“Contro i re e le loro guerre”: Roma, la rete No Kings e la FLC CGIL mobilitano il weekend
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Redazione Interno
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Roma si prepara a diventare, in queste ultime ore di marzo, il crocevia di una mobilitazione nazionale che unisce sindacato, movimenti e società civile. La FLC CGIL, aderendo alla rete “A pieno regime” fin dall’autunno del 2024, ha scelto di scendere in piazza in una duplice giornata di iniziative che portano la firma del movimento No Kings, con lo slogan che li accomuna: “Contro i re e le loro guerre”. L’appuntamento, articolato in due momenti distinti, prende il via venerdì 27 marzo con un concerto gratuito alla Città dell’Altra Economia, nel cuore del Testaccio, per proseguire sabato 28 con un corteo che attraverserà il centro della capitale.
La mobilitazione, che i promotori definiscono come una risposta a un contesto internazionale segnato da tensioni e derive autoritarie, nasce da un percorso iniziato ben prima del voto referendario; il risultato del No alla riforma della giustizia, secondo quanto emerso nelle conferenze stampa di presentazione, ha rappresentato un ulteriore elemento di trazione per una convergenza già in atto. Sono circa 700, infatti, le sigle che hanno aderito all’iniziativa, un’alleanza che spazia dall’Anpi ad Emergency, dall’Arci ai collettivi studenteschi, passando per i movimenti pro Palestina e realtà sindacali di base, con una presenza trasversale che intende mettere in campo una “risposta collettiva” contro le politiche di riarmo e la restrizione delle libertà.
L’incrocio delicato tra mobilitazione pacifista e tensione sociale
Se da un lato gli organizzatori sottolineano il carattere popolare e pacifico della due giorni, dall’altro il contesto in cui si svolge l’evento è reso particolarmente complesso da fatti di cronaca recenti che hanno alzato il livello di attenzione delle forze dell’ordine. La scelta della data, il 28 marzo, era stata anticipata da tempo dagli attivisti del centro sociale Askatasuna come momento di mobilitazione dopo lo sgombero dello scorso dicembre; un incrocio che la questura di Roma monitora con particolare attenzione.
A rendere l’atmosfera più tesa, tuttavia, è quanto accaduto il 18 marzo nel parco degli Acquedotti, dove due persone, Alessandro Mercogliano e Sara Ardizzone, hanno perso la vita a seguito dell’esplosione di un ordigno che stavano preparando. Le indagini, condotte dalla Digos e dai carabinieri, hanno ricostruito il profilo delle due vittime – entrambe vicine all’area anarchica – e stanno cercando di chiarire la natura dell’attentato che si accingevano a compiere. Per domenica, il questore Roberto Massucci ha emesso un provvedimento di divieto per un presidio indetto dalla galassia anarchica proprio in prossimità del luogo dell’esplosione, motivando il provvedimento con la necessità di tutelare l’integrità delle indagini e il sequestro dell’area, oltre che per prevenire possibili disordini legati alla commemorazione di atti considerati delittuosi.
Il corteo, la questura e le attese per la sicurezza
In questo scenario, la macchina della sicurezza è stata messa in moto da giorni. Il corteo nazionale di sabato, che si snoderà da piazza della Repubblica fino a piazza San Giovanni passando per via Cavour e via Merulana, ha un preavviso regolarmente depositato in questura, con una stima di affluenza che si aggira intorno alle 15mila persone – un numero che, secondo gli investigatori, potrebbe aumentare in virtù dell’onda lunga del risultato referendario.
Il timore principale delle autorità risiede nella possibilità di infiltrazioni da parte di frange estremiste, capaci di sfruttare il corteo ufficiale per azioni violente o di disturbo. La Digos e il nucleo informativo dei carabinieri stanno effettuando controlli mirati sui flussi in arrivo da fuori regione, monitorando stazioni, caselli autostradali e punti di ritrovo, con l’obiettivo di separare la protesta legittima da eventuali spinte sovversive. La prefettura ha convocato riunioni di coordinamento per gestire l’ordine pubblico, consapevole che la compresenza di una manifestazione di massa autorizzata e di presidi spontanei o vietati rappresenta un banco di prova per il sistema di sicurezza cittadino.
La risposta sindacale e il rifiuto del riarmo
Sul fronte dei contenuti, la FLC CGIL ha voluto dare un’impronta specifica alla partecipazione, ancorando la protesta alle battaglie storiche per la scuola e la ricerca. Il sindacato, che aderisce alla rete “A pieno regime” sin dall’autunno del 2024, denuncia quelli che definisce attacchi sistematici alla libertà di insegnamento e di critica, inserendo la mobilitazione in un quadro più ampio di opposizione ai decreti sicurezza. Questi ultimi, a giudizio dei promotori, rappresentano un impianto meramente punitivo e repressivo nei confronti di lavoratori, studenti e migranti.
L’elemento internazionale della protesta non è secondario. La manifestazione di sabato si svolgerà in contemporanea con analoghe iniziative a Londra e negli Stati Uniti – dove Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, rappresenta per i movimenti il simbolo di quella deriva autoritaria contro cui intendono mobilitarsi. La due giorni romana, dunque, ambisce a diventare un tassello di una più ampia mobilitazione globale, un tentativo di ricucire un fronte di opposizione che supera i confini nazionali per opporsi a quelle che definiscono le politiche dei “re”, siano essi capi di governo o oligarchi economici.




