La battaglia degli schermi: il documentario su Melania Trump stenta, mentre quello su Michelle Obama vola

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non tutti i confronti, si sa, si consumano sui palcoscenici tradizionali della politica o dei media, e quello tra le due figure che hanno occupato il ruolo di first lady negli ultimi due mandati presidenziali si è spostato, con esiti diametralmente opposti, sul terreno della narrazione cinematografica. Mentre il film dedicato a Michelle Obama, rilasciato tempo fa, continua a essere citato come esempio di successo e di connessione con il pubblico, l'operazione incentrata su Melania Trump, la moglie dell'attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sembra navigare in acque decisamente più agitate nonostante gli sforzi produttivi senza precedenti. Un progetto, quest'ultimo, che ha visto un investimento stellare – si parla di quaranta milioni di dollari per i diritti e altri trentacinque per la promozione – e che è stato presentato con grande clamore in una première al Kennedy Center, ma che fatica a tradurre l’investimento economico in un reale riscontro, suscitando perplessità e dibattiti che vanno ben oltre il semplice giudizio artistico.

Un racconto di lusso e un botteghino anemico

Il documentario, intitolato semplicemente "Melania" e di cui la stessa first lady è produttrice esecutiva, costruisce il suo racconto attorno ai venti giorni che precedettero il secondo insediamento del presidente Trump, offrendo una finestra su un'esistenza di ultra privilegio. La macchina da presa, infatti, indugia su jet privati, su dettagli d’arredo sontuosi e su momenti di vita quotidiana impreziositi da oggetti di lusso e da un servito numeroso, dipingendo un affresco che alcuni hanno definito distante dalle preoccupazioni del cittadino comune. Una scelta narrativa, questa, che non ha trovato terreno fertile al botteghino, almeno in Italia, dove l’incasso è stato di soli 772 euro distribuiti in 61 sale, per una media che fa registrare meno di due spettatori a proiezione e che conferma come l’interesse del grande pubblico per questa operazione sia stato, nei fatti, estremamente contenuto.

Il misterioso divario tra critica e pubblico online

A rendere più curiosa la vicenda contribuisce poi l’anomalia registrata sulla piattaforma Rotten Tomatoes, dove il giudizio della critica specializzata e quello degli utenti appaiono separati da un abisso difficilmente spiegabile. Se i professionisti del settore hanno infatti assegnato al lavoro del regista Brett Ratner un punteggio bassissimo, fermo al 7%, la percentuale attribuita dal pubblico sfiora invece il 99%, una divergenza così ampia da essere considerata un caso unico nella storia del sito di recensioni. Un dato, quest’ultimo, che ha naturalmente sollevato interrogativi sulla genuinità dei voti popolari, portando molti a chiedersi se dietro quei numeri si celi un’organizzata operazione di voto o se, piuttosto, rifletta una polarizzazione dell’opinione pubblica che travalica il merito cinematografico per addentrarsi nel campo dello scontro politico e simbolico.

Un confronto impietoso e i suoi significati

Il paragone con il documentario su Michelle Obama, accolto invece da un consenso più trasversale e da un impatto culturale duraturo, diventa quindi inevitabile e finisce per tracciare una linea di confine netta tra due modelli di rappresentazione e, forse, di percezione pubblica. Mentre il primo è riuscito a costruire un racconto personale che molti hanno interpretato come autentico e coinvolgente, il secondo sembra essersi arenato in una celebrazione opaca e poco convincente, non riuscendo a trasformare il budget milionario in una narrazione capace di parlare a uno spettatore ampio. Un episodio, quello del flop al botteghino italiano e delle recensioni contrastanti, che si inserisce in un quadro più ampio di giudizi e che, al di là delle cifre, lascia trasparire la complessità nel raccontare figure così esposte e polarizzanti nell’attuale clima sociale, dove ogni immagine pubblica è soggetta a una lettura che va ben oltre l’intrattenimento.

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