solidità dell’economia e la credibilità delle politiche adottate», un messaggio che arriva a pochi giorni dal via libera di Standard & Poor’s, che ad aprile aveva elevato il giudizio sul debito a «BBB+».
Non è un caso che il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, abbia definito il risultato una «sonora sberla al disfattismo», puntando il dito contro chi, a suo dire, ha dipinto scenari catastrofici. I numeri, del resto, sembrano dargli ragione: lo spread si è contratto, gli investimenti esteri sono cresciuti e l’inflazione, seppure presente, viaggia sotto la media europea. Persino l’occupazione e il reddito pro capite mostrano timidi segnali di ripresa, elementi che Moody’s ha evidentemente pesato nella sua valutazione.
Eppure, al di là degli annunci trionfalistici, permangono incognite non trascurabili. Se è vero che il governo può vantare un «quarto scudetto» dopo i pareri positivi di S&P, Fitch e DBRS, è altrettanto innegabile che l’Italia resti esposta a rischi strutturali, a cominciare dal debito pubblico, che continua a sfiorare il 140% del Pil. Lo stesso ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, pur riconoscendo il valore del risultato, ha evitato toni eccessivamente ottimisti, consapevole che la strada per una stabilizzazione duratura è ancora lunga.




