Scontri alla Consulta di Roma, la Flc Cgil condanna le aggressioni e chiede tutela per gli spazi democratici
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Redazione Interno
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Roma – Non si placano le tensioni all'interno della Consulta provinciale degli studenti di Roma, dove una riunione plenaria, convocata per discutere di ordinaria amministrazione come l'orientamento scolastico, è degenerata in violenti tafferugli. L'elemento scatenante, come ricostruito da più parti, risiede nella decisione – assunta dal consiglio di presidenza a maggioranza di centrodestra (Azione Studentesca e Gioventù Nazionale) – di modificare la denominazione della commissione "Antifascismo e Memoria storica" in "Memoria storica e democrazia".
Una scelta che, secondo le opposizioni studentesche di sinistra, rappresenterebbe una forzatura antidemocratica perpetrata senza il voto dell'assemblea plenaria, e che ha provocato la reazione immediata di collettivi come la Rete degli Studenti Medi e l'Opposizione Studentesca d'Alternativa (Osa).
La degenerazione dei lavori e le accuse reciproche
La seduta, che si teneva allo Spazio Rossellini nel quartiere Ostiense, è stata teatro di una protesta che è rapidamente sfociata in una rissa generalizzata. Le modalità dell'accaduto restano oggetto di una dualità narrativa inconciliabile. Da un lato, gli studenti riconducibili alle sigle di sinistra sostengono di aver messo in atto un'occupazione simbolica e pacifica, esponendo cartelli con slogan quali "La plenaria è sovrana" per contestare l'abrogazione di un presidio valoriale a loro avviso fondativo.
Dall'altro lato, i rappresentanti di Azione Studentesca descrivono una scena diametralmente opposta, parlando di un assalto premeditato: secondo la loro versione, sarebbero stati aggrediti fisicamente con calci e pugni, mentre alcuni esponenti della sinistra avrebbero lanciato sedie – una delle quali avrebbe colpito una consigliera di sesso femminile – e mostrato il simbolo della pistola "P38", accompagnato da cori intimidatori e minacce di morte.
Il clima di tensione è apparso talmente elevato da richiedere l'intervento della Digos e della polizia, che ha provveduto a disperdere i manifestanti e a permettere una momentanea sospensione dei lavori.
L'intervento della Flc Cgil: solidarietà alle vittime e richiesta di intervento
In questo clima di scontro acceso, è arrivata la presa di posizione ufficiale della Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil, che ha rotto un silenzio carico di attese per offrire una ricostruzione chiara del proprio punto di vista istituzionale. In una nota diffusa al termine degli incidenti, il sindacato della scuola ha espresso "ferma condanna" per gli episodi di violenza verificatisi durante la plenaria, rivolgendo "tutta la nostra solidarietà" alle "ragazze e ai ragazzi vittime di aggressione".
La Flc Cgil non si è limitata a deplorare lo scontro fisico, ma ha sottolineato come queste azioni siano scaturite "in risposta alla legittima e pacifica protesta di studentesse e studenti" contro l'eliminazione della parola "antifascismo", un atto che il sindacato definisce una decisione "arbitraria" del consiglio di presidenza.
Il sindacato ha ammonito che la Consulta non può essere oggetto di "un utilizzo proprietario" né di "forzature antidemocratiche", chiedendo ufficialmente un intervento immediato dell'Ufficio scolastico regionale e del ministro Giuseppe Valditara affinché vengano tutelati gli spazi democratici e condannata ogni forma di violenza.
Le conseguenze fisiche e la posizione del ministero
Le conseguenze degli scontri, al di là delle opposte narrazioni politiche, hanno lasciato sul campo feriti e una profonda spaccatura tra i banchi degli istituti superiori capitolini. Fonti vicine alla manifestazione riferiscono di una ragazza di destra che sarebbe stata presa a spintoni e avrebbe riportato segni visibili sul corpo, mentre un altro studente rappresentante della Consulta, secondo quanto denunciato dalla Rete degli Studenti Medi, avrebbe riportato una contusione al naso con una prognosi di tre giorni dopo essere stato colpito durante la colluttazione.
Anche il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli ha commentato l'accaduto, paragonando il clima di quell'aula a quello degli "anni di piombo" a causa dell'esibizione del simbolo della P38. Di fronte alla gravità degli eventi, il ministro Valditara ha scelto per ora una linea prudente, dichiarando di avere incaricato la direzione dell'Ufficio scolastico regionale di analizzare "molto attentamente" i video circolati, poiché la versione emersa nelle prime ore potrebbe non riassumere correttamente lo svolgersi degli eventi.




