Il «vincente» e la «scusa»: l’ennesimo duello Pettinelli-D’Alessio infiamma il serale di Amici
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’ultima puntata del serale di “Amici di Maria De Filippi”, andata in onda sabato 11 aprile, ha restituito al pubblico un copione ormai consueto – quello di un confronto asciutto e spietato tra due modi opposti di intendere la musica e, forse, la vita – ma con una carica dialettica che ha pochi precedenti in questa edizione. A innescare la miccia, paradossalmente, non è stato un verdetto controverso o una eliminazione contestata, bensì un commento apparentemente innocuo: Anna Pettinelli, ascoltando Riccardo eseguire “Uomo che cade” – il brano portato al recente festival di Sanremo da Tredici Pietro – ha ammesso, quasi con riluttanza, che per la prima volta in tutto l’anno il giovane cantante le era piaciuto. Un’apertura, la sua, subito trasformata in un’occasione di scontro da Gigi D’Alessio, il quale ha colto la palla al balzo per scagliare una delle sue frecce più affilate: «Un vincente trova sempre una strada, un perdente sempre una scusa».
La sfida Riccardo-Alex, un pretesto per la guerriglia psicologica tra i professori
Il duello tecnico tra i due allievi, Riccardo e Alex, si era concluso in parità senza particolari scossoni; eppure, proprio quel giudizio sulla performance del primo – un giudizio che Pettinelli aveva formulato con una rara concessione al merito – è diventato il terreno su cui D’Alessio ha costruito il suo attacco. Il cantautore napoletano, da sempre pronto a fare da scudo al proprio allievo, ha ribaltato il senso delle parole della collega: laddove lei cercava un improbabile segnale di distensione, lui ha letto una tardiva ammissione di pregiudizio. «Una scusa», ha ripetuto con enfasi, quasi a voler suggerire che il giudizio negativo sistematico, espresso nei mesi precedenti, non fosse mai stato frutto di una valutazione oggettiva ma di una predisposizione a cercare alibi. La replica di Pettinelli, fulminea e tagliente, ha spiazzato persino il resto della giuria: «Questa frase viene dai Baci Perugina?». Un colpo basso, ironico, che ha ridotto la massima moraleggiante di D’Alessio a un luogo comune da caramella, spostando immediatamente il piano del conflitto dalla pedagogia musicale alla pura e semplice scarica verbale.
L’eliminazione di Caterina Scintille e lo sfondo giudiziario che nessuno ha citato
Nel frastuono di quella scaramuccia, quasi è passato in secondo piano il verdetto che ha chiuso la serata: l’eliminazione di Caterina Scintille, la cui uscita dal programma è avvenuta senza particolari strascichi polemici sul piano artistico, ma che ha riportato l’attenzione – almeno per chi segue gli sviluppi extratelevisivi – su un filone giudiziario mai apertamente richiamato in trasmissione. Non è un segreto, infatti, che alcuni nomi legati alle ultime edizioni del talent siano stati oggetto di verifiche da parte della procura di Roma in merito a presunte irregolarità nella gestione dei contratti dei concorrenti minorenni; indagini, quelle, che hanno coinvolto figure di staff e consulenti esterni, senza mai lambire direttamente i professori o la conduttrice. Nel caso specifico, l’allontanamento di Scintille – avvenuto al termine di una sfida con un’altra allieva – non ha suscitato particolari rilievi disciplinari, ma ha riacceso il dibattito sotterraneo su come il programma gestisca i cosiddetti “talenti fragili”, quelli che finiscono nel mirino dei professori più severi. Nessuna delle parti in causa, va detto, ha mai sporto denuncia formale per mobbing o pressioni psicologiche, e le verifiche degli inquirenti si sarebbero concentrate soprattutto su aspetti documentali legati agli orari di lavoro e alle autorizzazioni parentali.
Un clima da camera di consiglio, tra battute incrociate e assenze di tregua
Ciò che colpisce, osservando la quarta puntata del serale, è la crescente intensità con cui i duelli tra allievi vengono colonizzati dalle scaramucce tra i banchi dei professori. Pettinelli e D’Alessio, in particolare, hanno ormai trasformato ogni intervento in un’occasione per marcare il territorio: lei con una schiettezza che rasenta la provocazione sistematica, lui con una retorica da manuale dell’auto-aiuto che, nelle sue intenzioni, dovrebbe suonare come un inno alla resilienza. «Questa volta mi è piaciuto», aveva detto lei di Riccardo, quasi stupita. «Perché le altre volte no?», ha ribattuto lui, innestando un meccanismo senza via d’uscita. La risposta di Pettinelli – quella sui Baci Perugina – ha chiuso il siparietto, ma non la ferita. E intanto, in studio, gli altri giudici (tra cui la stessa De Filippi, che ha cercato invano di riportare l’ordine) assistevano a un a corpo che ha finito per oscurare le performance stesse. Nessun episodio di cronaca nera, in questa sede, è emerso dal racconto televisivo; ma chi segue le inchieste sul mondo dei talent sa bene che dietro a certi livelli di tensione verbale si celano talvolta dinamiche contrattuali complesse, clausole di riservatezza e, in alcuni casi, vere e proprie rinunce a querela firmate in fase di selezione.




