Rima Hassan: “Arrestata due volte in 24 ore, sono vittima di persecuzione politica”

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione, inevitabile, si tagliava con il fiato sospeso di una sala gremita di cronisti, quando l’eurodeputata franco-palestinese Rima Hassan ha rotto il silenzio. Trentatré anni, volto noto della mobilitazione pro-palestinese e figura di spicco de La France Insoumise, la Hassan ha descritto la propria esperienza recente – due fermi in meno di un giorno – come l’esito di una «persecuzione giudiziaria e politica» orchestrata ai suoi danni. Dopo essere stata fermata giovedì scorso a Parigi nell’ambito di un’inchiesta per “apologia del terrorismo commessa online”, e poi nuovamente convocata, la parlamentare ha scelto la via della conferenza stampa per ribattere punto su punto alle accuse. Lo ha fatto affiancata dall’avvocato Vincent Brengarth, in un’aula dove l’aria pesava come in un’aula di tribunale. L’origine del procedimento, ha spiegato la diretta interessata, risalirebbe a un tweet in cui ella avrebbe richiamato la figura di Kz Okamoto, uno degli autori dell’attentato del 1972 contro l’aeroporto di Tel Aviv; un attentatore, quello, condannato all’ergastolo per il massacro di 26 persone.

Il doppio fermo e l’accusa di apologia

La vicenda giudiziaria, scattata su segnalazione alla procura da parte di un deputato del Rassemblement National, ha portato gli inquirenti a ipotizzare il reato di “apologia del terrorismo”. Un’accusa pesante, che la Hassan respinge con decisione. Giovedì, dopo il primo fermo e la successiva scarcerazione, l’eurodeputata è stata sottoposta a un nuovo interrogatorio, il secondo in ventiquattr’ore. Una dinamica, questa, che il suo legale ha definito quantomeno inusuale. La procura, dal canto suo, ha già fissato la data del processo: il 7 luglio prossimo, Rima Hassan dovrà comparire davanti ai giudici parigini. Nel frattempo, la politica non ha esitato a parlare apertamente di «mobbing giudiziario e politico», una strategia persecutoria che – a suo dire – sarebbe cominciata «non appena sono entrata in politica».

Le parole di Hassan: fake news e dinamiche persecutorie

Nel corso della conferenza stampa, tenutasi ieri in una sala straripante di giornalisti, la Hassan ha voluto mettere in chiaro un altro aspetto: la diffusione, attorno al suo caso, di quelle che ha definito «numerose fake news». Senza entrare nel dettaglio di ciascuna di esse, l’eurodeputata ha insistito sulla natura pretestuosa delle accuse che le vengono mosse. «Sono vittima di molestie giudiziarie», ha ribadito, smentendo con forza ogni addebito legato al contenuto del suo messaggio online. Per la sinistra francese, e in particolare per le file de La France Insoumise, la sua figura sta assumendo i contorni di una martire dell’attivismo politico represso. La Hassan, però, ha evitato di rivendicare questo ruolo, limitandosi a denunciare un sistema che, a suo avviso, cerca di metterla a tacere.

Il contesto politico e giudiziario di un caso seguito da vicino

Quel che appare ormai certo, al netto delle diverse letture politiche, è che il processo del 7 luglio rappresenterà un banco di prova delicato per la magistratura transalpina. Da un lato, gli inquirenti dovranno dimostrare il nesso tra il tweet incriminato – quello in cui si menzionava Okamoto – e un’effettiva istigazione o apologia di atti terroristici. Dall’altro, la difesa proverà a far valere la tesi della persecuzione, puntando il dito contro la segnalazione originaria del deputato lepenista. Nel frattempo, Rima Hassan resta a disposizione della giustizia, dopo aver subito due fermi ravvicinati che – come ha sottolineato il suo avvocato – non hanno portato a nessuna custodia cautelare. Il caso, insomma, si sposta ora nell’aula del tribunale, dove le parole della Hassan (e quelle del tweet) saranno passate al vaglio dei giudici. La politica franco-palestinese, dal canto suo, non ha mostrato segni di cedimento, anzi: ha trasformato l’aula della conferenza stampa in una tribuna personale, da cui ha ribadito la propria estraneità ai fatti contestati. E ha promesso che continuerà a battersi, dentro e fuori le aule parlamentari, contro quella che definisce una deriva intimidatoria.

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