Caso Libera, il direttore Cnr Campana smentisce Lenzi in Senato: "Il dispositivo è riproducibile"
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Redazione Interno
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Si è svolta lo scorso 30 giugno, presso le Commissioni riunite Giustizia, Sanità e Lavoro del Senato della Repubblica, l'audizione dell'ingegner Emilio Fortunato Campana, Direttore del DIITET (Dipartimento Ingegneria, ICT e Tecnologie per l'Energia e i Trasporti) del Consiglio nazionale delle ricerche, un intervento che ha acceso un vivace dibattito politico e istituzionale nell'ambito dell'esame del Disegno di legge n. 65, relativo alla morte medicalmente assistita.
Il direttore Campana, nel corso della sua deposizione, ha dichiarato che il dispositivo realizzato per consentire a Libera, una paziente affetta da Sclerosi multipla, di autosomministrarsi il farmaco letale è perfettamente riproducibile, andando così a smentire quanto riferito in una precedente audizione dal presidente del Cnr, Andrea Lenzi, il quale aveva invece espresso riserve sulla fattibilità tecnica di una simile procedura.
La smentita tecnica e la replica del sindacato
Nel merito della questione tecnica, Campana ha chiarito che il congegno, già utilizzato in precedenza, non presenta ostacoli insormontabili alla sua realizzazione e che, dal punto di vista strettamente ingegneristico, non vi sarebbero impedimenti alla sua replicabilità, aprendo di fatto la strada alla possibilità concreta che altri casi analoghi a quello di Libera possano trovare una soluzione tecnica analoga.
A seguito di questa audizione, la FLC CGIL ha diffuso una nota ufficiale in cui esprime un vivo ringraziamento all'ingegner Campana per la chiarezza espositiva e, al contempo, denuncia quella che definisce una "grave mancanza di leale collaborazione istituzionale" da parte del presidente Lenzi, sottolineando come tale atteggiamento rischi di minare la credibilità stessa dell'Ente di ricerca.
Le reazioni politiche e la richiesta di dimissioni
Le dichiarazioni del direttore del Dipartimento di Ingegneria del Cnr hanno immediatamente innescato una reazione politica durissima, con le opposizioni che hanno attaccato frontalmente il presidente Lenzi, invitandolo a rassegnare le proprie dimissioni per aver fornito, in sede istituzionale, informazioni che si sono rivelate, alla luce delle evidenze tecniche fornite da Campana, quantomeno imprecise se non fuorvianti.
Il clima nell'aula del Senato è divenuto particolarmente teso, non tanto per il tradizionale scontro tra maggioranza e minoranza sul contenuto etico e giuridico del disegno di legge, quanto proprio per questa discrasia interna al mondo della ricerca, con un presidente di un importante ente pubblico accusato di aver negato l'esistenza di una soluzione tecnica che invece, come dimostrato dall'audizione di ieri, non solo esiste ma è anche adattabile e riproducibile.
Il dispositivo e le implicazioni per il disegno di legge
La rilevanza della deposizione di Campana travalica quindi il mero aspetto tecnico, investendo il cuore del dibattito parlamentare sul fine vita, poiché se da un lato il dispositivo per l'auto-somministrazione del farmaco letale è effettivamente esistente e funzionante, dall'altro la posizione del presidente del Cnr, che in precedenza aveva sostanzialmente escluso questa possibilità, getta un'ombra sulla completezza delle informazioni fornite alle commissioni durante l'iter di approvazione della legge.
La vicenda, oltre a mettere in luce una frattura interna alla governance del Consiglio nazionale delle ricerche, solleva interrogativi sulla credibilità dell'istituzione scientifica e sulla sua capacità di fornire un contributo obiettivo e unitario al dibattito legislativo su un tema tanto delicato come quello della morte medicalmente assistita, con le opposizioni che chiedono ora un intervento chiarificatore da parte del governo per ricostruire un clima di fiducia nei confronti di un ente che dovrebbe rappresentare l'eccellenza della ricerca italiana.




