Muggia, il lutto e l'interrogativo dopo la morte di Giovanni
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Redazione Interno
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Sotto il peso di un dolore che ha scosso l'intera cittadina, il padre di Giovanni, Paolo Trame, si è recato in quella piazza Marconi che ora è un simbolo di lutto. Accompagnato da un collega e dal parroco don Andrea Destradi, ha fissato l'edificio seicentesco dove, al terzo piano, suo figlio di nove anni ha trovato una fine tragica per mano di colei che gli aveva dato la vita, la madre Olena Stasiuk. Durante la messa domenicale, proprio di fronte a quel palazzo, don Destradi ha dato voce allo smarrimento collettivo, ponendo una domanda che riecheggia in ogni angolo di Muggia: come si può spiegare ai bambini che a uccidere un loro coetaneo sia stata la propria madre?
Le preoccupazioni emerse prima del fatto
Quel che rende la vicenda ancor più straziante sono le circostanze che l'hanno preceduta, delle quali si è avuta conferma attraverso una relazione del Tribunale civile di Trieste, acquisita dagli investigatori. Da quel documento, che la psicologa aveva redatto dopo aver incontrato il piccolo, emergevano le paure del bambino stesso. Giovanni, infatti, aveva espresso perplessità riguardo all'idea di incontrare la madre senza la presenza di un educatore, arrivando a confidare, con una maturità che contrastava crudelmente con la sua età: "Io e la mamma da soli? Non so se è una buona idea". Una frase, questa, che oggi assume un significato profetico e agghiacciante, dipingendo il ritratto di un bambino consapevole di un pericolo che, purtroppo, non è stato sufficientemente scongiurato.
Il contesto familiare e l'inchiesta
La dinamica familiare, con i genitori separati dal 2017, fa da sfondo a una tragedia che le forze dell'ordine stanno ora ricostruendo nei minimi dettagli. L'inchiesta, concentrandosi sugli ultimi, fatali momenti di vita del piccolo, cerca di fare luce su quanto accaduto in quell'appartamento di Muggia, dove un coltello da cucina è divenuto lo strumento di un gesto incomprensibile. Gli inquirenti stanno esaminando con attenzione ogni elemento, dalla relazione psicologica alla storia personale della donna, nel tentativo di tracciare una sequenza di eventi che possa, in qualche modo, fornire una spiegazione a un atto che, nella sua atrocità, sembra sfuggire a qualsiasi razionalità.
Un dolore che non ha parole
Mentre la macchina della giustizia prosegue il suo corso, alla comunità non resta che fare i conti con un vuoto incolmabile e con un interrogativo che tocca le corde più profonde dell'umano sentire. L'immagine del padre, riverso in un pianto disperato di fronte al luogo della tragedia, è diventata l'emblema di una sofferenza che le parole faticano a descrivere. Un lutto che, come ha sottolineato il parroco, costringe tutti, adulti e bambini, a confrontarsi con la parte più oscura e inaspettata della vita, quella in cui l'amore e la morte si intrecciano in un nodo che sembra impossibile da sciogliere.




