Il video della Commissaria Ue sul kit di sopravvivenza divide: tra strategia e cattivo gusto
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Redazione Esteri
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Non passa inosservato il video diffuso dalla Commissaria europea per la parità, la preparazione e la gestione delle crisi, Hadja Lahbib, che con tono disinvolto mostra il contenuto della sua borsa nella versione "sopravvivenza". Acqua, fiammiferi, una power bank e barrette energetiche: questi gli oggetti che, secondo Bruxelles, ogni cittadino dell’Unione dovrebbe avere a portata di mano per affrontare almeno 72 ore di autonomia in caso di emergenze, che si tratti di disastri naturali, attacchi informatici o conflitti. Un messaggio che, seppur inserito nel quadro della Preparedness Union Strategy – il piano europeo per rafforzare la resilienza degli Stati membri – ha suscitato reazioni contrastanti per la modalità scelta per veicolarlo.
La clip, pubblicata su piattaforme social e costruita con un linguaggio tipico dei contenuti virali, mostra la commissaria belga mentre sorride e illustra gli oggetti con una leggerezza che a molti è parsa fuori luogo, considerando il contesto geopolitico attuale. Non è tanto il consiglio in sé a essere discutibile – del resto, raccomandazioni simili esistono da anni in diversi Paesi – quanto il tono adottato, che rischia di banalizzare una questione delicata. La strategia europea, presentata insieme alla vicepresidente Roxana Mînzatu, mira a preparare i cittadini a scenari critici, ma il format scelto solleva interrogativi sull’efficacia della comunicazione istituzionale.
Hadja Lahbib, giornalista di lungo corso prima di entrare in politica, non è nuova alle polemiche. La sua nomina a ministro degli Esteri belga nel 2022 fu accompagnata da critiche per un viaggio in Crimea con visto russo, compiuto mentre era ancora reporter. Oggi, da commissaria, si trova al centro di un nuovo dibattito, stavolta legato alla percezione delle istituzioni Ue. C’è chi vede nel video un tentativo maldestro di avvicinarsi ai più giovani, e chi invece lo considera sintomo di una retorica sempre più insistente sulla "resilienza", termine ormai abusato in documenti ufficiali e discorsi pubblici.
Quel che è certo è che il kit di sopravvivenza, di per sé, non è una novità. Già nel 2016, in seguito all’aumento delle tensioni internazionali, diversi governi avevano invitato i cittadini a dotarsi di scorte essenziali. Ma se allora il tema era trattato con serietà, oggi il rischio è che il messaggio, affidato a un video dall’estetica social, perda di peso. Senza contare che, in un’Europa dove le disuguaglianze economiche persistono, non tutti possono permettersi di assemblare con facilità una tale "borsa dell’emergenza".




