Francia, l’eurodeputata Rima Hassan a processo per apologia del terrorismo: la citazione diretta arriva dopo il post contestato su Kozo Okamoto
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Redazione Esteri
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La vicenda giudiziaria che coinvolge Rima Hassan, eurodeputata di La France Insoumise, ha preso una piega decisiva con la sua formale citazione a comparire dinanzi al tribunale. L’esponente politica, fermata lo scorso 2 aprile a Parigi nell’ambito di un’indagine della unità nazionale per la lotta all’odio online (il PNLH), ha trascorso diverse ore in stato di “garde à vue” prima di essere rilasciata in tarda serata. L’accusa, che ha fatto scattare il meccanismo della flagranza di reato senza che fosse quindi necessaria l’autorizzazione preventiva a procedere da parte del Parlamento europeo, è quella di “apologia del terrorismo” commessa tramite rete digitale; per questo reato l’eurodeputata è ora chiamata a rispondere il prossimo 7 luglio. Il post incriminato, che è stato rimosso dopo la convocazione, riguardava Kozo Okamoto, il superstite del commando della Japanese Red Army che il 30 maggio 1972 seminò morte e feriti allo scalo di Lod, l’attuale aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv.
Un tweet che celebra la “resistenza armata”
Al centro del procedimento penale, dunque, c’è un contenuto digitale pubblicato il 26 marzo scorso; un messaggio che, secondo l’accusa, non si limitava a citare un fatto storico ma ne legittimava la violenza, violando la legge francese che reprime severamente l’apologia di atti terroristici. Nel dettaglio, il post ripostava una frase attribuita allo stesso Okamoto – “Ho dedicato la mia giovinezza alla causa palestinese. Finché ci sarà oppressione, la resistenza non sarà solo un diritto, ma un dovere” – corredata da bandiere del Giappone e della Palestina. Il riferimento, per la magistratura, è parso immediatamente riconducibile all’attacco del 1972 che causò 26 vittime e decine di feriti, un evento che le cronache ricordano come uno dei più sanguinosi del conflitto mediorientale. Il tweet, denunciato al procuratore dal ministro dell’Interno Laurent Nuñez oltre che dall’Organizzazione ebraica europea e dalla Licra, è stato considerato grave a tal punto da giustificare l’immediata custodia dell’europarlamentare.
Le polemiche sulla droga e la “sostanza sintetica” nella borsetta
Durante la perquisizione personale effettuata negli uffici della polizia giudiziaria, gli agenti hanno rinvenuto nella borsa della Hassan alcune sostanze; da qui la seconda linea dell’inchiesta, parallela a quella per l’istigazione al terrorismo, relativa alla detenzione di stupefacenti. Secondo quanto riferito dalla procura, gli esami hanno rilevato la presenza di due tipi di materiale: da un lato del CBD, un cannabinoide legale in Francia se privo di THC, e dall’altro della 3-MMC, una catinone sintetica con effetti simili alle anfetamine che in molti Paesi è classificata come droga proibita. L’eurodeputata ha però respinto al mittente ogni accusa in merito, sostenendo con forza una versione differente: “Sulla base di fughe di notizie illegali, ho dovuto subire accuse false”, ha scritto su X, ribadendo di essere in possesso esclusivamente di cannabis terapeutica legale e negando qualsiasi consapevolezza riguardo alla presenza della sostanza sintetica. Questo aspetto, ha precisato la procura, verrà gestito in un procedimento distinto da quello principale.
La reazione del partito e la contestuale convocazione dell’eurodeputata friulana
La notizia dell’arresto e della successiva citazione in giudizio ha scatenato la pronta reazione dei vertici di La France Insoumise; il coordinatore nazionale Manuel Bompard, intervenendo ai microfoni di Sud Radio, ha parlato di “informazioni menzognere” utilizzate per infangare la sua compagna di partito, denunciando una violazione del segreto istruttorio e della presunzione di innocenza. Jean-Luc Mélenchon, da par suo, ha tuonato contro quella che ha definito una “polizia politica”. Sul fronte italiano, la vicenda ha trovato spazio nelle cronache parlamentari grazie a una presa di posizione della leghista Anna Maria Cisint; l’eurodeputata friulana ha infatti inviato una lettera alla presidente Roberta Metsola per esprimere “profonda apprensione” circa la presenza, nel gruppo della Sinistra europea, di Rima Hassan e di Ilaria Salis, entrambe accusate di legami con ambienti estremisti. In un clima di crescenti tensioni, va registrato infine che la stessa Hassan è stata nuovamente convocata venerdì dalla polizia giudiziaria di Parigi nell’ambito di una terza inchiesta, stavolta affidata alla brigata per la repressione dei crimini contro le persone.




