L’archiviazione delle stragi riaccende la pressione di Marina Berlusconi sulla giustizia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La notizia, sebbene risalga a un decreto firmato lo scorso 15 gennaio, è deflagrata solo ieri con la forza di un macigno negli equilibri della maggioranza. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Firenze, Patrizia Martucci, ha disposto l’archiviazione – la sesta in trent’anni – per Marcello Dell’Utri, chiudendo di fatto il lungo capitolo sulle presunte “stragi di mafia” del 1993-94 che avrebbero dovuto favorire l’ascesa di Silvio Berlusconi.

Nel decreto, reso pubblico solo ora nonostante i mesi trascorsi, si legge con chiarezza un vuoto investigativo colmato solo da ipotesi: “mancano elementi concreti su contatti/rapporti diretti tra Cosa Nostra e Silvio Berlusconi e quindi Marcello Dell’Utri”. Una formula che, per la prima figlia del Cavaliere, suona come la pietra tombale su quello che lei stessa definisce un “teorema giudiziario e mediatico costruito non con il cemento delle prove, ma con il fango del pregiudizio ideologico”.

La telefonata con Meloni e lo stop alle riforme

Proprio mentre l’Ansa diffondeva l’esito dell’inchiesta, tra Arcore e Palazzo Chigi è scattato un immediato riallineamento. Giorgia Meloni – che di riforme della giustizia ha smesso di parlare dopo la pesante sconfitta subita al referendum sulla separazione delle carriere – ha avuto uno scambio di messaggi e una conversazione telefonica con Marina Berlusconi. Un gesto di cortesia istituzionale, certo, ma anche il segnale di una ritrovata “cordialità” nel nome dell’eredità politica di Silvio, che però non cancella un solco profondo.

Perché mentre la premier si limita a celebrare l’archiviazione come “l’ennesima conferma” dell’inesistenza di rapporti tra il fondatore di Forza Italia e la criminalità, la presidente di Mondadori incalza con ben altre ambizioni. Quella che è ormai la vera regista del nuovo corso azzurro parla “da cittadina”, ma l’avviso ai naviganti è chiarissimo: la bandiera del garantismo non può essere ammainata.

Il monito sulla “montagna di carta straccia”

Nel suo lungo comunicato – rilasciato con una tempistica che tradisce la regia politica – Marina Berlusconi ha voluto ribadire un concetto che a Forza Italia sta particolarmente a cuore in questa fase. L’aver speso “una quantità enorme di soldi pubblici” e aver prodotto solo “una montagna di carta straccia, sia in tribunale, sia nelle redazioni di certi giornali” è per lei la prova vivente di un “disastro giudiziario”.

E qui arriva il punto: la sconfitta referendaria di marzo viene descritta come “un’immensa occasione perduta per il nostro Paese”, un’occasione che la politica non può permettersi di accantonare. Il nodo, per Marina, rimane quello spinoso dell’assenza di una “vera responsabilità civile dei magistrati”, un pallino che il partito guidato da Antonio Tajani sta cercando di rimettere al centro dell’agenda di governo, nonostante le evidenti titubanze di Fratelli d’Italia.

Le reazioni e l’ombra dei “mandanti a volto coperto”

Se il centrodestra esulta per la chiusura di una vicenda che per decenni ha gettato un’ombra sulla nascita del suo principale partito, non mancano le voci critiche o quantomeno caute. Lo stesso procuratore di Prato, Luca Tescaroli – che a Firenze aveva aperto quella inchiesta – pur non entrando nel merito specifico dell’ultima archiviazione, ha recentemente ribadito l’importanza di quei procedimenti, definendoli “testimonianza plastica della forza inesauribile dello Stato”.

C’è poi chi, come Luigi Dainelli dell’Associazione familiari vittime della strage dei Georgofili, ricorda amaramente che “manca ancora un 10%”, riferendosi ai famosi “mandanti a volto coperto” che la magistratura non è mai riuscita a individuare pienamente. Ma in questa fase, a dettare il passo, è la fermezza di Marina: la sua fiducia nella magistratura appare ai minimi termini, mentre chiede al governo di non mollare la presa su una riforma che considera un’emergenza nazionale, indipendentemente dal verdetto delle urne referendarie.

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