Anziano morto nello schianto con il bus: i ladri gli svaligiano casa prima del funerale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La scoperta, che ha il sordo peso di un'ulteriore, inaccettabile violenza, è avvenuta mentre la famiglia, stremata dal lutto, cercava di organizzare i dettagli per l'ultimo saluto. È stato un nipote di Germano De Luca, recatosi nell'abitazione di Fregona per prelevare un abito da far indossare all'ottantacinquenne per la cerimonia funebre, ad accorgersi che la casa era stata forzata e messa a soqquadro. Uno scenario di devastazione che si è sovrapposto al già profondo strazio per la morte dell'uomo, deceduto pochi giorni prima in un tragico incidente stradale.

L'incidente che ha spento una vita

L'episodio, che ha privato Germano De Luca della vita, risale a mercoledì scorso quando la sua vettura, per cause ancora al centro delle indagini dei carabinieri, si è scontrata frontalmente con un autobus che trasportava una cinquantina di studenti nella località di Piavon, nel Comune di Oderzo. Lo scontro, di notevole violenza, non ha lasciato scampo all'anziano, la cui auto è stata crivellata di vetri e lamiere. Sul posto, oltre ai soccorsi sanitari giunti purtroppo inutilmente, sono intervenuti i militari dell'Arma per i rilievi di legge e per ricostruire la dinamica precisa dello schianto, un compito che richiederà tempo e approfondite analisi tecniche.

L'ultimo, disperato viaggio

Quello che ha compiuto Germano De Luca era un viaggio dettato da un sentimento profondo e dalla solitudine. Avendo ormai perso la patente a causa delle sue precarie condizioni di salute, e con essa quell'autonomia di movimento che per molti anziani rappresenta un'ancora di vitalità, l'uomo aveva comunque deciso di mettersi in macchina. La sua meta era San Donà di Piave, dove lo attendeva una novantenne della quale era profondamente innamorato; un percorso di circa cinquanta chilometri, attraverso strade provinciali, affrontato nonostante la consapevolezza dei rischi che correva. "Non posso più stare da solo. Devo andare da lei", aveva confidato, rivelando il moto interiore che lo spingeva a quell'ultima, fatale trasferta.

La profanazione della memoria

L'azione degli sciacalli, che hanno approfittato del vuoto lasciato dalla tragedia e dalla conseguente assenza dei familiari, si è concentrata nel breve lasso di tempo intercorso tra l'incidente e la data delle esequie. I ladri, operando con fredda determinazione, hanno scassinato la porta di casa e hanno poi saccheggiato gli interni, portando via oggetti di valore e tutto ciò che ritenevano rivendibile, senza alcun rispetto per la sacralità del lutto e per la memoria di chi non c'era più. Le forze dell'ordine, allertate immediatamente dal nipote, stanno ora setacciando la zona alla ricerca di testimonianze o di riprese video di impianti di sorveglianza privati che possano aver immortalato i criminali, i quali, con il loro gesto, hanno aggiunto dolore a un dolore già immenso.

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