Vertice Nato di Ankara, Meloni prepara la linea con Erdogan
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Redazione Esteri
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Il vertice Nato di Ankara si apre con una linea già concordata tra Giorgia Meloni e il presidente turco Erdogan, con l’obiettivo di rendere i lavori il più possibile tecnici e limitare i momenti di confronto politico più acceso. Tre giorni prima dell’appuntamento la presidente del Consiglio aveva chiamato Erdogan non soltanto per parlare dell’organizzazione del vertice, ma anche per definire l’impostazione dell’incontro. Come cerimoniere del summit e padrone di casa per Erdogan, Meloni aveva chiesto che le diverse sessioni fossero strutturate in modo tecnico, mentre i tempi della riunione annuale della Nato erano già stati ridotti dai turchi.
La preparazione del summit Nato ad Ankara tra Erdogan e gli alleati
La scelta di Ankara di contenere la durata delle sessioni del vertice Nato nasce anche dalla volontà di evitare che l’appuntamento diventi un ulteriore spazio di scontro tra Donald Trump e gli alleati europei accusati di non fare abbastanza. Il summit, che riunisce i leader dei 32 Paesi dell’Alleanza Atlantica, concentra l’attenzione sui temi della difesa collettiva e sui rapporti tra gli Stati membri. Per Meloni il confronto con Erdogan rappresenta quindi un passaggio centrale nella gestione dei lavori, con una particolare attenzione all’equilibrio tra gli aspetti tecnici dell’incontro e le diverse posizioni politiche presenti al tavolo.
Il vertice Nato di Ankara non riguarda però soltanto l’aumento delle risorse destinate alla difesa. Tra i dossier più delicati c’è anche l’obiettivo Nato del 5% di spesa entro il 2035, un traguardo che resta distante non solo per la scadenza temporale indicata. Il tema dei finanziamenti alla sicurezza è al centro dell’agenda del summit, anche per il pressing esercitato dal presidente degli Stati Uniti sugli alleati affinché finanzino maggiormente la propria difesa.
L’Italia porta al tavolo Nato la partita del fianco Sud
Durante il vertice di Ankara l’Italia punta a richiamare l’attenzione dei Paesi dell’Alleanza Atlantica sul fronte Sud, considerato un ambito strategico per il Paese. Il Mediterraneo diventa così uno dei temi su cui Roma intende giocare le proprie carte all’interno delle discussioni tra i 32 alleati. La questione si affianca al confronto sulle spese militari e agli investimenti necessari per rafforzare la capacità di difesa dell’Alleanza, in un contesto segnato dalle richieste di maggiore impegno finanziario.
Il programma del summit Nato del 7 e 8 luglio ad Ankara comprende quindi diversi dossier, con la difesa al centro dei colloqui e con particolare attenzione alle risorse da destinare alla sicurezza comune. Sul tavolo c’è anche il pacchetto di aiuti da 70 miliardi di dollari per l’Ucraina, indicato tra gli argomenti più rilevanti dell’agenda internazionale. I primi confronti diplomatici tra i capi di Stato e di governo vedono inoltre sotto i riflettori i bilaterali di Giorgia Meloni e Donald Trump.
I temi internazionali al centro del vertice di Ankara
Il summit Nato ad Ankara riunisce dunque questioni diverse ma collegate tra loro: il futuro degli investimenti nella difesa, il rapporto tra alleati europei e Stati Uniti, il sostegno all’Ucraina e il ruolo strategico del Mediterraneo. La linea preparata da Meloni con Erdogan punta a mantenere il confronto all’interno di un formato tecnico, mentre l’organizzazione dei lavori riflette la necessità di gestire un incontro con molti temi sensibili. Le sessioni del vertice saranno chiamate a mettere insieme le priorità dei 32 Paesi alleati in una fase in cui la difesa resta il principale punto dell’agenda.




