Il dispositivo Cnr per il fine vita è riproducibile: smentito il presidente Lenzi. La FLC CGIL parla di “grave mancanza di leale collaborazione”
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Redazione Interno
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Un’audizione parlamentare, quella tenutasi il 30 giugno presso il Senato della Repubblica, ha riacceso i riflettori su una vicenda che intreccia ricerca scientifica, etica e politica. L’ingegner Emilio Fortunato Campana, alla guida del Dipartimento Ingegneria, ICT e Tecnologie per l'Energia e i Trasporti (DIITET) del Consiglio nazionale delle ricerche, ha infatti riferito davanti alle Commissioni riunite Giustizia, Sanità e Lavoro in merito al Disegno di legge n. 65, che disciplina il fine vita.
Nel corso della sua deposizione, il direttore ha fornito elementi che contrastano con quanto in precedenza dichiarato dal presidente dell’ente, Andrea Lenzi, innescando una dura reazione da parte del sindacato e delle forze politiche di opposizione.
La smentita tecnica e lo scontro istituzionale
Al centro della disputa vi è un dispositivo realizzato dal Cnr, utilizzato lo scorso 25 marzo da una paziente toscana di 55 anni, affetta da sclerosi multipla e conosciuta con il nome di fantasia Libera, per autosomministrarsi il farmaco letale. Mentre il presidente Lenzi, in una precedente audizione, aveva sostanzialmente escluso la possibilità di una sua replicabilità, l’ingegner Campana ha invece affermato con chiarezza che il macchinario è riproducibile.
Una presa di posizione, quest’ultima, che ha spinto la FLC CGIL a stigmatizzare la condotta del numero uno dell'ente, parlando di una "grave mancanza di leale collaborazione istituzionale". Il sindacato, attraverso una nota ufficiale, ha espresso il proprio ringraziamento al direttore per la chiarezza espositiva, ma ha contestato duramente il presidente Lenzi, paventando un serio rischio per la credibilità stessa dell’istituzione scientifica.
La certificazione del dispositivo e il suo futuro utilizzo
Le dichiarazioni di Campana giungono in un momento particolare per la sorte del dispositivo stesso, che non sembra destinato a rimanere un unicum legato al singolo caso clinico. Dopo essere stato acquisito dalla Asl, il macchinario è stato riconfezionato presso l’ospedale Lotti di Pontedera; da lì, è ora in procinto di essere trasferito in un laboratorio della zona fiorentina. L’obiettivo, concretamente perseguibile entro il mese di agosto, è quello di ottenere le certificazioni necessarie per una sua potenziale validazione su scala più ampia.
Questo iter, se portato a termine, potrebbe consentirne il riutilizzo in altre regioni italiane per altri pazienti che si trovino in condizioni analoghe, trasformando quella che era stata una sorta di prova zero, quasi tre mesi fa, in una prassi consolidata.
Le reazioni politiche e la richiesta di dimissioni
La divergenza di vedute tra i vertici del Cnr non è rimasta confinata all’ambito tecnico-sindacale, ma ha rapidamente alimentato il dibattito politico. Le audizioni supplementari sul disegno di legge per il fine vita, che già di per sé rappresentano un terreno minato tra maggioranza e opposizione a causa della mancanza di un testo condiviso, hanno visto l’emergere di un nuovo fronte di scontro. Stavolta, la polemica si è concentrata sulla figura di Andrea Lenzi, con il Partito Democratico che ne ha apertamente invocato le dimissioni.
L’invito a fare un passo indietro scaturisce dalla discrepanza tra le sue precedenti assicurazioni e le più recenti rivelazioni tecniche del suo diretto subordinato; una frattura che getta un’ombra sulla gestione dell’ente e che rischia di minare il rapporto di fiducia tra l’istituzione scientifica e il Parlamento.




