L’istinto e il tendone: a Castrezzato una mamma mette in salvo le figlie dal fuoco

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È il gesto primordiale, quello che la cronaca racconta quasi con pudore, a spezzare la routine di un lunedì mattina nella bassa bresciana. In piazza Zammarchi, a Castrezzato, un cortocircuito partito dal piano terra ha trasformato una normale palazzina di tre piani in una trappola di fumo acre e invisibile. Il principio d’incendio, sviluppatosi intorno a mezzogiorno del 13 aprile 2026, non ha avuto bisogno delle fiamme per generare il panico: è stata la densa colonna nera, risalita dalla tromba delle scale e saturata dalle esalazioni dei quadri elettrici, a chiudere ogni via di fuga convenzionale. E mentre il fumo avvolgeva gli appartamenti, una giovane madre di 33 anni, bloccata al secondo piano con le figlie di due anni e otto mesi, ha preso una decisione che azzera ogni manuale di autoprotezione.

Priva di alternative, vista l’impraticabilità del corridoio, la donna ha scelto la finestra come unico varco verso l’esterno. In un contesto di urla e concitazione – quelli che precedono il sopraggiungere dei vigili del fuoco – ha calato le bambine nel vuoto, affidandole letteralmente a uno sconosciuto cinquantaseienne che, posizionatosi sotto la palazzina, le ha afferrate al volo scampandole al trauma dell’impatto. La stessa madre, nel tentativo di seguire le figlie, è scivolata aggrappandosi al davanzale: la caduta, attutita però dal tendone del bar sottostante, le ha evitato conseguenze gravi, limitando i danni a una forte distorsione e a tanta, comprensibile, paura.

Il fumo e il coraggio silenzioso dei soccorritori

Mentre quella scena quasi cinematografica si svolgeva all’ultimo piano, al primo livello dell’edificio si consumava un salvataggio di segno opposto, più metodico ma ugualmente rischioso. Un’altra mamma, questa volta con una figlia di appena un anno, aveva scelto di non affacciarsi nel vuoto; barricata nell’appartamento, aspettava confidando nell’arrivo dei soccorsi, nonostante l’aria diventasse sempre più irrespirabile. La svolta è arrivata grazie all’intervento di un carabiniere della locale stazione: affrontando le scale ormai sature di fumo, un gesto che espone a rischi di intossicazione non indifferenti, il militare ha raggiunto la porta dell’alloggio, ha convinto la donna ad aprirle e ha condotto entrambe all’aria aperta. Due approcci diversi – quello dell’abbandono controllato nel vuoto e quello dell’attesa assistita – che in entrambi i casi hanno restituito madri e figlie incolumi ai sanitari del 118.

L’inagibilità tecnica e lo sfollamento temporaneo

Spenta l’emergenza sanitaria – fortunatamente nessuno ha riportato ustioni o intossicazioni gravi, sebbene tutti i coinvolti siano stati trasferiti in ospedale per accertamenti – è emersa la questione logistica per i residenti. L’incendio, circoscritto all’impianto elettrico, non ha provocato danni strutturali alle mura della palazzina, un complesso che ospita sei appartamenti e un ex bar al piano terra. Tuttavia, il fumo ha reso gli ambienti invivibili nel breve termine e, soprattutto, l’interruzione forzata delle utenze ha di fatto decretato l’inagibilità temporanea dello stabile. Cinque sono i nuclei familiari rimasti senza un tetto: tre di loro hanno già trovato un ripiego autonomo grazie all’ospitalità di parenti o conoscenti. Per le restanti due famiglie, che contano complessivamente otto persone, si è reso necessario un intervento diretto della proprietà dell’immobile, la quale si è fatta carico di trovare e finanziare alloggi alternativi in attesa del ripristino completo della fornitura elettrica.

La ricostruzione della dinamica e gli accertamenti del caso

Sul posto, oltre ai carabinieri e alle ambulanze, sono intervenuti i vigili del fuoco del distaccamento di Chiari e di Brescia, i quali hanno provveduto a mettere in sicurezza i quadri elettrici andati in corto circuito. L’attenzione degli inquirenti, al momento, si concentra esclusivamente sulla natura tecnica del guasto: non emergono, dalle prime sommarie informazioni, ipotesi di dolo o cause sospette. Le verifiche proseguono per stabilire lo stato dell’impianto di derivazione che ha innescato la colonna di fumo, mentre i servizi sociali del comune, di concerto con l’amministrazione locale, hanno monitorato la sistemazione dei senza tetto, assicurando che il disagio abitativo per le famiglie coinvolte – alcune con figli molto piccoli – duri lo stretto necessario al ripristino della normale agibilità dell’edificio.

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