Rima Hassan, l’eurodeputata che grida al «mobbing» dopo il doppio interrogatorio parigino

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’odore acre della polvere da sparo, in questo caso mediatico, si è mescolato a quello, ben più prosaico, di una sostanza che il procuratore definisce «apparentabile» a una droga sintetica, mentre la diretta interessata – la trentatreenne franco-palestinese Rima Hassan – parla di CBD comprato legalmente a Bruxelles per uso medico. La parlamentare della France Insoumise, volto noto delle mobilitazioni a sostegno della causa palestinese, ha vissuto ore convulse tra i commissariati della capitale francese, culminate con una duplice convocazione e la successiva denuncia di una vera e propria «persecuzione giudiziaria e politica». A far scattare la macchina della giustizia, come ormai acclarato, non è stata però la bustina nascosta nel bagaglio, bensì un post pubblicato il 26 marzo sulla piattaforma X, poi cancellato, nel quale l’eurodeputata citava Kozo Okamoto, l’ex membro dell’Armata Rossa Giapponese condannato per la strage all’aeroporto Ben Gurion del 1972.

L’accusa di apologia e la linea della difesa

L’inchiesta, gestita dal Polo nazionale di lotta contro l’odio online (Pnlh), ha portato Hassan davanti ai magistrati con l’accusa di «apologia del terrorismo commessa online», un reato che in Francia prevede pene severe fino a sette anni di reclusione e una multa di centomila euro. La detenzione, avvenuta giovedì nella sede della polizia giudiziaria, è stata definita dall’avvocato Vincent Brengarth «palesemente illegale», poiché finalizzata – secondo la difesa – a eludere l’immunità parlamentare di cui gode la sua assistita. Rilasciata in serata con una citazione a comparire il prossimo 7 luglio, Hassan non ha atteso molto per passare al contrattacco: in una conferenza stampa che ha visto una sala gremita di cronisti, l’europarlamentare ha ribaltato l’accusa sostenendo che si tratti di un tentativo di «demonizzare La France Insoumise» a poche settimane da scadenze politiche cruciali per il paese.

La seconda convocazione e il caso della sostanza sconosciuta

Se il procedimento per il tweet incriminato rappresenta il capitolo giudiziario principale, la vicenda ha assunto contorni ancora più tesi quando, appena ventiquattro ore dopo il primo fermo, Hassan è stata richiamata dagli inquirenti della Brigata per la repressione dei crimini contro le persone (Brdp). Una coincidenza temporale che ha alimentato la tesi del «mobbing politico» sostenuta dalla diretta interessata, la quale ha rivendicato il diritto di esprimersi «con la radicalità che scelgo» senza essere bersaglio di quello che definisce un accanimento giudiziario iniziato «non appena sono entrata in politica». Parallelamente, si è aperto un fronte secondario – ma altrettanto mediaticamente esplosivo – relativo al ritrovamento nel suo zaino di una sostanza che il parlamento di Parigi ha identificato come «materie apparentabili da un lato a CBD e dall’altro a 3MMC». La replica della politica è stata fulminea: «Accuse totalmente false», ha scritto su X, sostenendo che l’unico prodotto in suo possesso fosse cannabidiolo legale, mentre eventuali tracce di sintetico sarebbero state aggiunte a sua insaputa alla resina acquistata.

Il clima politico e le reazioni nell’emiciclo

L’eco dell’arresto ha varcato i confini dell’ufficio giudiziario per investire l’intero arco parlamentare francese, con Jean-Luc Mélenchon che ha denunciato l’esistenza di una «polizia politica» e l’azzeramento di fatto delle garanzie previste dall’immunità. Il fondatore della France Insoumise ha puntato il dito contro la proposta di legge nota come «legge Yadan», sostenendo che – sebbene non ancora approvata – si tratti di un clima persecutorio già operante nei confronti di chi critica la politica israeliana. L’iter della convenzione a giudizio è comunque ormai segnato per il 7 luglio, data in cui Hassan dovrà rispondere dell’accusa principale, mentre la vicenda della sostanza sintetica (separata dalla prima in un procedimento distinto) resta in attesa di controanalisi per determinare se si tratti effettivamente di una sostanza illecita o di un malinteso legato a un prodotto commerciale. In attesa del dibattimento, la parlamentare franco-palestinese ha comunque ribadito la propria estraneità alle accuse, promettendo di trasformare l’aula di tribunale in un palcoscenico politico per la difesa della causa palestinese.

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