La scelta di Domenico Muti, il manager che ha rinunciato alla consulenza per la Fenice: «Clima negativo, non posso lavorare»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il Teatro La Fenice di Venezia, istituzione lirica tra le più prestigiose al mondo, si ritrova nuovamente al centro di una bufera interna che questa volta ha portato alla rinuncia immediata di un professionista esterno chiamato a contribuire alla crescita internazionale della fondazione. Domenico Muti, figlio del celebre direttore d'orchestra Riccardo Muti e manager culturale con un’esperienza ventennale alle spalle, ha deciso di interrompere con effetto immediato il proprio rapporto di consulenza con il teatro veneziano, un incarico triennale che gli era stato affidato lo scorso novembre dal sovrintendente Nicola Colabianchi per occuparsi dello sviluppo delle tournée internazionali. La decisione, comunicata ufficialmente con una lettera indirizzata proprio a Colabianchi, arriva all'indomani delle polemiche sollevate dai sindacati sulla gestione delle consulenze esterne, critiche che avevano messo nel mirino un accordo del valore di trentamila euro annui. Nella sua missiva, Muti ha spiegato le ragioni di una scelta tanto drastica quanto inaspettata: il clima venutosi a creare, a suo dire, non gli avrebbe consentito di operare con la necessaria serenità, condizione imprescindibile per svolgere al meglio un incarico che, come lui stesso ha tenuto a sottolineare, aveva accettato con autentico entusiasmo e piena consapevolezza del valore della gloriosa istituzione che avrebbe dovuto servire. Il manager, che per il proprio ruolo avrebbe dovuto percepire anche una percentuale del quindici per cento sulle date effettivamente organizzate, ha inoltre rinunciato a qualsiasi compenso già maturato in questi mesi di attività, soldi che non erano ancora stati né richiesti né tantomeno incassati.
Il nodo delle polemiche e lo scontro con i sindacati
All’origine della bufera che ha portato alle dimissioni di Muti vi è una contestazione più ampia mossa dalle rappresentanze sindacali nei confronti dell’operato del sovrintendente Colabianchi. La questione, però, non riguardava direttamente la figura professionale del manager, bensì una presunta opacità nella gestione delle risorse: i sindacati, riuniti in una nota congiunta di Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Fials Cisal, avevano infatti puntato il dito contro due consulenze esterne affidate dalla fondazione – quella a Muti e quella all'agenzia di comunicazione Barabino e Partners per trentanovemila euro – proprio nel medesimo periodo in cui era stato congelato il welfare aziendale per i dipendenti. Una coincidenza temporale, questa, che i lavoratori hanno giudicato quanto meno singolare, interpretandola come una scelta di priorità discutibile da parte della dirigenza: da un lato si bloccavano risorse destinate al personale, motivando la decisione con presunte criticità di bilancio, dall’altro si procedeva con nuove assunzioni esterne. Il sindacalista Marco Trentin, orchestrale della Fenice e volto noto della protesta, ha tenuto a precisare come non vi fosse alcuna ostilità preconcetta nei confronti di Muti, ma che la richiesta di informazioni e chiarimenti avanzata dai lavoratori fosse un atto dovuto in un'ottica di trasparenza e correttezza amministrativa. La replica del sovrintendente, però, non si è fatta attendere, e Colabianchi ha parlato apertamente di strumentalizzazioni capaci di mandare in frantumi mesi di lavoro.
La reazione della politica e le accuse del sindaco Brugnaro
Sulla vicenda, che ormai da mesi tiene banco nelle cronache veneziane, è intervenuto con durezza il primo cittadino Luigi Brugnaro, il quale riveste anche il ruolo di presidente della Fondazione Teatro La Fenice. Con toni decisamente accesi, il sindaco ha voluto ribadire un concetto che a suo avviso appare fondamentale in una corretta gestione della cosa pubblica: l’autonomia decisionale di chi ricopre ruoli dirigenziali non può essere messa in discussione da nessuna rappresentanza sindacale. Brugnaro, interpellato dai cronisti proprio sulla rinuncia di Muti, ha sottolineato come non sia tollerabile che un sindacato possa di fatto decidere quali scelte debba compiere un sovrintendente, figura che per definizione deve essere libera nelle proprie valutazioni tecniche e strategiche. Il primo cittadino ha poi voluto ridimensionare l'entità economica della consulenza – trentamila euro su un bilancio complessivo rappresenterebbero una cifra tutto sommato modesta – per sottolineare invece il potenziale ritorno economico che il lavoro di Muti avrebbe potuto garantire al teatro attraverso la programmazione di tournée all'estero. Il sindaco ha poi concluso il proprio intervento con un parallelismo volto a marcare la distinzione dei ruoli: così come non si potrebbe pretendere di insegnare a un violinista come suonare, analogamente non si dovrebbe interferire con le prerogative di un dirigente.
Le ricadute economiche e il futuro delle tournée internazionali
Oltre alle implicazioni di carattere politico-sindacale, la rinuncia di Domenico Muti comporta per la Fenice conseguenze economiche tutt'altro che trascurabili, come lo stesso sovrintendente Colabianchi ha avuto modo di illustrare nei dettagli. Il lavoro che era stato avviato in questi mesi, infatti, aveva già portato alla definizione di importanti progetti internazionali che avrebbero dovuto portare l'istituzione veneziana in Paesi come Cina, Giappone, Emirati Arabi Uniti e Germania nel biennio 2027. Si trattava di iniziative che, secondo le stime fornite dalla direzione, avrebbero potuto generare introiti nell'ordine di circa un milione di euro all'anno per tre anni, risorse che ora, a causa dell'interruzione del rapporto professionale, rischiano di sfumare completamente. Colabianchi, che non ha nascosto un profondo senso di amarezza per quanto accaduto, ha voluto sottolineare come la scelta di affidarsi a un professionista del calibro di Muti – persona qualificatissima con due decenni di esperienza alle spalle – fosse stata dettata proprio dalla volontà di valorizzare le masse artistiche del teatro, offrendo loro l'opportunità di maturare nuove competenze attraverso esperienze professionali di altissimo profilo internazionale. Il sovrintendente, nonostante tutto, ha espresso la speranza che Muti possa in futuro riconsiderare la propria decisione, anche se al momento non vi sono segnali in tal senso, mentre i sindacati, pur apprezzando il gesto di responsabilità del manager, ribadiscono la necessità di ripartire da zero per ritrovare quella serenità e collaborazione che in questo momento appaiono quanto mai lontane.




