Caronte non molla la presa, afa e 40 gradi: il weekend di caldo estremo, ma la tregua è dietro l'angolo
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Redazione Interno
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L’anticiclone africano, ribattezzato Caronte per la sua capacità di trasformare la penisola in un forno a cielo aperto, non accenna a mollare la presa. Le colonnine di mercurio, inesorabilmente inchiodate sui 39-40 gradi, stanno mettendo a dura prova la resistenza degli italiani, costretti a fare i conti con un’afa opprimente che non concede tregua nemmeno nelle ore notturne.
Eppure, proprio mentre il caldo raggiunge il suo apice, qualcosa si sta muovendo ai piani alti dell’atmosfera: il lembo più settentrionale dell’alta pressione sta già mostrando le prime crepe, cedendo sotto i colpi delle correnti atlantiche che, seppur lentamente, si preparano a riconquistare terreno. Secondo quanto evidenziato dagli esperti de iLMeteo, siamo di fronte al classico picco pre-temporalesco, quel momento di massima intensità che spesso precede un cambiamento radicale delle condizioni meteorologiche.
Il posizionamento dei massimi di pressione, proprio al centro del Mediterraneo, sta garantendo condizioni di stabilità atmosferica estrema, con cieli limpidi e un irraggiamento solare che ha spinto i termometri ben oltre la soglia dei 40 gradi in molte località. A rendere il quadro ancor più critico, il tasso di umidità elevatissimo che, come una cappa, trattiene il calore vicino al suolo trasformando le serate in momenti di grande disagio bioclimatico.
Le città, in particolare, si stanno trasformando in isole di calore dove il cemento e l’asfalto restituiscono durante la notte il calore accumulato durante il giorno, rendendo il riposo notturno un lusso per pochi. Le allerte meteo si susseguono e, in questo contesto, il bollettino della Protezione Civile ha già bollato con il bollino rosso ben diciotto città, un numero destinato a crescere nelle prossime ore considerata la traiettoria dell’ondata di calore di matrice sahariana.
Allerta rossa in Emilia Romagna e il rinvio del Pride
La giornata di domenica 28 giugno si preannuncia come la più rovente dell’intera ondata, con un’attenzione particolare rivolta all’Emilia-Romagna dove l’allerta è salita ufficialmente dal livello arancione a quello rosso. L’Arpae, in accordo con la Protezione Civile regionale, prevede picchi di 40 gradi nelle zone di pianura, con un disagio bioclimatico diffuso che renderà l’esposizione prolungata al sole particolarmente rischiosa per le fasce più deboli della popolazione.
La regione si sta comunque organizzando per far fronte all’emergenza: in città come Bologna e Rimini, ad esempio, le biblioteche pubbliche apriranno i battenti come rifugi climatici, offrendo un luogo fresco e attrezzato dove trascorrere le ore più calde. Non si escludono, tuttavia, fenomeni di instabilità pomeridiana, con temporali sparsi e di breve durata più probabili lungo i rilievi del settore centro-occidentale.
Questi rovesci improvvisi, tipici del periodo estivo, potrebbero portare qualche locale e momentaneo sollievo ma non saranno certamente sufficienti a spezzare la morsa del caldo africano.
Le conseguenze di questa ondata di calore si fanno sentire, inevitabilmente, anche sul fronte degli eventi pubblici e delle manifestazioni. La Marcia del Pride, inizialmente prevista per oggi nella capitale francese, è stata rinviata a data da destinarsi su richiesta del prefetto di Parigi, una decisione dettata dalla necessità di tutelare la salute dei partecipanti di fronte a temperature considerate pericolose.
Una scelta analoga è stata presa a Lione, dove le autorità hanno preferito non rischiare assembramenti sotto il sole cocente, e a Milano, dove l’evento è stato posticipato alle 17 per evitare le ore di punta del caldo. L’emergenza climatica, insomma, sta modificando persino il calendario delle manifestazioni di piazza, costringendo gli organizzatori a rivedere i piani per garantire la sicurezza dei partecipanti. Un altro esempio eclatante è la cancellazione del festival musicale Solidays, che si sarebbe dovuto svolgere fino a domenica nella capitale francese.
Una decisione, quest’ultima, che avrà pesanti ricadute economiche e sociali: l’associazione organizzatrice, Solidarité Sida, perderà circa 3 milioni di euro, fondi destinati ai suoi programmi di prevenzione dell’Hiv/Aids e che ora dovranno essere recuperati in qualche modo.
La tregua di Caronte: quando arriva il fresco
Nonostante l’intensità di queste ore, la tregua è finalmente all’orizzonte e potrebbe arrivare più rapidamente di quanto si pensi. Gli esperti di 3B Meteo confermano che il picco di caldo di domenica sarà probabilmente l’ultimo, il gran finale di questa fase africana. A partire da lunedì sera, infatti, l’approfondimento di una saccatura atlantica sul comparto anglo-scandinavo inizierà a esercitare una pressione sempre maggiore sull’anticiclone, costringendolo a ritirarsi verso sud.
Questo cedimento del fronte caldo permetterà l’ingresso di correnti più fresche e instabili, che da nord scivoleranno lentamente verso il cuore della penisola. Attenzione però: la parola “tregua” non va intesa come un crollo termico improvviso o come un ritorno a temperature autunnali, ma piuttosto come un graduale riequilibrio dei valori, che porterà un po' di respiro soprattutto al Nord e al Centro.
L’afa, che in queste ore sta raggiungendo il suo culmine, dovrebbe iniziare ad attenuarsi proprio dalle regioni settentrionali, dove i primi temporali pre-frontali potrebbero già manifestarsi nella giornata di lunedì. Al Sud, invece, il caldo potrebbe resistere con maggiore intensità per qualche giorno in più, anche se l’evoluzione generale sembra ormai tracciata e difficilmente potrà essere ribaltata.
I modelli previsionali indicano che, dopo il passaggio perturbato, le temperature torneranno a livelli più consoni al periodo, alleviando la sofferenza di chi in questi giorni ha dovuto fare i conti con un caldo record. Insomma, Caronte si prepara a lasciare la scena, ma come spesso accade nei racconti mitologici, lo fa con un ultimo, rovente, soffio prima di ritirarsi.




