Trovati a pezzi nel deserto, uccisa una coppia di milionari russi

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La loro esistenza, come un mosaico composto da frammenti di lusso ostentato sui social network, si consumava tra gli hotel più opulenti di Dubai, gli affari a Hong Kong e le serate a Cracovia, in una perenne transizione geografica che aveva come unico, vero scopo la costruzione di un'immagine di successo inarrivabile. Vantavano, i due, frequentazioni altolocate con sceicchi e magnati della tecnologia, relazioni che le indagini, successivamente, avrebbero dimostrato essere in gran parte fabbricate, mere finzioni funzionali a un disegno criminoso di più ampia portata. Il denaro che alimentava quel tenore di vita sfarzoso, stando a quanto accertato dagli inquirenti, proveniva infatti da ingenti somme estorte a ricchi residenti in Asia e in Medioriente, convinti a investire in operazioni legate alle criptovalute che, nella realtà dei fatti, si rivelarono nient'altro che truffe ben congegnate.

Della coppia, Roman Novak e sua moglie Anna, si erano perse le tracce all'inizio di ottobre, dopo che erano stati avvistati per l'ultima volta a Dubai mentre si dirigevano verso un lago vicino al resort montano di Hatta; l'appuntamento, secondo le ricostruzioni, era con un cosiddetto "investitore sconosciuto", un dettaglio che oggi assume un sinistro significato. La loro assenza, protrattasi per circa un mese, ha trovato una tragica e definitiva risposta quando i loro corpi sono stati rinvenuti nel deserto degli Emirati Arabi, non lontano dalla città che consideravano la loro base. Il ritrovamento ha assunto i contorni del macabro, poiché entrambi erano stati non solo uccisi, ma anche barbaramente smembrati, i loro resti sepolti nella sabbia in un tentativo, evidentemente fallito, di far sparire ogni prova.

Quella morte atroce, che presenta tutti i crismi di una vera e propria esecuzione, sembra essere l'epilogo sanguinoso di una vicenda giudiziaria che vedeva Novak, condannato per frode, al centro di un'inchiesta partita nel 2020. Le sue attività, che promettevano lauti guadagni nel mercato volatile delle valute digitali, si erano rivelate un abile schema piramidale, un castello di carte costruito sulla fiducia mal riposta di molti che, attratti dalle sue millantate conoscenze e dallo stile di vita che esponeva, avevano affidato i propri capitali a un affarista senza scrupoli. Le sue azioni, che lo avevano portato a essere identificato dalle autorità come un manipolatore con precedenti di inganni, avevano dunque creato un lungo strascico di risentimenti e, probabilmente, di pericolosi nemici.

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