Da marzo niente più scontrini Pos da conservare, ecco la rivoluzione fiscale per esercenti e clienti
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Redazione Economia
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Il cassetto delle ricevute, quel luogo fisico o digitale dove per anni abbiamo accumulato scontrini di pagamento con la certezza, o forse sarebbe meglio dire l’ossessione, di doverli esibire in caso di controllo, sta per perdere la sua ragione d’essere. L’articolato impianto di semplificazioni messo a punto dal governo, e che trova origine nel più ampio disegno del decreto Pnrr approvato a gennaio, introduce una novità destinata a cambiare le abitudini di milioni di contribuenti: l’obbligo di conservazione decennale delle ricevute rilasciate dai terminali Pos, quelle che molti continuano a custodire come fossero pergamene preziose, sarà di fatto abolito a partire da marzo. Si tratta, come spiegano fonti qualificate, di un alleggerimento burocratico non da poco, considerando che quelle striscioline di carta – o i file pdf che ingombrano le memorie dei nostri smartphone – non costituiscono documenti contabili in senso stretto, bensì una mera prova di avvenuto pagamento, la cui necessità di conservazione per un lasso di tempo così esteso era da tempo al centro delle critiche di molte associazioni di categoria.
Il meccanismo che subentra, e che rappresenta un'autentica svolta culturale prima ancora che normativa, poggia sulla piena valenza legale della documentazione bancaria. Le comunicazioni periodiche inviate dalle banche e dagli intermediari finanziari, inclusi gli estratti conto e le singole movimentazioni in formato digitale, diventeranno l’unico strumento necessario per attestare la tracciabilità di un'operazione, ad esempio per fruire delle detrazioni fiscali nel modello 730. In questo modo, lo scontrino del supermercato o il ticket del ristorante pagato con la carta di credito non dovranno più essere conservati; sarà sufficiente, in sede di eventuale accertamento, poter dimostrare attraverso il proprio home banking che quel pagamento è stato effettivamente eseguito. Una logica, questa, che si estende anche ai rapporti con la Pubblica Amministrazione: per i pagamenti effettuati tramite piattaforme come pagoPA, sarà l’amministrazione stessa a dover verificare l’avvenuta transazione consultando i propri flussi informatici, sollevando il cittadino dall'onere di esibire la ricevuta cartacea, persino ai fini della dimostrazione della spesa per detrarre le spese.
Il collegamento tra Pos e registratore di cassa diventa operativo a marzo
A questa prima, significativa semplificazione si accompagna però un'altra novità, di segno opposto per quanto riguarda gli adempimenti a carico degli esercenti, che entrerà nel vivo proprio nei prossimi giorni. L’integrazione tra il mondo dei pagamenti elettronici e quello della certificazione fiscale dei corrispettivi, un obbligo sancito dalla legge di Bilancio 2025 (legge 207/2024), diventerà infatti operativa dal prossimo 5 marzo 2026, quando sul portale dell’Agenzia delle Entrate “Fatture e corrispettivi” verrà attivata la procedura per il collegamento logico tra i dispositivi. Attenzione, però: non si tratterà di un collegamento fisico, nel senso di dover acquistare nuovi cavi o interfacciare materialmente la cassa con il lettore di carte. La soluzione adottata dal Fisco, frutto di un lungo confronto con le associazioni di categoria come Confartigianato e Confcommercio, è molto più intelligente e, tutto sommato, meno onerosa. Si procederà con un abbinamento di tipo logico-informatico: l’esercente, o il suo commercialista delegato, dovrà accedere alla propria area riservata sul sito dell’Agenzia e associare la matricola del registratore telematico (quello che già oggi trasmette i corrispettivi giornalieri) al codice identificativo del Pos, specificando anche l’unità locale in cui quest’ultimo è fisicamente utilizzato.
Per i Pos già attivi al 31 gennaio 2026, il termine per completare questa registrazione è fissato in 45 giorni dalla data di messa a disposizione del servizio, che appunto scatterà il 5 marzo. Per chi invece attiverà un nuovo terminale a partire dal 1° febbraio, i tempi saranno più dilatati: l’abbinamento andrà effettuato dal sesto giorno del secondo mese successivo all’attivazione fino all’ultimo giorno lavorativo dello stesso mese. Un esempio concreto? Se un commerciante stipula un contratto per un nuovo Pos il 1° febbraio, avrà tempo dal 6 al 30 aprile per registrare il collegamento sul sito delle Entrate. L’obiettivo dichiarato dell’operazione, come emerge dalle circolari dell’Agenzia, è quello di far dialogare stabilmente due flussi di informazioni: da un lato i dati dei pagamenti elettronici comunicati dalle banche (gli acquirer), dall’altro i corrispettivi trasmessi quotidianamente dagli esercenti. In questo modo, il Fisco potrà incrociare istantaneamente le due fonti e verificare che non vi siano discrepanze tra gli incassi registrati con moneta elettronica e quelli dichiarati, chiudendo il cerchio della tracciabilità.
Sanzioni salate per chi non si adegua al nuovo sistema di controllo incrociato
La mancata osservanza di queste nuove disposizioni, che di fatto rivoluzionano il rapporto tra fisco e contribuente spostando l’asticella del controllo in avanti, non sarà priva di conseguenze. Il sistema sanzionatorio previsto è infatti piuttosto affilato e mira a colpire sia le violazioni formali, come la mancata trasmissione dei dati, sia quelle sostanziali, come l’omesso collegamento del Pos al registratore telematico. Per la mancata o tardiva comunicazione dei corrispettivi, o per la trasmissione di dati incompleti o inesatti, è prevista una sanzione di 100 euro per ogni singola violazione, con un limite massimo di 1.000 euro per ciascun trimestre. Ma è sul fronte dell’integrazione tra i dispositivi che le pene diventano più pesanti: l’omesso collegamento del Pos al registratore di cassa, un adempimento che dal 5 marzo diventa obbligatorio e che andrà a regime con le finestre temporali sopra descritte, comporta una sanzione amministrativa che può oscillare da un minimo di 1.000 euro fino a un massimo di 4.000 euro. E non è tutto: in caso di quattro distinte violazioni commesse in giorni diversi nell’arco di un quinquennio, scatta la sospensione della licenza o dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività per un periodo che può andare da tre giorni a un mese, una misura accessoria che dimostra quanto il legislatore consideri strategico questo nuovo impianto di controlli.
Parallelamente, per i consumatori, la liberazione dalla schiavitù della carta non si ferma alle ricevute Pos. Il Parlamento ha infatti tracciato una vera e propria tabella di marcia per la progressiva dematerializzazione anche degli scontrini fiscali veri e propri, quelli emessi dai registratori di cassa. Il percorso, che culminerà con la gestione interamente digitale dei corrispettivi, prevede scadenze precise: dal 1° gennaio 2027 l’adeguamento riguarderà la grande distribuzione, dal 1° gennaio 2028 toccherà agli operatori con un volume d’affari superiore a una certa soglia, e infine, dal 1° gennaio 2029, l’obbligo di scontrino digitale verrà esteso a tutti gli altri esercenti. Un’architettura normativa, questa, che disegna un futuro in cui l’unico rumore di fondo, al momento di un pagamento, resterà quel bip ormai familiare del Pos, mentre il fisco, silenziosamente, avrà già incassato e archiviato tutti i dati necessari, senza più bisogno di carta.




