Riforma del reclutamento universitario, la Camera dà il via libera. Flc Cgil: "È regressiva"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva, con 122 voti favorevoli, 70 contrari e tre astenuti, il disegno di legge che modifica le procedure di accesso, valutazione e reclutamento di ricercatori e docenti universitari. La proposta, avanzata dalla ministra dell'Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e già licenziata dal Senato lo scorso dicembre, introduce una profonda revisione del sistema finora in vigore, basato sull'Abilitazione Scientifica Nazionale (Asn).

Il provvedimento, che il governo presenta come uno strumento per ridurre l'eccesso di candidati abilitati e arginare fenomeni come il nepotismo, si concentra sull'abolizione dell'Asn, sostituita da un meccanismo di autocertificazione basato su requisiti di produttività e qualificazione scientifica, e sulla ridefinizione delle commissioni giudicatrici, che saranno composte in larga parte da membri esterni sorteggiati da liste nazionali.

La riforma è stata duramente criticata da sindacati, associazioni e da un vasto fronte di 144 società scientifiche, che ne contestano la natura regressiva e l'impianto complessivo.

L'abolizione dell'abilitazione scientifica nazionale e le nuove commissioni

Il cuore della riforma consiste nell'abolizione dell'Abilitazione Scientifica Nazionale, il titolo che finora rappresentava il necessario lasciapassare per accedere ai concorsi da professore universitario e che, nelle intenzioni del governo, aveva generato negli anni una massa di "falsi abilitati", con oltre 71.000 candidati promossi a fronte di meno di 40.000 chiamate effettive a partire dal 2012.

Al suo posto, viene introdotto un sistema di "requisiti di produttività e qualificazione scientifica", che saranno definiti con decreto ministeriale entro 90 giorni dall'entrata in vigore della legge e che terranno conto non solo delle pubblicazioni, ma anche dell'attività didattica, dell'esperienza di ricerca in Italia e all'estero, e della partecipazione a progetti.

Per garantire la trasparenza e ridurre il peso dei condizionamenti interni agli atenei, le commissioni giudicatrici per i posti da professore ordinario e associato saranno composte da cinque membri: uno nominato dall'ateneo e quattro sorteggiati da liste nazionali biennali predisposte dal Ministero. Per i ricercatori, invece, le commissioni saranno ridotte a tre componenti, con due sorteggiati e uno interno all'ateneo.

Il giudizio della Flc Cgil e le critiche del sindacato

Durissimo il giudizio espresso dalla segretaria generale della Flc Cgil, Gianna Fracassi, che definisce la riforma "regressiva" e costruita a misura di un sistema universitario "piccolo e sottofinanziato". Secondo la sindacalista, il provvedimento non fa che aggravare i problemi storici dell'accademia italiana: "condensa gli elementi peggiori della storia dell'accademia italiana. non elimina la parte peggiore dell'Abilitazione scientifica nazionale e non supera la logica distorsiva del publish or perish, ma la estende attraverso i cosiddetti requisiti di ingresso". Fracassi sottolinea come l'introduzione del sorteggio per i commissari non sia sufficiente a scongiurare il localismo, anzi, la selezione viene profilata su specifici ambiti disciplinari e la discrezionalità aumenta con l'introduzione di una discussione orale e di una lezione dimostrativa.

Il sindacato legge nelle relazioni tecniche di accompagnamento al testo i veri obiettivi della legge: ridurre il contenzioso, gestire l'espulsione dei 35.000 precari reclutati negli ultimi anni e cancellare le speranze delle decine di migliaia di abilitati che attendono ancora una chiamata.

Le altre misure della riforma: valutazione e mobilità

Oltre all'abolizione dell'Asn e al nuovo sistema di selezione, la legge introduce un'altra novità di rilievo: l'obbligatorietà di una prova didattica in tutti i concorsi, al fine di valutare concretamente le capacità di insegnamento dei candidati.

Per i neoassunti è prevista una valutazione successiva da parte dell'Anvur, l'Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario, a tre anni dall'entrata in ruolo: l'esito di questa verifica, che terrà conto sia dell'attività scientifica che di quella didattica, inciderà sui finanziamenti agli atenei, in particolare sulle quote premiali del Fondo di finanziamento ordinario.

Il provvedimento punta inoltre a favorire la mobilità del personale: professori e ricercatori a tempo indeterminato con almeno cinque anni di servizio potranno chiedere il trasferimento in un'altra università, con l'accordo degli atenei coinvolti e nel rispetto degli equilibri finanziari.

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