Il video della commissaria Ue Hadja Lahbib sul kit di sopravvivenza scatena polemiche
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Redazione Esteri
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Nelle ultime ore, un video istituzionale della commissaria europea Hadja Lahbib ha sollevato un vespaio di critiche per il tono ritenuto inappropriato, se non addirittura di cattivo gusto. La clip, intitolata "What’s in my bag? Survival edition", mostra la politica belga – responsabile della Preparazione e gestione delle crisi – mentre sfila dal suo borsellino oggetti come una power bank, fiammiferi e barrette energetiche, presentandoli come elementi essenziali per un ipotetico kit di sopravvivenza. L’iniziativa, che rientra nelle strategie Ue per sensibilizzare i cittadini sull’autosufficienza in caso di emergenze, è stata però accolta con sarcasmo e irritazione, al punto da costringere la stessa Lahbib a disattivare i commenti sui social.
Il filmato, diffuso con un approccio leggero e quasi divertito – forse nel tentativo di stemperare ansie collettive – ha finito per ottenere l’effetto contrario, scatenando una valanga di reazioni indignate. Tra chi ha ironizzato sul "survivalismo da salotto" e chi ha bollato l’operazione come fuori luogo, considerando il contesto geopolitico attuale, il messaggio è apparso velleitario, se non controproducente. Non è mancato chi ha sottolineato come certi toni, più adatti a un tutorial frivolo che a una comunicazione istituzionale, rischino di banalizzare temi delicati come la sicurezza collettiva.
Hadja Lahbib, 54 anni, ex giornalista televisiva belga di origini algerine, non è nuova alle polemiche. Già al centro di critiche nel 2021 per un viaggio in Crimea con visto russo – all’epoca in cui ricopriva ancora il ruolo di reporter – la commissaria, nominata ministra degli Esteri belga nel 2022 prima di approdare a Bruxelles, si trova ora a dover gestire le conseguenze di una campagna mal calibrata. Il video, pensato per veicolare raccomandazioni pratiche (dall’approvvigionamento idrico alla resistenza energetica), è stato percepito come un’incomprensibile miscela tra superficialità e allarmismo.
Mentre il filmato superava i due milioni di visualizzazioni su X, l’impossibilità di replicare pubblicamente ha lasciato spazio a un dibattito diffuso altrove, con molti utenti che hanno paragonato l’operazione a una grottesca "guida da influencer" più che a una direttiva di protezione civile. Se da un lato Bruxelles insiste sulla necessità di rafforzare la resilienza individuale – specie in scenari di blackout, cyberattacchi o conflitti – dall’altro, la forma scelta per trasmetterlo ha reso evanescente il confine tra informazione utile e intrattenimento mal concepito.




