Il video della commissaria Ue con il kit di sopravvivenza solleva polemiche
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Redazione Esteri
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Hadja Lahbib, commissaria europea per la parità e la gestione delle crisi, ha scelso un tono informale – forse troppo – per promuovere una delle ultime direttive di Bruxelles. Nel video "What’s in my bag? Survival edition", la politica belga sfila con disinvoltura gli oggetti che compongono il suo presunto kit di emergenza: acqua, fiammiferi, power bank e barrette energetiche. Un contenuto pensato per i social, che però ha suscitato più perplessità che consensi.
L’iniziativa rientra nella strategia Ue per la "preparazione alle emergenze", che invita i cittadini dei 27 Stati membri a dotarsi di una borsa con il necessario per sopravvivere 72 ore in caso di conflitti, disastri naturali o attacchi informatici. Un progetto serio, presentato però con un linguaggio che rischia di banalizzarne la portata. La scelta di affidarsi a uno stile leggero, quasi da influencer, appare quanto meno discutibile, considerando la gravità degli scenari evocati.
Hadja Lahbib, 54 anni, ex giornalista e ministra degli Esteri belga prima di approdare a Bruxelles, non è nuova alle polemiche. Già nel 2021, durante un reportage in Crimea con visto russo, aveva attirato critiche. Oggi, il suo passato mediatico sembra riflettersi in una comunicazione istituzionale che strizza l’occhio al pubblico giovane, ma finisce per apparire fuori luogo.
La bozza della strategia Ue, come riportato da El País e ripreso dall’Huffington Post, punta a rafforzare la resilienza collettiva. Tuttavia, il messaggio – veicolato attraverso un format che più che informare intrattene – rischia di sminuire l’urgenza delle misure proposte. Se da un lato l’intento potrebbe essere quello di evitare allarmismi, dall’altro il risultato è un cortocircuito tra tono e contenuto.
Mentre l’Europa affronta crisi sempre più complesse, dalla sicurezza energetica alle minacce ibride, la comunicazione delle istituzioni diventa cruciale. E se un video virale può servire a sensibilizzare, è altrettanto vero che il rischio di scivolare nel cattivo gusto – o peggio, nella superficialità – è dietro l’angolo. Senza contare l’abuso retorico del termine "resilienza", ormai svuotato di significato per quanto inflazionato.




