L’Europa invita a preparare un kit di sopravvivenza, ma la comunicazione divide
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Mentre l’Unione Europea rilancia l’importanza della preparazione individuale alle emergenze, il messaggio istituzionale finisce al centro di polemiche per toni e modalità ritenuti fuori luogo. La «Strategia dell’Unione per la Preparazione», presentata dalla Commissione Europea con 30 azioni chiave, mira a rafforzare la resilienza dei cittadini di fronte a disastri naturali, cyberattacchi o conflitti. Tra le raccomandazioni, figura anche la creazione di un kit di sopravvivenza personale, suggerimento che però, anziché essere accolto con serietà, ha scatenato reazioni sarcastiche e critiche.
Il video divulgativo della commissaria Hadja Lahbib, responsabile per la Gestione delle crisi, è diventato virale non per la sua utilità informativa, ma per l’approccio giudicato superficiale. Con un linguaggio quasi frivolo, il clip elenca oggetti da includere nel proprio zaino d’emergenza – dalle mascherine a generi di prima necessità – suscitando incredulità tra chi si aspetterebbe linee guida più concrete e meno paternalistiche. La reazione sui social è stata tale da spingere la stessa Lahbib a disabilitare i commenti, dopo una valanga di ironia e accuse di scarsa credibilità.
D’altronde, il contrasto con Paesi come la Finlandia, dove i rifugi antiatomici sono integrati nell’urbanistica e progettati per resistere anche ad attacchi chimici, è evidente. Mentre Helsinki dimostra una cultura della prevenzione radicata, l’iniziativa Ue rischia di apparire come un tentativo mal calibrato di importare modelli senza adattarli al contesto. Senza contare che, in assenza di una campagna chiara su come utilizzare tali risorse, il rischio è che il kit venga percepito come un’operazione simbolica più che un reale strumento di sicurezza.




