Trasparenza degli stipendi, da oggi in vigore le nuove regole Ue su assunzioni e parità retributiva

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È entrato ufficialmente in vigore il decreto legislativo n. 96 del 7 maggio 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 1° giugno, che recepisce la direttiva europea 2023/970 volta a rafforzare la parità retributiva tra uomini e donne.

Da oggi, 7 giugno, per i datori di lavoro – siano essi pubblici o privati – scattano obblighi stringenti in materia di trasparenza, a partire dalle fasi preliminari di selezione del personale, con l’obiettivo dichiarato di eliminare quel divario salariale di genere che, secondo i dati Inps citati da più parti, si attesta ancora intorno al 25% nel nostro Paese.

La normativa, che interessa i lavoratori subordinati a tempo indeterminato e determinato nonché i candidati in fase preassuntiva, introduce un cambio di paradigma culturale: le aziende, che fino a ieri potevano richiedere la busta paga precedente o offrire compensi "commisurati all’esperienza", sono ora costrette a indicare la retribuzione di ingresso o una sua fascia di riferimento già nell’annuncio di lavoro, utilizzando un linguaggio neutro sotto il profilo del genere.

Addio al "segreto salariale" e diritto di accesso alle medie aziendali

Una delle novità più significative, sancita dall'articolo 7 del decreto, riguarda il diritto riconosciuto a ogni dipendente – un diritto esercitabile una volta all’anno – di richiedere informazioni dettagliate sui livelli retributivi medi, ripartiti per genere, riferiti a coloro che svolgono le stesse mansioni o un lavoro di pari valore.

La richiesta, che può essere inoltrata anche tramite i rappresentanti sindacali, obbliga il datore di lavoro a fornire una risposta scritta entro due mesi, senza che questi possa in alcun modo inibire la divulgazione spontanea dei dati salariali tra colleghi (viene così abolito il cosiddetto "segreto salariale").

Per le imprese con più di 100 dipendenti, inoltre, l’obbligo si fa più gravoso: queste dovranno predisporre un rapporto annuale sul divario retributivo di genere da inviare a un organismo di monitoraggio; la soglia del 5%, superata la quale l’azienda deve fornire motivazioni oggettive per le differenze retributive, rappresenta il nuovo parametro di legalità.

Il grido d'allarme del sindacato Anief: "Scuola lasciata indietro"

Se da un lato la direttiva mira a garantire equità nelle singole realtà aziendali, il sindacato Anief ha scelto proprio la data di entrata in vigore delle norme per rilanciare una denuncia che riguarda l'intero comparto dell'istruzione. Marcello Pacifico, presidente nazionale del sindacato, ha sottolineato come l'effettiva trasparenza rischi di rivelare un divario strutturale "in negativo" per docenti e personale Ata: un insegnante, spiega il sindacalista, guadagna in media circa 1.000 euro netti al mese in meno rispetto a un dipendente delle Funzioni centrali, senza considerare il ritardo del 30% rispetto ai colleghi europei. La richiesta, in questo senso, è quella di destinare risorse specifiche a quel milione e trecentomila lavoratori della scuola che, a giudizio di Anief, subiscono una penalizzazione storica, aggravata dal costo della vita crescente e dalla necessità di riconoscere indennità di servizio per le sedi disagiate o il ripristino della Carta del docente a 500 euro.

Risvolti giudiziari e controlli sulle somme arretrate

Sul fronte delle tutele giudiziarie, la direttiva inverte l'onere della prova in caso di discriminazione salariale, ponendo il carico interamente sul datore di lavoro laddove questi non abbia ottemperato agli obblighi di trasparenza; una tutela che si accompagna al divieto assoluto di ritorsioni o licenziamenti per chi sceglie di far valere i propri diritti.

Parallelamente, Anief ha attivato una "Campagna Screening" per verificare la correttezza delle ricostruzioni di carriera e il pagamento degli arretrati stipendiali previsti dal rinnovo del contratto 2025-27, sottoscritto lo scorso primo aprile.

Il sindacato invita il personale a controllare con attenzione le somme, perché – come testimoniano numerosi ricorsi già vinti dai precari – è frequente il caso di calcoli in difetto del servizio pre-ruolo o di mensilità estive non corrisposte, piccole falle che la nuova era della trasparenza salariale promette di portare finalmente alla luce.

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