Mummificata in casa per due anni, il Comune di Muggia: «Non era in carico ai servizi sociali»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Corpo senza vita di un’anziana di 84 anni, ritrovato in stato di mummificazione all’interno di un appartamento di viale XXV Aprile a Muggia, ha sollevato un alone di inspiegabile silenzio attorno a una vicenda che mescola cronaca nera e disagio estremo. A fare chiarezza, per quanto possibile sui margini di una storia tanto angosciante, è intervenuto direttamente il Comune di Muggia, il quale ha ufficialmente precisato che la figlia convivente – una donna di 57 anni, ex poliziotta – non risultava presa in carico dai servizi sociali locali. Nessun allarme, insomma, era mai scattato nei meandri dell’amministrazione: non una segnalazione dai vicini di casa, né dai residenti della zona, nonostante il drammatico isolamento in cui la donna, ormai denunciata per occultamento di cadavere, avrebbe vissuto per oltre ventiquattro mesi accanto ai resti della madre.

«Non sapevo cosa fare»: le parole dell’ex poliziotta dopo il ritrovamento

Quando i carabinieri sono entrati nell’abitazione di Muggia, una cittadina in provincia di Trieste, si sono trovati davanti a una scena agghiacciante ma al contempo silenziosa: il dell’anziana, privo di segni evidenti di violenza, giaceva nella camera da letto, coperto da un impermeabile e un cumulo di vestiti. La figlia, ascoltata dagli inquirenti, ha fornito una versione frammentaria e carica di un dolore ambiguo: «Quando l’ho trovata morta per terra – avrebbe raccontato – non sapevo chi chiamare né cosa fare. Allora l’ho coperta. Ero tanto legata a lei e l’ho tenuta con me». Un legame, il suo, che si sarebbe tradotto in una convivenza forzata con la morte, iniziata – stando a quanto riferito – alla fine di novembre del 2022. La scoperta del corpo, ormai mummificato, è avvenuta solo ieri, a distanza di quasi due anni e mezzo dal decesso.

Finestre sigillate e pensione incassata: la doppia vita dietro le mura di casa

A rendere ancora più inquietante il quadro, già di per sé denso di ombre, è un dettaglio che sposta la vicenda dal piano della sola rimozione del lutto a quello di un possibile disegno premeditato. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori e riportato da alcune agenzie, l’ex poliziotta avrebbe sigillato finestre e porte per nascondere l’odore della decomposizione, trasformando l’appartamento in una sorta di tomba domestica. Ma non è tutto: la madre della donna, un’anziana di 93 anni secondo altre fonti emerse in seguito (si parla infatti anche di una certa Lucia Venturi, trovata mummificata nel letto in via d’Annunzio), avrebbe continuato a percepire la propria pensione per quasi tre anni dopo la morte. Un flusso di denaro – circa trentamila euro complessivi – che la figlia avrebbe incassato senza mai interrompere l’inganno ai danni dell’Inps, aggiungendo così al reato di occultamento di cadavere anche l’ipotesi di truffa.

L’indagine e la denuncia: nessuna richiesta di aiuto, nessun campanello d’allarme

La Procura, che coordina le indagini dei carabinieri, ha al momento ipotizzato i reati di occultamento di cadavere e truffa ai danni dell’ente previdenziale. La donna, portata in caserma e denunciata, ha agito – a suo dire – spinta da un mix di smarrimento e attaccamento morboso. Eppure, ciò che colpisce gli investigatori è l’assenza totale di qualsivoglia segnale proveniente dall’esterno: nessun vicino ha mai sentito odori sospetti o notato comportamenti anomali, nessun servizio sociale ha mai avuto modo di varcare quella porta. Il Comune di Muggia, nel suo intervento chiarificatore, ha voluto sottolineare con nettezza che la donna non era seguita da alcun operatore, né risultavano richieste di aiuto da parte sua. Un muro di isolamento, dunque, che ha retto per anni, fino all’intervento fortuito delle forze dell’ordine, le cui modalità di accesso all’appartamento non sono state ancora interamente dettagliate. Quel che resta, per ora, è l’immagine di una casa trasformata in cripta, con una figlia che ha scelto di non lasciar andare la madre – né il suo assegno pensionistico – fino all’inevitabile epilogo giudiziario.

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