Del Vecchio vuole l'Opa sul Fatto Quotidiano, i soci: «Non vendiamo»
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Redazione Economia
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I soci fondatori del Fatto Quotidiano hanno comunicato di non voler aderire all'Opa su Seif, la società che edita il giornale, annunciata da Leonardo Maria Del Vecchio. Antonio Padellaro, Cinzia Monteverdi, Francesco Aliberti, Peter Gomez, Marco Travaglio, Marco Lillo e Luca d'Aprile hanno fatto sapere di «non essere interessati a cedere la propria quota e dunque di non voler aderire a una eventuale offerta pubblica di acquisto che fosse promossa da Lmdv Media all'esito della due diligence annunciata».
Che cosa ha deciso Lmdv Media
Il consiglio di amministrazione di Lmdv Media, il braccio editoriale riconducibile al family office Lmdv Capital di Del Vecchio, ha autorizzato una due diligence confermatoria su determinate informazioni relative alla Società editoriale il Fatto. L'analisi è preliminare a un'offerta pubblica di acquisto volontaria totalitaria, cioè rivolta a tutti i soci, con l'obiettivo del delisting: il ritiro del titolo dalla Borsa.
Se l'operazione andasse in porto, il quotidiano diretto da Travaglio passerebbe sotto il controllo di un editore che ha già investito nel settore. Da qui l'osservazione, circolata subito dopo l'annuncio, secondo cui il direttore rischierebbe di diventare dipendente dell'imprenditore.
Gli acquisti già fatti nell'editoria
Del Vecchio, quartogenito di Leonardo, fondatore del colosso Luxottica morto nel 2022, ha rilevato di recente il controllo del gruppo Qn, che comprende Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Nazione. Detiene inoltre il 30% del Giornale, così che il Fatto Quotidiano sarebbe il terzo fronte aperto nel panorama dei quotidiani nazionali.
Il quotidiano di Travaglio aveva scritto in precedenza di lui e dei suoi affari. In un articolo, il Fatto ha raccontato che l'imprenditore, dopo averlo insultato per alcuni pezzi sulle sue vicende, avrebbe scelto di rispondere con un'offerta di acquisto, osservando che Del Vecchio «è un editore, ma ha una strana idea di come ci si relaziona con la libera stampa».
La società editrice del Fatto sta intanto pianificando una riunione del consiglio di amministrazione per valutare la possibile Opa. Il nodo riguarda le quote: il rifiuto dei sette soci fondatori pesa sull'esito di qualunque offerta rivolta all'intero capitale.
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