L’eurodeputata Rima Hassan in stato di fermo a Parigi per apologia di terrorismo: il caso del tweet su Okamoto e la solidarietà di Ilaria Salis

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan, esponente di punta del partito di estrema sinistra La France Insoumise, è stata sottoposta a fermo nella giornata di ieri, giovedì 2 aprile, presso il secondo distretto di polizia di Parigi. La misura, della durata complessiva di 48 ore (la cosiddetta garde à vue), è scattata nell’ambito di un’indagine per “apologia di terrorismo” condotta dall’unità specializzata nella lotta all’odio online della procura di Parigi. Secondo quanto ricostruito finora, l’elemento scatenante del procedimento sarebbe riconducibile a un'attività sul profilo social della parlamentare risalente al 26 marzo scorso; nello specifico, un tweet (poi rimosso) in cui veniva citato Kozo Okamoto, l’unico sopravvissuto del commando dell’Armata Rossa Giapponese autore dell’attentato del 1972 allo scalo israeliano di Lod, l’odierno aeroporto Ben Gurion. Quell’attacco, si ricorderà, causò una strage di 26 persone e il ferimento di altre 80, un episodio che la magistratura francese ha sempre inquadrato nella categoria degli atti terroristici.

La difesa politica e l’intervento di Ilaria Salis

Il messaggio incriminato, che è stato visionato dagli inquirenti, riportava una dichiarazione attribuita allo stesso Okamoto (“Finché ci sarà oppressione, la resistenza non sarà solo un diritto, ma un dovere”). Hassan, che ha sempre risposto alle precedenti convocazioni delle autorità, si è presentata spontaneamente negli uffici della polizia giudiziaria, dove le è stata notificata la custodia; una decisione che l’entourage della politica ha definito “sorprendente” e che è stata subito bollata come un atto di natura politica. Tra i primi commenti giunti dall’Italia, spicca quello dell’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Salis, compagna di Hassan nel gruppo della Sinistra al Parlamento europeo. Salis ha parlato apertamente di “arresto politico” e di “intimidazione”, sottolineando come la misura – a suo dire – violi l’immunità parlamentare che tutela la libertà di espressione dei rappresentanti eletti. La stessa Salis ha poi aggiunto una nota di forte vicinanza personale, esprimendo “piena solidarietà” per quella che ha definito una situazione “pazzesca”, ovvero la privazione della libertà per una dichiarazione pubblicata sui social network.

Elementi accessori: droga sintetica e contesto giudiziario

Nel corso delle operazioni di perquisizione legate al fermo, gli agenti hanno rinvenuto all’interno della borsa della 33enne una modesta quantità di sostanza stupefacente. Secondo le prime analisi, si tratterebbe di 1,8 grammi di una droga di sintesi (cathinone), i cui effetti sono simili a quelli delle anfetamine. Sottoposta a interrogatorio su questo aspetto, Hassan ha fornito una versione difensiva precisa: ha dichiarato di aver acquistato del CBD a Bruxelles, sostenendo che la sostanza sintetica le sarebbe stata messa nello zaino a sua insaputa. La scoperta ha portato a un’estensione del procedimento, che ora include ipotesi di reato legate al trasporto e all’uso di stupefacenti. Pur non essendo questo l’oggetto principale dell’inchiesta (che resta focalizzato sul post), il ritrovamento aggiunge un capitolo incidentale a una vicenda già complessa sul piano giudiziario.

Le reazioni politiche e l’accusa di “polizia politica”

Non si è fatta attendere la reazione del leader de La France Insoumise, Jean-Luc Mélenchon, che ha tuonato contro quello che definisce un attacco alla democrazia. Attraverso un post su X (ex Twitter), il leader della sinistra radicale francese ha accusato la “polizia politica” di aver convocato l’eurodeputata per un semplice retweet, dichiarando che in Francia non esisterebbe più l’immunità parlamentare. Dalla sua parte, il deputato del Rassemblement National Matthias Renault – che aveva segnalato il post alla procura – ritiene invece che la citazione di un condannato per terrorismo, senza la necessaria condanna o presa di distanza, configuri chiaramente il reato contestato. La difesa legale di Hassan, rappresentata dall’avvocato Vincent Brengarth, ha già annunciato battaglia dichiarandosi “indignata” per le modalità e le fughe di notizie relative al caso, annunciando che ogni commento ufficiale sarà riservato a una conferenza stampa successiva alla conclusione della custodia. La vicenda, che coinvolge una figura molto radicale nelle sue posizioni contro Israele, si inserisce in un solco già tracciato da precedenti denunce per messaggi ritenuti di sostegno ad azioni armate palestinesi.

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