Un pilota tra le cime del mondo: il volto di Maurizio Folini dietro l'incidente in Valmalenco
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Redazione Interno
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La mattina di giovedì 4 dicembre, un elicottero è precipitato in località Le Prese, nel comune di Lanzada, dopo aver urtato una roccia durante un sorvolo dell’area. A bordo, oltre al pilota, c’erano tre operai impegnati in una ricognizione sopra una zona franata, i quali sono stati tutti estratti vivi dal velivolo dai soccorritori del 118, chiamati d’urgenza poco dopo le otto. L’uomo alla cloche, rimasto ferito ma in condizioni non gravi, è Maurizio Folini, figura leggendaria del soccorso alpino e aeronautico, la cui esistenza si è sempre divisa, con uguale maestria, tra le pareti verticali e i cieli più estremi del pianeta.
Una vita in quota, tra roccia e rotori
Classe 1963, originario di Chiuro in Valtellina, Folini ha costruito la sua reputazione, che pochi possono vantare, fondendo l’esperienza della guida alpina con quella del pilota di elicottero, una combinazione che lo ha reso uno strumento umano e tecnico insostituibile nelle operazioni di soccorso in alta montagna. La sua capacità di leggere la montagna, sia da dentro la cabina di pilotaggio che da scalatore, gli ha permesso di affrontare missioni dove pochi altri avrebbero osato spingersi, trasformandolo in un punto di riferimento per chi si avventura sulle vette più alte. La sua storia, del resto, non è fatta solo di ore di volo nelle Alpi, ma si è dipanata attraverso continenti, raggiungendo le quote proibitive dell’Himalaya.
Il record che ha scritto la storia dell'elisoccorso
Proprio in Nepal, sulle pendici dell’Everest, Folini ha conseguito un primato che ha segnato un capitolo nella storia del soccorso in alta quota, portando a termine un intervento a circa 7.800 metri di altitudine. Un’operazione ai limiti della possibilità tecnica e umana, considerate le condizioni atmosferiche proibitive e la rarefazione dell’aria a quella quota, che dimostra una preparazione eccezionale e una dedizione totale al salvataggio di vite in pericolo. Queste imprese, che lo hanno fatto conoscere come il “super pilota” capace di volare sin quasi sulla vetta degli Ottomila, delineano il ritratto di un professionista per il quale il confine tra passione e missione è labile, se non inesistente.
Il bilancio di una mattina di dicembre
L’incidente in Valmalenco, sebbene abbia avuto un esito drammaticamente diverso per uno degli occupanti, ha visto ancora una volta Folini coinvolto in un’operazione legata alla montagna e al suo lavoro. Mentre il pilota ha riportato solamente una lesione a una mano, uno degli operai a bordo, trasportato all’ospedale di Sondrio, non è sopravvissuto alle ferite riportate nell’impatto. La dinamica, al di là della tragica fatalità che ha stroncato una vita, riporta l’attenzione sulla costante esposizione al rischio che caratterizza certe professioni, svolte in ambienti dove l’imprevisto è una variabile mai del tutto calcolabile, nonostante l’abilità e l’esperienza di chi, come Folini, quei luoghi li conosce profondamente.




