Rima Hassan in stato di fermo a parigi per un tweet, l’eurodeputata andrà a processo il 7 luglio
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Redazione Esteri
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L’eurodeputata Rima Hassan, esponente di punta di La France Insoumise, si è ritrovata ieri al centro di una bufera giudiziaria che molti, osservando la piega presa dalla République sotto la presidenza di Macron, non avrebbero immaginato nemmeno pochi anni fa. Convocata dalla polizia parigina in seguito a una denuncia presentata da Matthias Renault, deputato del Rassemblement National, la politica franco-palestinese è stata sottoposta a «garde à vue», ovvero un fermo amministrativo della durata di 48 ore, con l’accusa pesante di apologia di terrorismo. L’indagine, coordinata dall’Unità per l’odio online della procura di Parigi, prende le mosse da un messaggio pubblicato sulla piattaforma X lo scorso 26 marzo; un post, o forse un retweet (la distinzione, in casi come questo, diventa spesso labile), in cui Hassan richiamava un nome che da decenni appartiene alla memoria nera del terrorismo internazionale: Kozo Okamoto, il militante del Japanese Red Army che nel 1972 partecipò all’attentato contro lo scalo israeliano di Lod, oggi aeroporto Ben Gurion, causando 26 vittime e 80 feriti.
Un tweet, un attentato del 1972 e la custodia cautelare
Il riferimento a Okamoto, che all’epoca dei fatti aveva poco più di vent’anni e che ancora oggi vive nascosto in Libano dopo essere stato scarcerato in un precedente scambio di prigionieri, è parso alla magistratura parigina sufficiente per configurare un’apologia del terrorismo. Durante la perquisizione di rito, effettuata dalla polizia all’atto del fermo, gli agenti hanno rinvenuto nella borsa della trentatreenne eurodeputata qualche grammo di una sostanza che le forze dell’ordine hanno inizialmente identificato come droga sintetica; la Hassan si è difesa dichiarando che si trattava di CBD, il cannabidiolo legale in Francia entro certi limiti di concentrazione. La vicenda, però, non si è fermata a questo dettaglio che ha già scatenato polemiche parallele: la custodia cautelare è stata comunque protratta per diverse ore, fino alla notte tra giovedì 2 e venerdì 3 aprile, quando la magistrata ha disposto il rilascio della politica in attesa del processo.
Il processo fissato per luglio, l’amicizia con Ilaria Salis e Mimmo Lucano
Rima Hassan dovrà presentarsi davanti al tribunale di Parigi il prossimo 7 luglio, rispondendo dell’accusa di apologia di terrorismo legata a quel tweet del 26 marzo. Nel frattempo, la sua figura pubblica – già nota per le posizioni radicali a sostegno della causa palestinese e per i rapporti stretti con altre figure della sinistra europea più antagonista – ha ricevuto nuova visibilità anche grazie ai legami personali che la legano ad alcune personalità italiane. L’eurodeputata, infatti, è amica dichiarata di Ilaria Salis (l’insegnante di origine sarda finita al centro di una complessa vicenda giudiziaria in Ungheria) e di Mimmo Lucano, l’ex sindaco di Riace noto per la sua politica di accoglienza dei migranti. Un sodalizio politico e umano che ha contribuito a costruire, nell’immaginario di certa sinistra europea, l’immagine di una parlamentare senza paura delle polemiche.
La repubblica che cambia volto, tra anticomunismo e inchieste per odio online
Che la République, da sempre fiera della sua tradizione rivoluzionaria e della libertà d’espressione, sia oggi disposta a mettere in stato di fermo un’eurodeputata per un retweet – per quanto controverso – segnala una svolta rimarcabile nel modo di intendere il bilanciamento tra diritto di cronaca, attivismo politico e sicurezza nazionale. L’Unità per l’odio online della procura di Parigi, creata per reprimere i discorsi d’incitamento alla violenza e al terrorismo, ha ritenuto che il riferimento a Okamoto non fosse un semplice dato storico, ma un’esaltazione implicita del suo gesto. E non è un caso che la denuncia sia partita dal Rassemblement National, il partito di Marine Le Pen, storicamente votato a una linea securitaria e nazionalista che oggi, con Trump tornato alla Casa Bianca e un clima politico internazionale sempre più polarizzato, trova nuovo ossigeno anche oltreoceano. La Hassan, che ha sempre respinto ogni accusa di legittimazione della violenza, è stata rilasciata in attesa del dibattimento; la sua borsa, con quei pochi grammi di una sostanza ancora da verificare, rimane un dettaglio secondario rispetto alla sostanza giudiziaria della vicenda: si può fare apologia del terrorismo con un tweet? Lo deciderà il tribunale il 7 luglio.




