Il digiuno intermittente non fa miracoli: la revisione Cochrane boccia l’entusiasmo social
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Redazione Salute
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L’onda lunga del digiuno intermittente, quel regime alimentare che ha conquistato le cronache e i profili dei influencer degli ultimi anni, si infrange contro il muro della revisione scientifica più attesa. Una nuova analisi della Cochrane Collaboration, network internazionale riconosciuto per il rigore delle proprie sintesi di evidenza, ha passato al setaccio 22 studi randomizzati condotti su quasi duemila adulti in quattro continenti, e la conclusione è netta: chi pratica il digiuno intermittente – che sia nella variante 16:8, del digiuno a giorni alterni o della dieta 5:2 – non ottiene risultati migliori sulla bilancia rispetto a chi segue una tradizionale dieta ipocalorica -1-3. I ricercatori, guidati da Luis Garegnani dell’ospedale italiano di Buenos Aires, sottolineano come le prove a disposizione non reggano il confronto con l’hype mediatico: la perdita di peso osservata è mediamente modesta e spesso al di sotto di quella soglia del 5% che i clinici considerano significativa per la salute metabolica -1.
A emergere dall’analisi, pubblicata sul database Cochrane delle revisioni sistematiche, è soprattutto una sostanziale equivalenza tra i diversi approcci. Quando si confronta il digiuno intermittente con i consigli dietetici standard – quelli che si limitano a ridurre l’apporto calorico senza dettare finestre temporali – le differenze si rivelano minime o nulle -6. Gli stessi autori dello studio, intervistati dall’emittente britannica BBC, hanno dichiarato che la pratica del digiuno "potrebbe fare poca o nessuna differenza" né per la perdita di peso né per la qualità della vita percepita dai pazienti -9. Un dato, quest’ultimo, che colpisce proprio perché uno dei presunti vantaggi del digiuno intermittente sarebbe la sua sostenibilità psicologica rispetto alle restrizioni quotidiane; eppure, pochi studi hanno effettivamente misurato il grado di soddisfazione dei partecipanti, rendendo difficile qualsiasi conclusione in tal senso -1.
La portata della revisione, che ha coinvolto popolazioni del Nord America, dell’Europa, della Cina, dell’Australia e del Sud America, ha permesso ai ricercatori di valutare anche la qualità delle evidenze disponibili. E qui affiorano i limiti strutturali della ricerca attuale: molti dei trial esaminati hanno campioni ridotti, metodologie disomogenee e un follow-up che raramente supera l’anno -3-6. «Con le prove attuali è difficile formulare una raccomandazione generale», ha spiegato Eva Madrid, coautrice della revisione. «I medici dovranno valutare caso per caso quando consigliano a un adulto in sovrappeso come perdere peso» -3. Il richiamo è alla prudenza, soprattutto perché l’obesità è una condizione cronica e i risultati a breve termine, come quelli finora disponibili, rischiano di fuorviare le decisioni terapeutiche a lungo termine.
Se il verdetto sul dimagrimento appare ormai chiaro, restano aperte altre domande che la revisione non ha potuto risolvere. La segnalazione degli effetti collaterali, ad esempio, è risultata disomogenea e insufficiente per trarre conclusioni solide sulla sicurezza -6. Inoltre, la maggior parte dei partecipanti agli studi analizzati era di origine caucasica e residente in Paesi ad alto reddito; ciò significa che i risultati non possono essere automaticamente estesi ad altre popolazioni, né a sottogruppi specifici come i diabetici o le persone con disturbi alimentari -3. Per loro, il digiuno potrebbe comportare rischi aggiuntivi, inclusi episodi ipoglicemici o un rapporto complicato con il cibo, che la letteratura attuale non ha ancora esplorato a sufficienza.




